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Giostra della Quintana a Foligno 2027 - Un otto di 754 metri e anelli che scendono a 5 centimetri

10 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
28 febbraio 2026
Dove Auditorium di Santa Caterina, Foligno

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: quintana.it, letta il 19/09/2026.

La Giostra della Quintana si corre a Foligno, in provincia di Perugia, in Umbria, due volte l'anno: la Sfida la sera del secondo o terzo sabato di giugno, la Rivincita il pomeriggio della seconda o terza domenica di settembre. I 10 binomi cavallo-cavaliere dei rioni percorrono il «Campo de li Giochi» su un tracciato a forma di 8 lungo 754 metri e a ogni passaggio sotto la statua del Dio Marte tentano di sfilare un anello con la lancia, in 3 tornate. La rievocazione moderna è nata nel 1946 e rifà una giostra corsa a Foligno nel 1613; gli anelli sono di 6 centimetri nella prima tornata, 5,5 nella seconda e 5 nella terza.

Al centro del «Campo de li Giochi», lo stadio intitolato a Marcello Formica e Paolo Giusti, c'è una statua con il braccio destro disteso e il pugno serrato. Sotto il pugno, appeso a un gancio, c'è un anello. Il cavaliere deve infilarlo con la lancia mentre passa al galoppo, e deve farlo 3 volte per tornata, su un tracciato a forma di 8 lungo 754 metri delimitato da bandierine. A ogni tornata l'anello si stringe: 6 centimetri, 5,5 e 5.

Novanta punti, o si esce

Il regolamento non lascia margine. La giostra si articola in 3 tornate; a ogni tornata i 10 binomi cavallo-cavaliere percorrono il campo uno dopo l'altro, nel minor tempo possibile, evitando di abbattere le bandierine, e passano sotto la statua per 3 volte. A ogni passaggio tentano di sfilare l'anello con la lancia, e 2 giurati ne rimettono uno nuovo appena il cavaliere è passato. Tagliato il traguardo, il cavaliere deve mostrare alla giuria i 3 anelli sfilati.

Ogni anello sfilato e presentato ai giurati vale 30 punti, mentre ogni bandierina abbattuta comporta una penalità di 10 punti: il massimo punteggio ottenibile in una singola tornata è di 90 punti. Ogni cavaliere che non abbia totalizzato 90 punti viene automaticamente escluso dalla tornata successiva. Al termine delle 3 tornate si sommano tempi e punteggi di tutti i cavalieri: vince chi ha il punteggio più alto nel tempo complessivo più basso, e il suo rione riceve il palio.

Gli anelli calano di misura a ogni tornata, e quelli di oggi sono più stretti di un tempo: dopo decenni il Comitato Centrale deliberò un nuovo diametro, mandando «in pensione» il «cerchione» da dieci centimetri e fissando 8 centimetri per la prima tornata, 6 per la seconda e 5 per la terza.

Dieci rioni, e ognuno il suo cavaliere

I 10 binomi corrono in rappresentanza dei rioni in cui è divisa Foligno: Ammanniti, Badia, Cassero, Contrastanga, Croce Bianca, Giotti, Mora, Morlupo, Pugilli, Spada. La denominazione ricalca quella di una parte dei diciassette rioni in cui la città fu suddivisa tra il XIII e il XVIII secolo, mentre le insegne sono tratte da fonti iconografiche elaborate nella tarda età moderna. Ogni rione è amministrato da un Consiglio rionale di 15 membri, eletto dall'assemblea dei contradaioli, che elegge fra i propri componenti il Priore.

I nomi vengono da lontano. Ammanniti vuol dire agguerriti, e traeva il suo nome dagli abitanti stessi: «sempre ammanniti, et all'ordine unitamente a combattere». Badia nasce da un'antica abbazia benedettina che sorgeva dove oggi si erge la chiesa di San Salvatore. Contrastanga prende nome dalla porta che confinava con un laghetto. Croce Bianca da un altare sormontato da una croce mauriziana davanti alla chiesa del Suffragio. Giotti risalirebbe, secondo lo storico Jacobilli, a un insediamento militare dei Goti. Mora, per tradizione orale priva di riferimenti storici, da un albero di gelso piantato nella piazza principale. Pugilli viene da un'antica misura di superficie agraria, assegnata a profughi di Todi venuti a insediarsi in quella zona. Spada deriverebbe dagli Spatarij. Cassero, nel Medioevo, non era neppure un rione: solo una contrada del rione Campo. Morlupo era un fazzoletto di terra dentro il Contrastanga, ed è stato annoverato fra i rioni solo nel XIX secolo.

