Home » 25 Aprile » Scampagnate
La gita fuori porta del 25 aprile: la scampagnata di San Marco, da dove viene e che cosa si portava da mangiare
La scampagnata di San Marco è la gita fuori porta del 25 aprile: quel giorno è la festa di San Marco, e in Veneto e in Friuli la giornata è dedicata al picnic nei campi. È la scampagnata con cui si apre la stagione dei pasti all'aperto.
Prima di quella data, la tradizione non permetteva di sedersi sull'erba: i prati andavano benedetti dalle Rogazioni.
Perché proprio il 25 aprile: i prati benedetti
Il vincolo era preciso e riguardava il terreno, non il calendario delle feste. Non ci si poteva sedere sull'erba finché i prati non erano stati benedetti dalle Rogazioni, le processioni penitenziali con cui il sacerdote, fermandosi lungo le strade di campagna, aspergeva i campi d'acqua santa per invocare il raccolto.
Le rogazioni maggiori, la litania maior, cadono proprio il 25 aprile: la data fu stabilita da Gregorio Magno intorno al 600, e prese il posto della festa romana in onore della dea Robigo, che proteggeva le messi dalla ruggine e che i Romani celebravano lo stesso giorno.
Il 25 aprile è così, nella tradizione popolare veneta, l'inizio della primavera e della stagione agraria.
San Marco, e la festa che si estese alla Serenissima
Il 25 aprile è la data del martirio di San Marco; il 31 gennaio si ricorda invece l'arrivo delle sue reliquie a Venezia, sotto il dogato di Giustiniano Partecipazio. L'origine della festa risale all'VIII secolo, e dalla fine del 1200 si estese a tutti i territori della Serenissima: è per questo che la scampagnata di San Marco si è sviluppata in tutto il territorio veneto-friulano.
A Pordenone la giornata ha una forma precisa: la festa si tiene nel parco di San Valentino, con una marcia non competitiva, la Messa, musica e spettacoli, e a pranzo la fortaja, la frittata locale.
Che cosa si porta: la frittata coi bruscandoli
La base alimentare della scampagnata del 25 aprile è la frittata. Quella in assoluto più tradizionale è la frittata coi bruscandoli, cioè con i germogli di luppolo selvatico.
Al cestino si aggiungono di solito salumi e formaggi, e la giornata si trascorre all'aperto, con il picnic lungo le rive dei fiumi o nei campi.
Le greggi che tornavano in montagna
C'è un secondo motivo per cui quella data segnava un confine. Il 25 aprile le greggi scese dai monti risalivano, e le terre usate come pascoli invernali tornavano in possesso dei legittimi proprietari.
Alla stessa soglia di stagione la tradizione veneta accosta i fuochi di Beleno dei Celti, accesi nella notte precedente il primo maggio, fra i quali si facevano passare le pecore per purificarle dopo la transumanza invernale. Restando alla data del santo, ci sono anche il bocolo — la rosa rossa che si regala — e le fiere: le altre tradizioni del 25 aprile non sono tutte di campagna.
Le altre tavole della gita fuori porta
Il 25 aprile è una delle date storiche delle gite fuori porta, insieme a Pasqua, Pasquetta e primo maggio, e ogni regione ci porta il proprio cesto:
- in Campania, casatiello e pizza chiena;
- in Calabria, la pitta pizzulata;
- in Molise e in Abruzzo, il fiadone;
- in Sicilia, e soprattutto a Palermo, la scampagnata è legata soprattutto a Pasquetta.
Il picnic, una parola del Seicento
La parola picnic viene dal francese pique-nique e fu coniata nel XVII secolo, con il significato di «mangiucchiare gli avanzi della cucina».
Fra la fine del Seicento e il Settecento erano gli aristocratici a spezzare i lunghi viaggi a cavallo e le battute di caccia con un pasto sul prato, organizzato dai servitori per i padroni; Maria Antonietta è ricordata come un'appassionata organizzatrice di scampagnate nei prati che circondavano Versailles. Solo con il tempo l'abitudine si estese a tutti i ceti sociali.
La cosa, però, è più vecchia della parola: scene di pasti all'aria aperta sono descritte già da Ovidio, Seneca e Plutarco.
Il 25 aprile della Liberazione
Sulla stessa data si è poi sovrapposta la ricorrenza civile. Il 25 aprile 1945 il CLNAI proclamò l'insurrezione generale in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti; con un decreto del 22 aprile 1946, firmato da Alcide De Gasperi, il 25 aprile di quell'anno fu dichiarato festa nazionale «a celebrazione della totale liberazione del territorio italiano».
Domande frequenti
Perché il 25 aprile si fa la gita fuori porta?
Perché è la festa di San Marco e il giorno delle Rogazioni maggiori: prima della benedizione dei prati la tradizione non permetteva di sedersi sull'erba, e da quella data si apriva la stagione all'aperto.
Che cosa si mangia nella scampagnata del 25 aprile?
La frittata, in Veneto e in Friuli chiamata fortaja: la più tradizionale è quella coi bruscandoli, i germogli di luppolo selvatico, accompagnata da salumi e formaggi.
Dove è più radicata la tradizione della gita del 25 aprile?
In Veneto e in Friuli, dove la festa di San Marco si estese con la Serenissima dalla fine del 1200.
Che cosa sono i bruscandoli?
Sono i germogli di luppolo selvatico, l'ingrediente della frittata più tradizionale della scampagnata del 25 aprile.