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Quando il primo maggio fu abolito e spostato al 21 aprile: la parentesi fascista
Con un decreto del 19 aprile 1923 il governo Mussolini abolì il Primo Maggio e trasferì la festa del lavoro al 21 aprile, Natale di Roma. Il provvedimento entrò in vigore lo stesso giorno, e vietò perfino di tenere il 1º maggio come vacanza.
Mussolini l'aveva annunciato due anni prima, a Bologna.
L'annuncio
L'intenzione era dichiarata da tempo, e ben prima della marcia su Roma. Nel 1921, in un discorso a Bologna, Mussolini disse che si sarebbe festeggiato solo il 21 aprile.
L'anno dopo la proposta era già in circolazione: nel 1922 il 21 aprile fu indicato come giornata del fascismo, e un articolo del Popolo d'Italia la collegava alla rinascita fascista, sostenendo che fosse stata accolta con entusiasmo.
Il decreto
L'atto è il Regio Decreto-Legge 19 aprile 1923, n. 833, proposto da Mussolini e approvato dal Consiglio dei ministri, emanato a Roma il 19 aprile e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 20.
Che cosa stabiliva:
- destinava il 21 aprile alla celebrazione del lavoro e lo rendeva giorno festivo — per la prima volta;
- sopprimeva di fatto la festa del 1º maggio, vietando di mantenerla come giorno di vacanza;
- trasferiva al 21 aprile tutte le pattuizioni fra industriali e operai che riguardavano la vacanza del 1º maggio;
- escludeva gli uffici giudiziari dalla nuova festività;
- entrava in vigore subito, con l'impegno a presentarlo al Parlamento per la conversione.
La conversione arrivò due anni dopo: la cancellazione del Primo Maggio divenne legge del Regno con la Legge 17 aprile 1925, n. 473.
Perché il 21 aprile
La data non fu scelta a caso: il 21 aprile è il giorno mitico della fondazione di Roma, il Natale di Roma, e il fascismo lo celebrava come propria festa. Accorpandovi il lavoro, il regime legava la festa alla storia e alla fondazione di Roma invece che alle lotte operaie.
Il Primo Maggio era giudicato troppo sovversivo e troppo collettivo. Al suo posto si voleva una festa del lavoro italiana, autarchica e individualista: un testo fascista del 1934 spiega che il 21 aprile era consacrato al lavoro, precisando che si trattava del lavoro italiano.
Celebrarlo divenne opposizione
Dopo il decreto seguirono episodi di intimidazione contro lavoratori e organizzazioni, e durante il ventennio la ricorrenza fu cancellata come festa dei lavoratori: festeggiare il 1º maggio diventò un gesto di opposizione al regime, punito duramente.
Il 1º maggio 1923, a pochi giorni dal decreto, Giacomo Matteotti affrontò la questione su La Giustizia, scrivendo che non basta abolire il Primo Maggio.
Il ritorno
La festa tornò in tre tempi.
- 1945. Con il crollo del regime il Primo Maggio torna a essere celebrato, dopo ventidue anni.
- 22 aprile 1946. Il Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 185 riporta la celebrazione al 1º maggio e dichiara festivi anche il 25 aprile.
- 1949. La ricorrenza entra stabilmente fra le festività dell'ordinamento repubblicano.
Domande frequenti
Quando il fascismo abolì il Primo Maggio?
Con il Regio Decreto-Legge del 19 aprile 1923, n. 833, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 20 aprile ed entrato in vigore subito. La cancellazione divenne legge del Regno con la Legge 17 aprile 1925, n. 473.
Perché la festa del lavoro fu spostata al 21 aprile?
Perché il 21 aprile è il Natale di Roma, la data mitica della fondazione della città e la festa del fascismo: il regime volle legare il lavoro alla storia di Roma invece che alle lotte operaie internazionali.
Che cosa succedeva a chi festeggiava il 1º maggio?
Il decreto vietava di tenerlo come giorno di vacanza e trasferiva al 21 aprile gli accordi fra industriali e operai. Durante il ventennio celebrarlo divenne un gesto di opposizione al regime, punito duramente.
Quando è tornato il Primo Maggio in Italia?
Nel 1945, dopo la caduta del fascismo; il ripristino formale è del Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 185 del 22 aprile 1946, e dal 1949 la data è stabilmente fra le festività.