In gara nessun cavaliere corre col proprio nome. Ognuno assume un «nome finto» che lo identifica, sempre lo stesso per il suo rione: il Gagliardo per gli Ammanniti, l'Ardito per Badia, il Pertinace per il Cassero, il Furente per Contrastanga, il Fedele per Croce Bianca, l'Animoso per i Giotti, il Generoso per La Mora, il Baldo per Morlupo, il Moro per Pugilli, l'Audace per Spada.

Il dubbio del 10 febbraio 1613

Quello che si rievoca è una giostra precisa, corsa il 10 febbraio 1613 in occasione del Carnevale. Serviva a risolvere un dubbio: «quale cosa sia di maggior contento a cavalier d'honore: mantenere la grazia del principe o il continuato favore di bellissima et gentilissima dama». Per scioglierlo si dovette ricorrere alle armi gentili, e 5 rampolli di altrettante famiglie nobili si sfidarono in Piazza Grande.

Ognuno aveva il suo appellativo: Pietro Marcelli correva come Cavalier Turco, Gio. Antonio Beccafumi come Moro, Cesare Barnabo come Confidente, Pier Agostino Unti come Saggio, Bartolomeo Gregori come Fidele. Vinse il cavalier Fidele. Organizzatore fu il cancelliere Ettore Thesorieri, che redasse lo «Stimolo Generoso di Virtute», il documento con cui regolamentava la sfida fra i cavalieri iscritti; il testo, trascritto dall'antico documento, fu edito nel 1906 dall'erudito folignate monsignor Michele Faloci Pulignani.

Dalla Via Quintana dei legionari al 1946

Il nome viene dalle esercitazioni equestri che i legionari romani facevano lungo la «Via Quintana» dei loro accampamenti, la zona dove stavano la cantina e il mercato: quintanus. La tradizione delle giostre nel folignate risale al dodicesimo secolo — i documenti riportano una corsa in onore di Federico Barbarossa nel 1158 e una tenuta nel 1240 per il passaggio di Federico II, che a Foligno organizzò un convegno dei suoi seguaci. Il torneo si corse piuttosto regolarmente dal 1153 al 1738, nel giorno della festa del Patrono, e la prima testimonianza di una Quintana in cui si dovesse infilzare un anello risale al 1448: si correva in piazza Grande, con l'anello posto davanti alle scale del Palazzo dei Priori.

La statua è la Quintana vera e propria: una statua in noce del XVI secolo, raffigurante un guerriero, che originariamente serviva da bersaglio. Oggi il Dio Marte ha lasciato il Campo de li Giochi ed è entrato nel museo della città; si gareggia con una copia in vetroresina. Un restauro ha scoperto che sotto la sua scorza nera si nascondevano i colori, e ha restituito l'originale del 1613.

La ripresa moderna comincia da un articolo di giornale. Nel 1935 la cronaca locale della «Fiamma» uscì con un titolo — «Ripristiniamo la Giostra dell'Inquintana» — che proponeva di riprendere la competizione equestre come mezzo per richiamare forestieri e rendere più caratteristico il settembre folignate. La prima giostra moderna si disputò il 15 settembre 1946. Il regolamento aveva 7 articoli, il tempo massimo per completare il percorso era di tre minuti e la pista non era ancora un otto: almeno fino al 1949 niente diagonali, un semplice circuito a forma di zero, una specie di «Indianapolis» equestre, con la statua sistemata sulla dirittura davanti alla tribuna centrale. La sera prima, a Palazzo Trinci, fu letto il Bando scritto dall'avvocato Giuseppe Mancini, che invitava alla concordia per lenire le ferite lasciate dalla guerra; il bando al pubblico fu letto dal Maestro di Campo la sera del 14 settembre 1946, in Piazza Grande. Il primo capitano del popolo fu lo stesso Marcello Formica a cui è intitolato il campo di gara. Un nuovo regolamento tecnico portò poi gli articoli da 7 a 17 e fissò in 2 minuti e 20 secondi il tempo massimo per completare la tornata.

Da allora le due giostre si sono strutturate come sono adesso: la sfida la sera del secondo o terzo sabato di giugno, la rivincita nel pomeriggio della seconda o terza domenica di settembre. Dal 1946 i 10 rioni si sfidano, e dal 1979 si contendono il palio due volte l'anno. L'Ente Autonomo Giostra della Quintana è associazione riconosciuta ente morale con decreto del Prefetto di Perugia del 26 maggio 1952, e i suoi soci sono i rioni stessi.

