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25 Aprile · Storia e origini

Il 25 aprile spiegato semplice - la storia della Liberazione

8 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Il 25 aprile è la festa nazionale della Liberazione. Quel giorno, nel 1945, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia proclamò l'insurrezione generale nei territori ancora occupati dai nazifascisti, con l'intimazione «Arrendersi o perire!»; la guerra in Italia finì poco dopo, con la resa ufficiale delle truppe tedesche il 2 maggio. È giorno festivo dal 1949, per la legge n. 260, insieme al 2 giugno. A Venezia il 25 aprile è anche la festa di san Marco, il giorno in cui si offre alle donne un bocciolo di rosa rossa.

Cosa successe davvero quel giorno

Il 25 aprile 1945 è il giorno in cui il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) proclamò l'insurrezione generale in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti, indicando a tutte le forze partigiane attive nel Nord Italia, facenti parte del Corpo volontari della libertà, di attaccare i presìdi tedeschi e fascisti, imponendo la resa, giorni prima dell'arrivo delle truppe alleate.

«Arrendersi o perire!» fu l'intimazione che i partigiani diedero quel giorno ai nazifascisti ancora in armi, e l'obiettivo del proclama era preparare l'insurrezione generale del popolo italiano ed evitare, ove possibile, un inutile bagno di sangue. Il CLNAI era presieduto da Alfredo Pizzoni e composto da Luigi Longo, Emilio Sereni, Sandro Pertini e Leo Valiani, e fra i presenti c'erano il presidente designato Rodolfo Morandi, Giustino Arpesani e Achille Marazza. Il comando aveva sede a Milano, città che ha un posto speciale nella storia della Resistenza, e in nome del popolo italiano il CLNAI assunse il potere e decretò la condanna a morte per i gerarchi fascisti.

Fu attraverso i microfoni che Sandro Pertini — futuro presidente della Repubblica, allora partigiano e membro del CLN — chiamò il popolo allo sciopero generale e all'insurrezione, annunciandolo da radio «Milano Libera»; le fabbriche furono occupate e presidiate, e la tipografia del Corriere della Sera fu usata per stampare i primi fogli che annunciavano la vittoria. La sera del 25 aprile Benito Mussolini abbandonò Milano per andare verso Como: sarebbe stato catturato dai partigiani due giorni dopo, a Dongo mentre tentava la fuga, e ucciso il 28 aprile.

Perché proprio il 25, se la guerra è finita dopo

Nonostante la guerra non fosse finita tecnicamente in quel momento — le truppe tedesche si arresero ufficialmente in Italia solo il 2 maggio — il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia scelse questa data perché coincise con l'inizio dell'insurrezione generale.

Le principali città del Nord Italia furono liberate in un arco di tempo che va dal 21 aprile (Bologna) al 28 aprile (Venezia), e il 24 aprile 1945 gli alleati avevano superato il Po. Il 25, dopo lo sfondamento della Linea Gotica e sotto l'azione della Resistenza, cominciò la ritirata dei tedeschi e dei soldati della Repubblica di Salò da Milano e Torino, dopo che la popolazione si era ribellata e i partigiani avevano organizzato un piano coordinato per riprendere il controllo delle città.

Si è scelto il 25 aprile perché proprio quella data, con gli eventi di Milano, ha assunto un particolare significato politico e militare, e perché viene considerata la fine di fatto della Repubblica di Salò. I partigiani continuarono ad arrivare a Milano nei giorni tra il 25 e il 28, sconfiggendo le residue e limitate resistenze; una grande manifestazione di celebrazione della liberazione si tenne a Milano il 28 aprile.

Da dove viene tutto questo: l'8 settembre 1943

È una festa nazionale, simbolo della Resistenza, della lotta partigiana condotta dall'8 settembre 1943, il giorno in cui gli italiani seppero della firma dell'armistizio a Cassibile, che spaccò l'Italia in due: da una parte il Centro-Nord occupato dall'esercito tedesco e governato dalla Repubblica di Salò, dall'altra il Sud già liberato, con l'Italia che comincia a essere liberata dalla Sicilia risalendo verso il nord.

L'organizzazione politica nasce subito: il 9 settembre del 1943, all'indomani dell'annuncio dell'armistizio, in una situazione di totale confusione, si forma a Roma il CLN. Nei primi mesi del 1945, in Italia settentrionale, c'erano diverse decine di migliaia di persone, per lo più partigiani, che combattevano contro l'occupazione tedesca e la repubblica di Salò, con una discreta organizzazione dal punto di vista militare; nell'aprile del 1945 cadono una dopo l'altra le principali città del Nord ancora occupate, e a Genova, nella notte del 23 aprile, parte l'insurrezione che dà il via a quella del resto dell'Italia settentrionale.

La Resistenza, però, non fu solo una serie di azioni militari: coinvolse operai, contadini, donne, intellettuali e intere comunità in forme di sostegno logistico, informativo e umanitario. Le donne ebbero un'organizzazione propria — i Gruppi di Difesa della Donna, che dal novembre del 1943 fino alla Liberazione si dedicano a creare una vasta rete di assistenza alle famiglie dei detenuti, dei deportati e alle lavoratrici — e furono anche combattenti: Teresa Mattei, per esempio, partecipò a molte azioni dei GAP e prese parte all'insurrezione di Firenze, e nell'aprile del 1945 all'insurrezione dell'Italia settentrionale. Il sacrificio di partigiane e partigiani, di staffette e di civili fu alla base della rinascita democratica e della stesura dei valori costituzionali.

