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Decorazioni di Pasqua 2027 - uova, rami e la tradizione
Le decorazioni di Pasqua ruotano attorno a tre oggetti: l'uovo, il ramo e il fiore. L'uovo è simbolo della vita in molte antiche culture, e nel cristianesimo è diventato simbolo della resurrezione di Gesù perché in un certo senso è «sgusciato» dalla tomba; i rami di palma e di ulivo si benedicono la Domenica delle Palme, in ricordo della folla che accolse Gesù a Gerusalemme, e poi si appendono alle porte e alle finestre; il giglio pasquale decora il presbiterio nel giorno di Pasqua. Il coniglio che nasconde le uova nel nido era considerato il messaggero di Ostara, la dea della primavera.
L'uovo, e perché si colora
L'uovo è uno dei simboli della Pasqua ed è anche il simbolo della vita, presente in molte antiche culture. I primi a usarlo come oggetto beneaugurante sarebbero stati i Persiani, che festeggiavano l'arrivo della primavera con lo scambio di uova di gallina, e la tradizione di decorarle fa parte del Nowruz, l'antico festival persiano per celebrare il nuovo anno. In Occidente l'usanza viene fatta risalire al dono che il capo dell'abbazia di Saint-Germain-des-Prés fece a re Luigi VII, appena rientrato a Parigi dopo la seconda Crociata: i prodotti delle sue terre, comprese uova in gran quantità.
Il cristianesimo ha ripreso il simbolo e lo ha adattato, con un'immagine molto concreta: l'uovo assomiglia a un sasso e sembra inerte, proprio come un sepolcro, ma al tempo stesso racchiude una nuova vita. In questo senso Gesù ne è «sgusciato» come dalla tomba. Da sempre le uova sono simbolo di fertilità e di nuova vita: in inverno le galline depongono meno uova, mentre in primavera tornano a farne di più.
Nel Medioevo, quando il periodo di Quaresima precedente la Pasqua è diventato d'obbligo, nelle settimane prima della festa si accumulavano grandi quantità di uova, che si conservavano facendole cuocere.
Da Fabergé al cioccolato
All'inizio si regalavano uova vere, con il guscio colorato, con il significato di rinascita e di vita che ricomincia. Nel Medioevo si diffuse l'usanza di donare uova vere decorate con disegni o dediche.
Nel XIX secolo l'orafo Carl Fabergé, nato nel 1846 e morto nel 1920, trasse da quell'usanza l'idea di realizzare delle ricche uova per gli Zar di Russia Alessandro III, 1845-1894, e Nicola II, 1868-1918: gioielli che contenevano una sorpresa. La sua fama contribuì a diffondere la tradizione del dono all'interno dell'uovo.
La moda dell'uovo di cioccolato, invece, si è affermata solo nel XX secolo, anche se potrebbe aver tratto origine dai prototipi realizzati nel Settecento dai maestri cioccolatieri torinesi.
I rami alle finestre e le palme benedette
In Germania ogni giardino è decorato con disegni di fiori e conigli, e i rami delle piante vengono addobbati con uova dipinte, dando vita ai noti Osterstrauch, gli alberi pasquali. In Svezia, nella Domenica delle Palme, i rami di pioppo bianco e betulla vengono benedetti e usati per decorare le case.
Nelle chiese cristiane, la Domenica delle Palme, vengono distribuiti ai fedeli rami di palma oppure, dove le palme non sono facilmente reperibili, rametti di ulivo o altre piante native, in ricordo della folla che accolse Gesù a Gerusalemme posandogli rami di palma sul cammino. A Barcellona è tradizione portare in chiesa le palme e i palmons, rami interi di palme, per benedirli: poi vengono appesi alle porte o alle finestre delle case per proteggerle dagli spiriti maligni.
Il giglio pasquale, simbolo della resurrezione nel cristianesimo occidentale, decora tradizionalmente l'area del presbiterio nel giorno di Pasqua e per il resto del Tempo pasquale.