La sera prima: ottocento in abito barocco

Le due giostre sono l'atto finale di una mobilitazione cittadina che dura tutto l'anno, e la sera che precede la gara il centro storico si riempie del Corteo delle Rappresentanze Rionali. Sfilano 800 personaggi in sontuosi abiti barocchi. I costumi richiamano un arco cronologico compreso fra il 1580 e il 1620, con fogge ispirate alla moda spagnola come attestano diverse fonti iconografiche umbre, mentre l'ambientazione della giostra è la Foligno del 1620/1640; sono realizzati in tessuti pregiati come seta e velluto, curati nei minimi dettagli filologici e rispettosi delle mode sfarzose tipiche del Seicento folignate, confezionati nelle sartorie rionali, e restano di proprietà del rione che li porta in corteo. Per la donna le linee fondamentali sono il corpetto aderente, una modesta scollatura, la gonna a cono o più morbida all'italiana; il costume maschile è completato da cappe, mantelli, zimarre e roboni.

Ogni rappresentanza rionale sfila in un ordine fisso: il porta-targhe che mostra lo stemma insieme all'alfiere; il Gruppo Politico, cioè il Priore con i suoi consiglieri; il Gruppo Nobiliare, con gentiluomini, dame e la Dama di Giostra; il Gruppo Equestre, con il cavaliere che il giorno dopo parteciperà alla giostra, il padrino, il porta-lancia, il porta-nome e il seguito di paggi. Ad accompagnare ciascuna rappresentanza ci sono sbandieratori, trombettieri e tamburini. Le vie del centro, addobbate e illuminate dalle fiaccole, fanno da scenografia.

Il corteo termina in Piazza della Repubblica, e lì comincia il cerimoniale. Entrano la rappresentanza dell'Ente con il Presidente e le Magistrature, l'Araldo, il Valletto con il Cero, i Gonfaloni, il Palio; sul palco principale salgono il Priore, la Prima Dama e l'Alfiere, mentre quattro tamburini per ogni rione restano in piazza. Quando l'Araldo annuncia il nome del guerriero simbolo della Quintana, viene scoperta la Statua dell'Inquintana fra effetti pirotecnici e rulli di tamburo. Poi entrano i cavalieri con il Maestro di Campo, e si va all'arruolamento, al lancio delle sfide e alla benedizione impartita dal vescovo.

A chiudere è la lettura del Bando, il passaggio più identitario della manifestazione, quello che annuncia ufficialmente la Giostra: «Madonne e Messeri che in Foligno vivete o dentro le mura o fuori per le campagne amene, udite!». Il testo cambia di una riga fra le due edizioni: a settembre i cavalieri sono attesi al Campo de li Giochi «nel corruscar del vespro settembrino», a giugno «nel corruscar dell'aere vespertino». Il giorno dopo, prima della gara, il corteo torna a muoversi con un itinerario ridotto, partendo dal Parco dei Canapè per fare il suo ingresso al Campo de li Giochi.

Le taverne, la fiera dei soprastanti e il palio dei somari

Attorno alla giostra ci sono le due settimane che la precedono. Nei 14 giorni antecedenti aprono le 10 taverne rionali, che servono menù basati sulla cucina folignate e sui piatti tipici della gastronomia secentesca, fino al sabato precedente la gara. La Fiera dei Soprastanti ripropone un antico mercato che si svolgeva in città fino al 1816, quando Foligno era sotto il controllo dello stato pontificio e la sua importanza commerciale era elevata.

Il Palio di San Rocco è la versione goliardica della giostra: i popolani dei vari rioni gareggiano in sella agli asini, e ogni rione presenta al via 3 popolani e un somarello. Il Gareggiare dei Convivi è invece una sfida a tavola: 5 rioni a giugno e 5 a settembre allestiscono banchetti in un palazzo nobile e si misurano sull'arte culinaria, enologica e conviviale.

Il Comune di Foligno la definisce, senza tema di smentita, la gara più avvincente e difficile che si svolga in Italia, e per questo l'ha chiamata l'Olimpiade dei Giochi di Antico Regime.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Foligno per la Giostra della Quintana non è complicato. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Foligno a un passo dal centro, 1,5 chilometri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Foligno centro - Macerata, e da lì restano 3,0 chilometri e 4 minuti.

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