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Le tradizioni di Pasquetta nel Lazio: riti, piatti e usanze del posto
Nel Lazio il lunedì dopo Pasqua è il giorno della gita fuori porta, e a Viterbo si dice che «a Pasquetta si rompe la Scarsella». A Castrocielo, invece, la processione parte prima dell'alba e sale a fatica la montagna, per una festa che si divide con Colle San Magno.
Certi dolci si mangiano solo in questi giorni.
La processione prima dell'alba
Colle San Magno e Castrocielo, in Ciociaria, condividono una tradizione che si celebra ogni anno nel Lunedì in Albis, e che proprio a Pasquetta prende il suo carattere.
Da Castrocielo la processione parte ancor prima dell'alba e ascende faticosamente la montagna.
«A Pasquetta si rompe la Scarsella»
A Viterbo la scarsella è la più antica tipicità del periodo pasquale: si preparava con gli avanzi di pasta della pizza di Pasqua, tiene un uovo sodo al centro ed è abbellita con i semi di sesamo o con la diavolina.
Si regalava come augurio di prosperità e fecondità. E i giovani viterbesi dicevano: «A Pasquetta si rompe la Scarsella» — nella tradizione locale la frase si legava alla scappatella amorosa.
I dolci dei due giorni
Alcuni dolci si mangiavano soltanto a Pasquetta e nella domenica in albis: i Cavallucci, le Bambole e le Pucanelle.
A Palestrina i Cavallucci e Pigne sono biscotti di pasta cresciuta, grandi più o meno come una piccola torta, guarniti con i confetti colorati. Ad Amatrice ci sono i Cavallucciu e la Pucanella, pani dolci aromatizzati.
Le scampagnate, del resto, comprendevano anche la domenica in albis: famiglie e comitive si ritrovavano in aperta campagna, nel tepore della piena primavera.
Il cestino
Dalla colazione della domenica arrivano la corallina — il salame più famoso della tradizione romana, Prodotto Agroalimentare Tradizionale, con il 20-25% di lardello e il nome che viene dal budello detto corallo — e la pizza di Pasqua, chiamata anche pizza cresciuta o ricresciuta, fatta con farina, uova e pecorino o parmigiano.
Nel Lazio le Pizze e Torte di Pasqua sono numerosissime e cambiano ricetta di territorio in territorio: a Leonessa c'è la Pizza Grassa, impastata con burro, spezie e salumi locali, anch'essa fra i PAT.
Nella Tuscia, fin dai primi del Novecento, a Pasqua e a Pasquetta si mangia il lombetto di maiale, che accompagna la pizza di Pasqua, dolce o al formaggio.
L'abbacchio e i carciofi
Il piatto delle grandi occasioni è l'abbacchio, allevato allo stato brado nei pascoli aperti della regione.
Si cucina alla romana, con patate, vino bianco e rosmarino; alla cacciatora, al tegame con aceto, rosmarino, aglio e salvia; a scottadito, con le sole costolette sulla brace, con rosmarino, olio, pepe e limone — a Roiate lo scottadito è il simbolo della cucina locale. Ci sono anche le costolette panate e fritte.
Accanto arrivano la coratella, gli asparagi, la Ricotta Romana e i carciofi: a Velletri si fanno alla matticella, cotti sotto la brace dei tralci di vite. La frittata si insaporisce con il carciofo e l'asparago.
Gli altri dolci
Dalla domenica restano le uova sode decorate dai bambini, le uova di cioccolata e la colomba.
In Ciociaria si aggiungono ai piatti romani il Tortolo, fatto con l'anice, e il Tortano, fatto con il rum. Ad Anagni si preferisce la Torta Pasqualina con la ricotta e l'alchermes, e nel Reatino c'è la Palombella, la ciambella con la granella di zucchero e l'uovo sodo al centro.
A Boville Ernica, in Ciociaria, si tiene la manifestazione Pasqua con Giotto.
Domande frequenti
Che cosa succede a Castrocielo il Lunedì dell'Angelo
Parte una processione ancor prima dell'alba, che sale faticosamente la montagna: la tradizione è condivisa con Colle San Magno.
Che cos'è la scarsella viterbese
È il dolce pasquale più antico della zona, fatto con gli avanzi di pasta della pizza di Pasqua, con un uovo sodo al centro e i semi di sesamo. Si regalava come augurio di prosperità.
Quali dolci si mangiano solo a Pasquetta nel Lazio
I Cavallucci, le Bambole e le Pucanelle, che si consumavano soltanto a Pasquetta e nella domenica in albis.
Che cosa sono i carciofi alla matticella
Sono i carciofi di Velletri cotti sotto la brace dei tralci di vite.