Il nido del coniglio e la caccia
Un'altra usanza consiste nel mettere in un nido di Pasqua le uova colorate insieme a dolciumi. Si prepara con ovetti di torrone e coniglietti di cioccolato, e secondo la leggenda è il coniglio di Pasqua a nascondere in casa o in giardino il nido o le singole uova, la mattina di Pasqua.
L'usanza di nascondere le uova risalirebbe all'epoca in cui si celebrava ancora la festa di primavera Ostara, quando si usava regalare uova come simbolo di fertilità: quando nel cristianesimo quel rituale venne proibito, si cominciò a nascondere le uova anziché offrirle personalmente, e da allora a Pasqua si va a caccia di uova. Il coniglio, dal canto suo, è simbolo di fertilità come l'agnello e come l'uovo, ed era considerato messaggero di Ostara, la dea della primavera; nel folklore tedesco è legato all'idea della vita eterna perché nasce con gli occhi aperti, e per questo si riteneva che fosse sempre stato sveglio.
In Svezia i bambini si vestono da påskkärringar, le streghe di Pasqua, con il viso dipinto e la scopa in mano, e bussano alle porte dei vicini per ricevere dolci e cioccolato.
Gli addobbi delle feste italiane
A Firenze il carro dello Scoppio si è arricchito nel tempo di decorazioni, fregi e immagini: ci sono i due stemmi e la corona muraria della famiglia de' Pazzi, e sui quattro lati del carro gli stemmi dei quattro quartieri storici della città, San Giovanni, Santa Croce, Santo Spirito e Santa Maria Novella. Il Brindellone arriva in piazza del Duomo trainato da due coppie di buoi, e a incendiarlo è la colombina, un razzo a forma di colomba che corre su un filo issato a dodici metri da terra.
A Bova, in Calabria, la Domenica delle Palme si celebra il rito delle Pupazze: strutture a forma di donna fatte di frutta, fiori, foglie di ulivo e palme. A Bormio, in provincia di Sondrio, i Pasquali sono la benedizione di cinque agnellini, trasportati nella chiesa arcipretale ornati nel migliore dei modi da ciascuno dei cinque rioni del borgo; la preparazione comincia in pieno inverno, quando la Pasqua è ancora lontana, e in ogni rione si costituisce un gruppo di giovani guidato da un capo che sceglie un tema attinente alla Pasqua da realizzare attraverso una composizione artigianale e artistica. Qualche volta un rione ha il proprio buon pastore, rappresentato da un bimbo vestito di pelli che stringe tra le braccia un agnellino bianco. A Bagnaia, durante la rievocazione del Venerdì Santo, le facciate delle case sono addobbate con drappi e fiori, e le finestre si riempiono di spettatori.
A Tredozio, in provincia di Forlì, a ogni partecipante alla sagra viene offerto un uovo sodo col guscio colorato, che serve per la gara di battitura; il palio prevede la corsa dell'uovo, la ricerca delle uova nascoste in un enorme pagliaio e la staffetta con l'uovo nel cucchiaio, e finisce con la consegna dell'uovo d'argento alla contrada vincitrice. A Urbania, in provincia di Pesaro, il gioco si chiama Punta e cul, e le uova sode si disponevano al centro dell'aia a formare una S. La stessa sfida si ritrova in Romania, dove le uova dipinte si battono l'una contro l'altra e chi perde ha la penitenza di mangiare quelle rotte, e a Berna, dove la battaglia delle uova si tiene in pubblico sulla Kornhausplatz dal 1892. Da un paese all'altro cambiano i nomi e le regole, ma nei giochi l'oggetto è sempre quello, l'uovo: a Tredozio si nasconde in un pagliaio, a Urbania si dispone a forma di S, a Berna si rompe in piazza. Gli altri riti di Pasqua non ne hanno bisogno — a Firenze si incendia un carro, a Bormio si benedicono cinque agnellini — e la festa si riconosce lo stesso.