Come è diventata una festa nazionale, in due tempi

Su proposta del presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, il 22 aprile 1946 il Re Umberto II emanò un decreto: «A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1946 è dichiarato festa nazionale». Si trattava del decreto legislativo luogotenenziale n. 185, varato dal governo italiano provvisorio — il primo guidato da De Gasperi e l'ultimo del Regno d'Italia — e inizialmente era valido solo per quell'anno.

La ricorrenza venne celebrata anche negli anni successivi, ma divenne stabile e ufficiale solo nel 1949, con la legge n. 260, che rese festivo il 25 aprile insieme al 2 giugno, festa della Repubblica; il provvedimento era stato presentato da De Gasperi in Senato nel settembre del 1948. Da allora il 25 aprile è un giorno festivo, come le domeniche, il 1º maggio, il giorno di Natale e la festa della Repubblica.

Da quel passaggio nasce, pochi anni dopo, la Costituzione del 1948, che incarna i principi emersi dalla lotta di quegli anni: libertà, uguaglianza e partecipazione democratica. L'Assemblea Costituente, del resto, era composta dai rappresentanti di tutte le forze antifasciste che avevano contribuito alla sconfitta delle forze naziste e fasciste durante la liberazione dell'Italia.

Che cosa si fa il 25 aprile, e la canzone che non era la più cantata

Tra gli eventi c'è il solenne omaggio, da parte del presidente della Repubblica italiana e delle alte cariche dello Stato, al Milite Ignoto all'Altare della Patria a Roma, con la deposizione di una corona di alloro in ricordo dei caduti e ai dispersi italiani nelle guerre. In tutte le città italiane — specialmente in quelle decorate al valor militare per la guerra di liberazione — vengono organizzate manifestazioni pubbliche in memoria dell'evento, e da Nord a Sud le piazze si animano con bandiere, discorsi pubblici e tributi ai caduti della Resistenza: cortei con le bandierine tricolori, deposizioni di corone ai monumenti, rappresentanze di ex combattenti ed ex deportati.

Sorprendentemente, durante la Resistenza, Bella Ciao non era la canzone più cantata: molti partigiani intonavano brani come Fischia il vento o canti legati alle tradizioni locali. Bella Ciao divenne l'inno universale della Resistenza solo dopo la fine della guerra, grazie alla sua melodia trascinante e a un testo che non citava riferimenti politici o religiosi specifici, unendo così tutti i combattenti.

Festeggiare il 25 aprile significa ricordare, non dimenticare chi ha dato all'Italia la democrazia — «i nostri padri, le nostre madri costituenti, i partigiani e le partigiane». Fu una Liberazione che è stata sì una grande festa di popolo, ma che ha coinciso anche con una pagina drammatica della nostra storia: la resa dei conti con il fascismo e con i fascisti, chiamati a rispondere di vent'anni di regime.

A Venezia il 25 aprile è anche il giorno di san Marco

La festa di san Marco è la solennità patronale di Venezia e del Veneto e di Latina, che viene celebrata il 25 aprile, in memoria di san Marco evangelista, e durante la Serenissima era la principale ricorrenza cittadina: la processione attraversava Piazza San Marco tra addobbi, arazzi e insegne delle arti e dei mestieri, con la partecipazione delle autorità più influenti, sia civili sia religiose. Fuori dalla città la stessa data portava un ciclo di usanze contadine: le rogazioni nei campi, le fiere, la gita fuori porta. Il 25 aprile prima della Liberazione era già una data piena.

Le reliquie dell'evangelista, originariamente custodite in Egitto ad Alessandria, giunsero a Venezia nell'828 grazie all'impresa di due mercanti, Buono da Malamocco e Rustico da Torcello: secondo la tradizione il corpo del santo venne trafugato e nascosto in una partita di carne di maiale, scelta astuta che permise di superare i controlli doganali musulmani. L'arrivo delle reliquie in laguna fu accolto da una grande folla e da solenni celebrazioni, e un episodio tramandato racconta che un intenso profumo di rose avrebbe avvolto la città al momento dello sbarco del corpo del santo. Per custodire la reliquia il Doge fece costruire una chiesa accanto al Palazzo Ducale: la futura Basilica di San Marco.

La tradizione pluricentenaria di Venezia vuole che il 25 aprile, nel giorno dedicato a san Marco, sia offerto a fidanzate e mogli un bocciolo di rosa rossa, in segno d'amore. La leggenda che la spiega comincia da Maria, detta Vulcana per la folta chioma fiammeggiante, figlia del Doge Angelo Partecipazio: si innamorò ricambiata del giovane Tancredi, osteggiato dal padre; Maria gli chiese di andare a combattere contro gli arabi in Spagna con l'esercito di Carlo Magno per guadagnare fama. Tancredi partì e si coprì di gloria, ma un giorno arrivarono a Venezia alcuni cavalieri francesi guidati dal paladino Orlando — l'eroe caduto nella battaglia di Roncisvalle del 15 agosto 778 — a cercare Maria per annunciarle la morte di Tancredi: colpito dal nemico, era caduto sanguinante sopra un rosaio. Da quella volta il bocciolo di rosa viene offerto alle donne nel giorno di san Marco quale simbolo d'amore vero, imperituro.

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