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I quadri di conchiglie dei marinai: chi li faceva davvero
I sailors' valentines sono mosaici di conchiglie chiusi in scatole di legno e vetro, che i marinai portavano a casa alle mogli. Per un secolo si è creduto che li facessero loro durante le bonacce: non è vero. Li facevano donne delle Barbados.
Erano souvenir, comprati in porto.
Che cosa sono
Sono mosaici compatti composti con centinaia di conchiglie minuscole, incollate su ovatta e chiuse dentro una cornice-scatola di legno e vetro, ottagonale o esagonale.
Le misure sono costanti: di rado superano i 18 pollici di larghezza — circa 45 centimetri — e sono profondi meno di due pollici. Si trovano a pannello singolo oppure a coppie incernierate, che si aprono come un libro.
I motivi sono quelli che ci si aspetta da un regalo di ritorno: cuori, fiori, ancore, rose dei venti. Nei pezzi migliori compaiono frasi composte con conchiglie ancora più piccole — «Home Again», «Forget Me Not» — e a volte nomi, iniziali o una fotografia.
Chi li faceva davvero
La leggenda del marinaio che li componeva in mare, durante le lunghe bonacce, è stata smentita dalle ricerche storiche.
La produzione era una cottage industry delle Barbados, e a farla erano donne nere e mulatte dell'isola, che usavano conchiglie raccolte lì. Un'ipotesi recente attribuisce l'organizzazione del lavoro a Benjamin Hinds Belgrave, che avrebbe messo insieme le artigiane in una filiera.
La divisione dei compiti era netta: uomini e donne raccoglievano le conchiglie, gli uomini costruivano le casse — di cedro spagnolo — e le donne componevano il mosaico.
Una testimonianza più antica lo conferma: già Griffith Hughes descriveva donne di Barbados che realizzavano disegni con le conchiglie.
Perché proprio le Barbados
Perché l'isola era uno scalo sulla rotta delle navi statunitensi.
Fra il 1830 e il 1890 — gli anni in cui questi oggetti si producono — baleniere e mercantili facevano tappa lì, e i marinai compravano souvenir da portare a casa a mogli, madri, sorelle. Alcuni esemplari sono databili fra il 1850 e il 1860; uno, raccolto a Sant'Elena nel 1870, appartenne al collezionista Henry M. Hall di Mattapoisett.
La prova materiale della provenienza sta sul retro di certi pezzi: ritagli di giornale locale usati come supporto.
Per le donne dell'isola quel lavoro significava una cosa precisa: reddito proprio sotto il dominio coloniale britannico.
Che cosa c'entra San Valentino
Poco, a dire il vero: il nome è posteriore.
Gli storici hanno escluso un legame specifico con la festa del 14 febbraio. Questi mosaici erano doni d'amore, di nostalgia e di amicizia — quello che un uomo imbarcato per mesi porta a casa — e il termine valentine è arrivato a descriverli per il loro contenuto sentimentale, non per la data.
Chi li fa adesso
La tecnica non si è persa: è stata ripresa più volte nel Novecento.
Negli anni Venti furono donne americane a riprendere la shellwork come forma d'arte: Evelyn Way Kendall ne realizzò molti a partire dal 1926. Fra il 1977 e il 1982 Ralph e Martha Cahoon e Bernie Woodman ne crearono a dozzine — Woodman, autodidatta, costruiva anche le proprie scatole e univa il mosaico alla pittura nautica.
La produzione contemporanea continua con Sandi Blanda, e con un rovesciamento: Duke Riley compone valentines fuori misura usando la plastica raccolta sulle spiagge della costa atlantica.
Gli originali dell'Ottocento, intanto, sono diventati rari e molto ricercati dai collezionisti.
Domande frequenti
Chi faceva i sailors' valentines?
Donne delle Barbados, fra il 1830 e il 1890, per il mercato dei souvenir: gli uomini costruivano le casse di cedro, le donne componevano il mosaico di conchiglie.
I marinai non li facevano davvero?
No: la storia del marinaio che li compone durante la bonaccia è stata smentita. I marinai li compravano in porto e li portavano a casa.
Che cosa c'è scritto sopra?
Frasi composte con conchiglie minuscole, come «Home Again» o «Forget Me Not», a volte nomi o iniziali, insieme a cuori, fiori, ancore e rose dei venti.