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Le frasi dei biglietti di San Valentino: da dove vengono quelle che usiamo
«From your Valentine», «Be my Valentine», «Le rose sono rosse»: le frasi che si scrivono sui biglietti del 14 febbraio hanno tutte una data d'origine. Alcune vengono da una leggenda sul santo, altre da libretti che nell'Ottocento si compravano apposta per copiarle.
Prima del Quattrocento non si scrivevano affatto.
Prima erano cantate
Le frasi d'auguri di San Valentino nascono nel Medioevo, ma in forma orale: gli innamorati recitavano o cantavano versi romantici, e prima del 1400 gli auguri erano soprattutto parlati.
Il legame fra il santo e l'amore ha una data precisa: il 1382, quando Geoffrey Chaucer nel Parliament of Fowls collega per la prima volta San Valentino al romanticismo, con l'idea che a febbraio gli uccelli scelgano il compagno.
Nell'Inghilterra medievale i giovani sceglievano la propria Valentine tirando a sorte: la ragazza veniva estratta a caso, e da quell'estrazione nasceva la formula.
Le prime frasi scritte
Dopo il 1400 gli auguri cominciano a essere messi per iscritto, e i biglietti prendono avvio in Francia.
Il più antico esemplare sopravvissuto è del 1415: il testo che Charles d'Orléans scrisse alla moglie dalla prigionia nella Torre di Londra, dove compare l'appellativo affettuoso «Valentinée». La più antica lettera in inglese è del 1477 e la scrisse Margery Brews a John Paston, chiamandolo «my right well beloved Valentine». È la prima comparsa scritta della formula che poi diventerà «Be my Valentine».
Nel 1600 il lessico era entrato nella lingua comune: in Hamlet Shakespeare fa dire a Ofelia «To-morrow is Saint Valentine's day».
Da dove viene «From your Valentine»
La formula più citata di tutte ha un'origine leggendaria, non documentaria.
Secondo il racconto, From your Valentine sarebbe la firma della lettera che il santo scrisse prima dell'esecuzione. È una leggenda, e come tale va presa: nessuna fonte la documenta come testo storico.
I libretti da cui si copiava
Nel Seicento amici e innamorati si scambiavano doni e biglietti il 14 febbraio, e in Inghilterra i biglietti erano manoscritti, decorati con fiori, nodi d'amore e poesie, lasciati sotto la porta o appesi al battente.
Nel Settecento i messaggi diventarono note scritte con versi o detti religiosi. E qui entra in scena l'oggetto che spiega perché tante frasi si somigliano: i valentine writers, libretti di versi e messaggi pronti da copiare, importati in America dall'Inghilterra a partire dal 1723. I versi si ricopiavano su carta bordata d'oro o su fogli decorativi.
Fra i modelli più antichi c'erano gli acrostici, in cui le prime lettere dei versi formavano il nome dell'amato.
Il verso più longevo esce da quella tradizione: «The rose is red, the violet's blue», che nella versione moderna prosegue con «The honey's sweet, and so are you».
Il primo biglietto stampato
I primi biglietti stampati nascono in Gran Bretagna, e il più antico esemplare sopravvissuto è del 1797: si trova al York Castle Museum.
Ha Cupido, fiori, e una quartina d'auguri stampata lungo il bordo che si chiude con «Tis but to be your Valentine».
Perché diventarono di massa
Il passaggio dalla scrittura a mano alla produzione industriale dipende da due cose: le macchine e la posta.
Con la Rivoluzione industriale i biglietti divennero facili da produrre in serie, e nei primi anni 1820 a Londra ne circolavano già circa 200.000. Poi, negli anni 1840, il servizio postale britannico introdusse la tariffa di un penny: spedire costava poco e gli invii si moltiplicarono.
Da metà Ottocento i biglietti cominciarono a essere scambiati regolarmente, e in epoca vittoriana le carte d'auguri di San Valentino furono commercializzate apposta, sempre più decorate con pizzi e nastri. All'inizio del Novecento arrivarono i biglietti per bambini; oggi le e-card sono le più diffuse.
Le forme che si sono perse
Prima della stampa industriale il biglietto era anche un lavoro manuale, con tecniche che hanno nomi propri.
- Le pinprick valentines, ottenute forando la carta con spilli o aghi.
- Le rebus valentines, che sostituivano le parole con piccole immagini.
- Le Puzzle Purse valentines, biglietti piegati a rompicapo da rileggere e ripiegare.
- Le Fraktur valentines, con lettering ornamentale in stile manoscritto medievale.
- Le valentines ritagliate a merletto.
Una radice religiosa
I precursori del biglietto moderno avevano un'origine devozionale.
Nel XVI secolo, nei conventi delle aree francofone e germanofone, le suore creavano immagini devozionali vendute per beneficenza. Da quelle immagini derivano i biglietti d'auguri, e i cuori dei santi si sono trasformati nei cuori laici degli innamorati.
Domande frequenti
Da dove viene la frase «From your Valentine»?
Da una leggenda sul santo, secondo cui avrebbe firmato così la lettera scritta prima dell'esecuzione. Non è un testo documentato.
Perché tante frasi si somigliano?
Perché venivano copiate dai valentine writers, libretti di versi pronti importati dall'Inghilterra in America dal 1723 e ricopiati a mano sui biglietti.
Qual è il più antico biglietto stampato?
Uno del 1797, conservato al York Castle Museum, con Cupido, fiori e una quartina che finisce con «Tis but to be your Valentine».