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Vivere la festa

L'inverno delle feste: dai falò di gennaio al Carnevale

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

L'inverno italiano delle feste è fatto di fuochi. Dai falò dell'Epifania nel Nord-Est ai fuochi di Sant'Antonio Abate del 17 gennaio, dalle Alpi alla Sardegna si brucia per scacciare il male, propiziare i raccolti e leggere nel fumo che annata sarà.

Poi arriva il Carnevale.

I falò dell'Epifania

Nell'Italia nord-orientale e nell'Emilia occidentale i falò di inizio anno si accendono la sera del 5 o del 6 gennaio, come rito propiziatorio per i raccolti delle campagne.

In Friuli Venezia Giulia si chiamano pignarûi o foghere: si bruciano feticci e si traggono previsioni per l'anno dal fumo e dalle faville. In Veneto il rogo si accende la sera del 5 e comprende un fantoccio vestito di abiti vecchi con il fazzoletto in testa; la tradizione è detta anche panevin, e altrove Pirola Parola.

Fra Tagliamento e Piave gli stessi falò hanno decine di nomi locali, e la costruzione, la struttura e l'accensione del rogo seguono riti precisi. Attorno a Noale la cerimonia coinvolge oltre cento persone in costume storico.

Nelle Dolomiti l'Epifania si celebra la sera del 5 gennaio con falò accesi nelle piazze dei villaggi e sulle cime: si chiamano pavarui in Conca Agordina, pagaruoi in Val Pettorina.

A Venezia, il 6 gennaio alle 11, si corre invece la Regata delle Befane.

Che cosa si leggeva nel fuoco

Questi roghi non erano spettacoli: servivano a prevedere il tempo e l'andamento dell'annata agraria.

Il fumo indicava se il nuovo anno sarebbe stato buono o cattivo, e la comunità portava a casa i tizzoni come buon augurio — un'usanza documentata ancora nel Novecento. Attorno al fuoco si beve vin brulé e si assaggiano i dolci tipici.

Sulla sommità della catasta si mette spesso un fantoccio: la Befana, la Vecchia o, in Brianza e nel Varesotto, la Giubiana, che si brucia l'ultimo giovedì di gennaio. Nel cremonese e nel lodigiano la Vecchia arde nei giorni della merla.

I fuochi di Sant'Antonio Abate

Il 17 gennaio è la festa di Sant'Antonio Abate, e in molte tradizioni segna l'inizio del Carnevale: i falò si accendono da Nord a Sud, isole comprese.

La Sardegna, e il Carnevale che comincia

In Sardegna i fuochi di Sant'Antonio segnano la fine dell'inverno e l'inizio del Carnevale sardo, e si accendono nella notte fra il 16 e il 17 gennaio.

Il rito è strutturato. Nelle settimane precedenti gli uomini raccolgono la legna, le donne preparano i dolci tipici — su popassinu biancu e nigheddu, su coccone 'in mele, sas caschettas.

Il parroco benedice la comunità prima di recarsi verso i focolari dei rioni; attorno al falò benedetto si compiono tre giri in senso orario e tre in senso antiorario, e ci si scambia vino e cibo. Le celebrazioni si chiudono di solito il 18 gennaio, Sant'Antoneddu.

È in questa cornice che escono le maschere: a Mamoiada si assiste alla vestizione e alla prima uscita pubblica dei mamuthones e degli issohadores; in Barbagia compaiono anche Boes, Merdules, Urthos e Buttudos. Invocano protezione per agricoltori, ammalati e animali, e fertilità e rinascita per la terra.

I fuochi che arrivano fino a Quaresima

In alcune tradizioni i falò non si esauriscono a gennaio: si accendono la prima domenica di Quaresima, sempre per i raccolti.

Il cumulo era formato dai residui delle potature e delle pulizie dei campi, con la veja — un fantoccio vestito di stracci — in cima. Fino agli anni Quaranta ogni borgata difendeva la propria catasta fino al giorno del rogo; la tradizione è stata ripresa a metà degli anni Sessanta, anticipando la festa al primo sabato di Quaresima.

Domande frequenti

Perché in inverno si accendono tanti falò?

Per scacciare il male e propiziare la fertilità della terra, e per trarre presagi: dal fumo e dalle faville si prevedeva l'annata agraria.

Quando comincia il Carnevale?

In molte tradizioni il 17 gennaio, festa di Sant'Antonio Abate, con i falò accesi da Nord a Sud.

Che cosa si brucia in cima al falò?

Un fantoccio: la Befana, la Vecchia, la Giubiana in Brianza e nel Varesotto, la veja nei roghi di Quaresima.

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