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Festa del Vì de Visciola a San Paolo di Jesi 2026 - Il vino distribuito da un carro e la Cavata delle Zitelle

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
dal 16 al 18 ottobre 2026
Dove San Paolo di Jesi (AN), San Paolo di Jesi

Fonte: festadelvidevisciola.it, letta il 19/09/2026.

La Festa del Vì de Visciola si tiene a San Paolo di Jesi, in provincia di Ancona, sulle colline del Verdicchio, il terzo weekend di ottobre. L'ingresso è sempre gratis, così come il vino, che viene distribuito da un carro a intervalli regolari: il Vì de Visciola non si serve al banco, si porta in giro.

Il paese è piccolo: la Pro Loco che organizza tutto si avvale della collaborazione di 100 volontari su una popolazione di appena 800 abitanti.

Che cos'è il vino di visciole

«Il Vino di visciole è una dolce bevanda alcolica (14°) a base di visciole, una varietà di ciliegie acide, simili alle amarene, ma più dolci e di colore più scuro, che crescono spontaneamente sui terreni scoscesi e collinari.»

Va detto con precisione: si tratta di vino aromatizzato con visciole, perché la ricetta prevede l'unione del frutto al mosto di uva a bacca rossa — Montepulciano o Sangiovese — oppure a bacca bianca come il Verdicchio. La pianta è selvatica, e cresce in alcune zone delle Marche come l'entroterra della provincia di Pesaro e Urbino e la Vallesina; l'origine dell'albero è antichissima e, come tutte le varietà di ciliegie, affonda le sue radici in Oriente.

Le lavorazioni sono due. Le visciole si raccolgono a luglio, quando i frutti hanno raggiunto la corretta tonalità di rosso. Nella prima lavorazione si prepara un composto di visciole appena raccolte e zucchero, lasciato riposare fino alla vendemmia, quando viene unito al mosto: si fa fermentare fino alla primavera successiva, e allora il vino, filtrato dal frutto, è pronto per l'imbottigliamento. Nella seconda le visciole si fanno macerare nel vino subito dopo la raccolta, sempre con l'aggiunta di zucchero — e servono circa tre mesi di affinamento.

È un nettare dall'aroma antico e suadente, un vino da dessert o da meditazione per eccellenza, oggi come un tempo sulle tavole delle famiglie. Come si beve lo dicono i marchigiani: da solo a fine pasto, o con la pasticceria secca — e «la morte sua» sono i tipici cantucci. Al naso, dice Serenella Randelli, sommelier e referente Marche de Le donne del vino, ricorda il ciambellone della nonna.

Il vino che per decenni fu proibito

Solo dal 1993 è stata legalizzata la produzione del vino di visciole.

«Prima di quella data era abusivo in quanto veniva considerato una adulterazione del vino e quindi i fiaschetti venivano spesso nascosti sotto le balle di fieno e consumati principalmente durante le feste in famiglia», sottolinea Zannotti. Il periodo di Natale era, ed è, il momento giusto per il primo sorso dell'annata.

La storia lunga, però, è ben più antica. Ne scrive Plinio il Vecchio nella «Naturalis Historia», raccontando come il ciliegio fu portato in Italia dal generale Lucinio Lucullo dopo la vittoria su Mitridate: prima di quel momento, indicativamente tra il 68 e il 71 a.C., la ciliegia e le specie da essa discendenti erano sconosciute nel territorio italiano. I Romani le degustavano unite al miele, e al Medioevo risale la preparazione di sciroppi e sieri. I produttori storici per eccellenza, poi, furono i monaci.

Oggi il vino di visciole è nell'elenco delle tipicità marchigiane, e negli stand della festa si distribuiscono solo bottiglie prodotte secondo le rigide regole stabilite dal disciplinare della Regione. Nel sabato e nella domenica si fanno anche tour gratuiti nelle principali aziende vinicole del paese.

La Cavata delle Zitelle, dal 1702

Da qualche anno la festa è abbinata a un altro evento, anch'esso unico, in programma la domenica: non c'entra col vino, e viene da un testamento. La Cavata delle Zitelle è il rituale sorteggio, che si ripete ogni anno dal 1702, di due ragazze del paese che riceveranno una simbolica dote.

L'ha prescritto, agli inizi del Settecento, il reverendo di San Paolo di Jesi Don Antonio Agabiti: assegnare una dote in denaro a due giovani ancora nubili. Il rito coinvolge tutte le ragazze del paese fra i diciotto e i ventotto anni, ne estrae due, e assegna loro una somma di 516 euro, che arriva nove mesi dopo il matrimonio. Chi partecipa indossa un abito tradizionale, e accanto al sorteggio si corre la gara di pigiatura.

Non è una semplice rievocazione degli antichi usi contadini: è un rituale che si ripete per tenere fede a un testamento da 300 anni.

Le locande, e chi cucina

La festa è nata nel 2010 su iniziativa della Pro Loco.

Nei tre giorni aprono gli stand gastronomici — e la domenica le locande servono anche a pranzo. Il menù è quello di casa: coniglio in porchetta, cresce di polenta, arista di maiale alla visciola, penne alle noci, stinco di maiale, panna cotta alla visciola, biscotti con visciola, e in ogni locanda il vino di visciola e il verdicchio. Il rosso liquore alle visciole è protagonista anche a tavola, per «sfiziose ricette preparate dai nostri cuochi che difficilmente potrete assaggiare al di fuori dei nostri stand». A cucinare sono le donne del paese.

Intorno ci sono degustazioni guidate nelle cantine, lezioni con esperti enologi, laboratori sulla lavorazione del vino, visite alle vigne storiche, incontri con i produttori, musica dal vivo, spettacoli e mercatini artistici e artigianali per tutto il paese.

Gli organizzatori la riassumono così: «c'è una tradizione che non muore mai: si beve, anzi si tracanna».

Come arrivare alla festa

Arrivare a San Paolo di Jesi per la Festa del Vì de Visciola chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Montecarotto-Castelbellino, a 8,0 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Monteroberto - Cupramontana, e il tragitto è di 5,3 chilometri per 5 minuti di guida.

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