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Primo Maggio · Tradizioni

Il maggio drammatico: il teatro popolare cantato dell'Appennino

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Il Maggio drammatico è uno spettacolo in costume interamente cantato in versi, che va in scena all'aperto sull'Appennino tosco-emiliano: una radura, un'aia o la piazza del paese, e attori che sono gli abitanti stessi dei borghi. Non si recita una battuta: si canta tutto.

È il teatro popolare più antico che l'Appennino abbia conservato. Non è l'unico maggio: lo stesso nome sta sull'albero che si pianta e sui canti di questua che vanno di casa in casa, altre feste di maggio.

Tutto cantato

La regola che definisce il Maggio è una sola: tutto è cantato dalla prima all'ultima parola, dai diversi interpreti, e la musica accompagna l'intero svolgimento.

Anche la metrica è fissa. I versi sono ottonari in quartine o quintine, e i testi si compongono esclusivamente di quartine, sestine, ottave e sonetti; vi si trovano anche ariette in settenari e ottave in endecasillabi.

I Maggerini entrano in scena con il buffone e i musicanti, vestiti con vistosi costumi da armigeri di epoca indefinita: non ricostruiscono un secolo preciso, evocano un tempo cavalleresco che non è mai esistito in nessun calendario.

L'orchestrina

L'accompagnamento è quasi sempre lo stesso: violino, fisarmonica e chitarra.

L'orchestrina non suona sotto le voci: interviene fra una strofa e l'altra, con motivi tradizionali sempre uguali, che servono a intervallare la quartina — la strofa più usata. Quegli stessi motivi sottolineano i momenti di maggior pathos del dramma e introducono la festa che lo conclude, sotto forma di coro.

Il palcoscenico è una radura

Le rappresentazioni si tengono in spazi aperti circolari: radure di boschi e pinete, aie, piazze di paese. In Toscana, più modernamente, il Maggio si è spostato dentro un vero teatro — a Buti, in provincia di Pisa, va in scena al chiuso.

Lo spazio scenico non ha fondali, ha oggetti che valgono per luoghi:

Con quattro elementi si costruisce un mondo intero, e il pubblico sa leggerli.

Che cosa si racconta

I temi sono di origine epico-cavalleresca, e la trama tipica è uno scontro fra due fazioni, spesso turchi e cristiani: sotto la vicenda c'è la lotta fra il bene e il male.

I copioni alternano trame fantastiche e talvolta storiche, e non mancano versi che narrano vicende e battaglie più recenti. Autori e attori sono abitanti dei paesi dell'Appennino tosco-emiliano: fra gli autori del passato e del presente è ricordato Alberto Schenetti, che si rifà a temi classici e a eventi storici.

Le rappresentazioni coinvolgevano tutto il paese in lunghe preparazioni: un Maggio non arriva da fuori: il paese se lo costruisce addosso per mesi.

Dove sopravvive

Il Maggio è tipico dell'alto Appennino modenese e reggiano, e sopravvive soprattutto nelle valli dei torrenti Dolo e Secchiello. Nel Reggiano i luoghi più significativi sono Villa Minozzo e la Val d'Asta.

Le compagnie più conosciute:

Si va in scena di solito la domenica pomeriggio, e il Maggio tradizionale si tiene nei mesi estivi.

Un tempo era diffusissimo su tutto l'Appennino emiliano, con rappresentazioni documentate fino all'inizio del secolo scorso anche nelle province di Bologna e Piacenza. Oggi è relegato a una zona ristrettissima del territorio reggiano-modenese, e viene considerato in progressiva scomparsa per effetto dei nuovi mezzi di comunicazione.

Da dove viene

Alla radice ci sono i riti di fertilità da cui nasce tutto il ciclo del maggio. Da lì il Maggio ha preso una forma teatrale: in Toscana ha sede stabile da oltre duecento anni, e da quel centro è risalito lungo i crinali dell'Appennino tosco-emiliano, toccando il Modenese, il Reggiano e il Parmense.

La strada non fu libera: fra il XVII e il XVIII secolo ci furono molti divieti di cantare il maggio, nei territori lucchese, massese e lunigianese. La forma attuale risale all'Ottocento, e col tempo la rappresentazione ha perso gli elementi rituali per diventare spettacolo.

Domande frequenti

Che cos'è il Maggio drammatico?

Uno spettacolo di teatro popolare interamente cantato in versi, in costume, tipico dell'Appennino modenese e reggiano e del versante toscano e garfagnino, portato in scena all'aperto con accompagnamento di violino, fisarmonica e chitarra.

Quando va in scena?

Nei mesi estivi, di solito la domenica pomeriggio.

Che cosa raccontano i Maggi?

Vicende epico-cavalleresche, in genere lo scontro fra due fazioni — spesso turchi e cristiani — come figura della lotta fra bene e male; i copioni alternano trame fantastiche e storiche.

Dove si può vedere ancora?

Nelle valli dei torrenti Dolo e Secchiello, a Villa Minozzo e in Val d'Asta, con le compagnie di Quara, Toano, Cerredolo, Costabona, Gova, Morsiano, Frassinoro e Romanoro; a Buti, in provincia di Pisa, lo si mette in scena in teatro.

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