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«Cristo è risorto»: il saluto di Pasqua più antico e chi lo usa ancora

3 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Il saluto di Pasqua più antico è una frase in due parti: «Cristo è risorto!», e la risposta «Veramente è risorto!». Lo usavano i primi cristiani nella notte di Pasqua, e in Oriente sostituisce il buongiorno per tutto il tempo pasquale.

La frase viene da un versetto del Vangelo.

Da dove viene la formula

Il saluto pasquale si fonda su Luca 24,34, il passo in cui i discepoli riferiscono la risurrezione: «Il Signore è veramente risorto ed è apparso a Simone».

È un testo che le traduzioni hanno reso in modo quasi identico lungo tutta la storia della Chiesa, a partire dalla Vulgata latina, collocata intorno al 400 d.C. La formula del saluto è la sua forma abbreviata, divisa fra chi parla e chi risponde.

Il tropario di Pasqua riprende lo stesso annuncio: «Cristo è risorto dai morti, con la morte calpesta la morte».

Chi lo ha diffuso

I primi cristiani si scambiavano «Cristo è risorto!» nella notte di Pasqua, al termine della grande veglia.

All'inizio la formula fu più comune nelle liturgie orientali e bizantine che in Occidente, e una tradizione ortodossa orientale ne attribuisce la diffusione a Maria Maddalena: secondo quel racconto avrebbe pronunciato «Cristo è risorto» davanti all'imperatore Tiberio, a Roma.

Dove si dice, e quando

Il luogo liturgico del saluto è preciso: le Matine della Resurrezione, la veglia notturna che comincia il Sabato Santo.

Durante il canto dei salmi i fedeli si avvicinano a baciare la croce, e il sacerdote saluta ciascuno con «Cristo è risorto!». Ognuno risponde «Veramente è risorto!». Il saluto comincia a mezzanotte di Pascha e viene ripetuto di continuo durante la Settimana Luminosa.

La durata si conta in due modi: i cinquanta giorni del tempo pasquale, o i quaranta giorni fino all'Ascensione. Sono due modi di contare lo stesso periodo festivo, e la differenza dipende da dove si mette il termine.

Fuori dalla chiesa

La cosa che distingue questo saluto è che non resta in liturgia.

Nei Paesi dell'oriente cristiano, in quei giorni, chiunque si incontri si scambia la formula al posto del saluto comune. Papa Francesco l'ha detto in modo diretto: a Pasqua «Cristo è risorto!» prende il posto di «buongiorno» e «buon pomeriggio», ed è un uso di molti popoli, in particolare di quelli slavi.

I fedeli ortodossi lo usano anche al telefono e nelle email, e i greci se ne servono ancora oggi per gli auguri pasquali.

Come si dice nelle altre lingue

La struttura resta identica ovunque: annuncio e conferma.

Chi lo usa nella Chiesa cattolica

Il saluto è nato come consuetudine antica delle chiese ortodosse e cattoliche, ma la sua vitalità è rimasta a lungo diseguale.

Alcuni cattolici romani mantengono la stessa tradizione, soprattutto sacerdoti e religiosi. Negli ultimi tempi la formula ortodossa si è diffusa sempre più anche fra i fedeli cattolici, che l'hanno ripresa come augurio pasquale.

Nell'ortodossia il saluto è presentato come il più grande e glorioso dei festeggiamenti, legato alla Pasqua di risurrezione.

Domande frequenti

Qual è il saluto di Pasqua più antico?

«Cristo è risorto!», con la risposta «Veramente è risorto!». Lo usavano i primi cristiani al termine della veglia pasquale, e si fonda su Luca 24,34.

Chi lo usa ancora oggi?

I cristiani orientali, che lo scambiano al posto del saluto comune per tutto il tempo pasquale, anche al telefono e per email; fra i cattolici lo mantengono soprattutto sacerdoti e religiosi.

Quanto dura il periodo in cui si usa?

I cinquanta giorni del tempo pasquale, o i quaranta fino all'Ascensione; in entrambi i casi comincia a mezzanotte di Pasqua.

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