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Festa del Maggio a Gualdo Tadino 2027 - Il pioppo di trenta metri issato con scale e corde

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
dalla sera del 30 aprile al primo maggio — quest'anno 30 aprile 2026
Dove piazza del paese, Accettura

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: icpi.cultura.gov.it, letta il 20/09/2026.

La Festa del Maggio, o Festa del Pioppo, si tiene a San Pellegrino, frazione di Gualdo Tadino, in provincia di Perugia, la notte del 30 aprile. Il paese abbatte due pioppi, li unisce in un solo tronco che può superare i trenta metri, e lo issa in piazza usando soltanto scale di legno e corde. Si celebra — così dice la tradizione locale — ininterrottamente dal 1004, ed è considerata una delle manifestazioni più antiche d'Europa.

Non si è fermata nemmeno durante la pandemia: i maggiaioli l'hanno portata avanti senza pubblico nel 2020, e via streaming nel 2021.

Il bastone fiorito

La storia che si ricorda è quella di un rifiuto. La sera del 30 aprile 1004, un pellegrino accompagnato da un giovane — proveniente dalla Provenza e diretto a Montecassino — arrivò al borgo allora chiamato Castro Contranense. Chiese ospitalità mentre stava per arrivare il temporale, e non gli aprì nessuno. I due si ripararono sotto un piccolo ponte, nei pressi di un fossato lungo la Flaminia, dove si raccolsero in preghiera e si addormentarono. Nella notte il nubifragio si trasformò in alluvione, e il pellegrino non si svegliò mai più.

Il mattino seguente, dopo un sogno rivelatore, gli abitanti andarono a cercarlo. Fra fango e detriti trovarono il suo bastone conficcato nel terreno, con la punta verde e fiorita: un bastone di legno di pioppo. Gridarono al miracolo, allestirono un funerale con tutti gli onori, e dal XII secolo il borgo cambiò nome in San Pellegrino. Da allora, ogni anno, il paese abbatte e innalza in piazza un gigantesco pioppo.

La festa trasforma un atto di rifiuto in memoria condivisa, e la memoria in identità. La leggenda del viandante respinto, della morte ingiusta e del bastone che fiorisce parla «un linguaggio universale: quello della colpa, del rimorso, della redenzione».

Una versione diversa, e i vitellini che si inginocchiano

Il racconto più antico e dettagliato, però, corregge un dettaglio non da poco. In quella versione il pellegrino l'ospitalità la trova: si presentò all'abitazione del conte Ermanno, proprietario del feudo, e vi ricevette «spontanea e generosa ospitalità». Il rifiuto arriva più tardi, alle prime case della parte alta dell'abitato, per opera di una sola persona. E il sogno rivelatore non è di tutti: è della figlia del conte, che raccontò di aver visto in sogno il pellegrino, il rifiuto, il rifugio sotto il ponte e la piena che li aveva travolti.

Nella stessa versione, accanto al bastone fu trovata la borraccia del pellegrino, dal cui collo pendeva una rosa fiorita. E c'è la scena che chiude la leggenda: posto il feretro su un carro tirato dai buoi, gli animali non vollero muoversi per quanto insistentemente incitati; attaccarono allora al carro un paio di vitellini da latte, che partirono docilmente. Arrivati a una radura chiamata Campignoli, i vitellini si fermarono e si inginocchiarono, in atteggiamento di reverente adorazione. Lì il pellegrino fu sepolto, e sopra la tomba fu eretta una chiesetta; accanto sorse poi la chiesa più grande, che racchiude tuttora, in un'urna di marmo, il corpo del Pellegrino.

Il luogo lo sa solo il capomaggio

Il rito comincia al calare della sera, al termine di una cerimonia religiosa: la Santa Messa con la benedizione dei maggiaioli. Poi si parte di corsa, ma verso dove lo sa solo il capomaggio, la guida dei maggiaioli: il pioppo è stato individuato nei giorni precedenti, e il posto resta segreto fino a quel momento.

Nel bosco si abbattono due pioppi: uno gigantesco e uno più piccolo, che rappresenterà la punta fiorita del bastone del pellegrino. Si lavora con fune, asce e forza delle braccia, e i tronchi vengono caricati su un carro agricolo chiamato «sterzetto».

La volata

I maggiaioli conducono lo sterzetto fino alle porte del paese. Lì, al suono delle campane e allo scoppio dei fuochi d'artificio, parte la corsa: spingendo con le braccia, arrivano in piazza fra due ali di folla, «tra grida entusiaste e suggestivi silenzi». L'ultimo tratto è in salita, ed è quello che le cronache indicano come il momento in cui si vede lo spirito di squadra.

In piazza i pioppi vengono adagiati a terra e, con le asce, privati di foglie, rami e corteccia. Durante la scortecciatura succede una cosa che riguarda tutti: i presenti raccolgono i rametti che cadono, considerati portafortuna dalla tradizione locale. Intanto un gruppo di maggiaioli lavora alla giuntura del pioppo grande con quello piccolo, mentre un altro scava con badili e picconi la buca in cui andrà la base.

L'alzata, nel silenzio

L'issaggio del Maggio è il momento culminante, ed è anche quello più pericoloso. Si fa nel silenzio più assoluto, in modo che si possano sentire gli ordini del capomaggio, sollevando l'albero con un preciso gioco di scale di legno e corde: nessun mezzo meccanico.

Il tronco comincia la sua lenta scalata al cielo, e «si possono sentire le corde tendersi e le scale scricchiolare sotto lo sforzo». È un'operazione che richiede abilità e coraggio e che si conclude a notte fonda, quando la punta fiorita svetta di nuovo fra le stelle di San Pellegrino. A quel punto arrivano le campane a festa e i fuochi d'artificio.

Il Maggio resta al centro della piazza per tutto il mese.

I lupi, e i pioppi che ripiantano

I protagonisti sono i maggiaioli, che in paese chiamano affettuosamente «lupi»: «giovani» di ogni età, riconoscibili dall'abito caratteristico, che portano a mano l'albero dal bosco fino al centro del paese in un corteo lento e solenne che «è già, di per sé, la festa».

C'è infine un gesto che completa il rito e che quasi nessuno vede. Nei primi giorni di aprile di ogni anno i maggiaioli piantano nuovi giovani pioppi, «nel rispetto di quella natura che da mille anni dona loro la gioia di un rito così intenso». Il paese, cioè, ripianta quello che ogni 30 aprile si porta in piazza.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Gualdo Tadino per la Festa del Maggio non è complicato. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Gualdo Tadino si trova a 2,0 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Gualdo Tadino Centro dista 3,2 chilometri, cioè 4 minuti di strada.

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