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Come sono cambiati gli auguri di buon anno: da Babilonia al messaggio di mezzanotte
Gli auguri di buon anno esistono da prima del capodanno che festeggiamo: nell'antica Babilonia, durante la festa di Akitu, ci si augurava prosperità, un raccolto abbondante e pace. È il gesto più antico della ricorrenza, e nei millenni ha cambiato soltanto il mezzo con cui viaggia.
La data invece è più recente: il 1° gennaio come inizio dell'anno lo fissa Giulio Cesare col calendario giuliano.
Roma: le benedizioni si dicono a voce
A Roma il capodanno era la festa di Giano, il dio con due volti che guarda l'anno finito e quello che comincia. Si offrivano sacrifici, e fra le persone si scambiavano benedizioni verbali e doni come segno di buona volontà.
È il modello di tutto quello che viene dopo: un augurio pronunciato di persona, accompagnato da un oggetto. Per secoli l'augurio non ha avuto bisogno di essere scritto, perché chi lo riceveva era nella stessa stanza.
La lettera manoscritta, e poi la cartolina
Il primo salto avviene quando l'augurio deve percorrere una distanza. In Europa gli auguri di capodanno prendono la forma di lettere manoscritte, e circolano fra l'aristocrazia: sono lunghe, personali, e costano tempo.
Il secondo salto lo fa la stampa. Nell'Inghilterra vittoriana le cartoline di capodanno diventano popolari proprio perché stampare costa poco, e nel Novecento la loro diffusione viene portata avanti dai servizi postali insieme ai progressi della tipografia.
Cambia una cosa sostanziale, ed è la prima volta che succede: il testo dell'augurio non lo scrive più chi lo manda. È già stampato sulla cartolina. Al mittente resta la firma.
Nel frattempo la data si assesta: la Francia fissa il 1° gennaio con l'editto di Roussillon del 1564, e la riforma del calendario del 1582 ne accelera la diffusione in Europa.
Gli anni Novanta: l'augurio diventa gratis
Alla fine degli anni Novanta arrivano le prime e-mail di auguri e le e-card. È il passaggio che cambia l'economia del gesto: fino a quel momento ogni augurio costava un francobollo, e quindi si sceglieva a chi mandarlo.
Dagli anni Duemila la scena si sposta sui social e sulle app di messaggistica, e l'augurio diventa un contenuto che può raggiungere tutti insieme.
Le date degli strumenti che oggi usiamo sono recenti. WhatsApp viene incorporata da Jan Koum in California il 24 febbraio 2009 e lanciata nel maggio dello stesso anno; nel febbraio 2014 Facebook ne annuncia l'acquisizione per circa 19 miliardi di dollari. Telegram nasce nel marzo 2013 per opera di Pavel e Nikolai Durov, con l'arrivo su iPhone il 14 agosto e su Android il 20 ottobre dello stesso anno.
Il messaggio di mezzanotte, e perché quasi nessuno lo scrive più
Oggi l'augurio di buon anno ha un problema che le cartoline non avevano: arriva tutto nello stesso minuto. Da qui nasce l'abitudine di prepararlo prima e farlo partire allo scoccare della mezzanotte, che è diventata una piccola pratica tecnica.
Gli strumenti si comportano in modo diverso, e conviene saperlo prima del 31 dicembre:
- Telegram programma i messaggi da solo, senza app aggiuntive: si scrive il testo, si sceglie la chat, si tengono premuti l'invio e si imposta data e ora.
- WhatsApp non ha una programmazione paragonabile: il metodo che le guide consigliano resta preparare il testo e inviarlo al momento. Chi usa WhatsApp Business aggira la cosa col messaggio d'assenza, che si attiva in una fascia oraria decisa.
- Per gli SMS, Google Messaggi permette di impostare data e ora di invio.
- Esistono strumenti di terze parti — estensioni per il browser e app per Android — che aggiungono la programmazione a WhatsApp. Chiedono registrazione e permessi.
C'è poi il metodo che non richiede nessuna app: la lista broadcast di WhatsApp, che manda un unico messaggio fino a 256 contatti senza creare un gruppo. Ognuno lo riceve come se fosse solo suo.
L'augurio che non si scrive più
C'è un filo che lega la cartolina stampata dell'Ottocento al messaggio di oggi, ed è il testo già pronto.
Dal 2017 i giornali italiani pubblicano ogni fine dicembre elenchi numerati di frasi augurali da copiare, pensate esattamente per essere incollate in una chat. Le guide tedesche descrivono il gesto senza giri di parole: si sceglie la frase, si copia, si incolla nella conversazione. Nel 2024 compaiono i primi biglietti di auguri generati con l'intelligenza artificiale, e le piattaforme accettano messaggi con foto, GIF e video al posto del testo.
È lo stesso passaggio della cartolina vittoriana, ripetuto: il mittente sceglie un augurio scritto da qualcun altro e ci mette la firma. La differenza è che la cartolina costava un francobollo e ne facevi dieci; adesso si copia una volta e si manda a tutti.
Quando si mandano
Sull'orario non c'è una regola condivisa, ma le guide di area tedesca ne indicano una che vale la pena conoscere: gli auguri di fine anno si mandano fra le sei di sera del 31 dicembre e il mezzogiorno del 1° gennaio. Prima è troppo presto, dopo l'augurio arriva a cose fatte.
È l'unica indicazione di galateo sopravvissuta al cambio di mezzo. Per la cartolina il problema era opposto: bisognava imbucarla con giorni di anticipo perché arrivasse in tempo.
Il caso delle chat che si portano dietro
Un dettaglio che riguarda chi cambia app e non vuole perdere gli auguri degli anni passati: dal 2021 Telegram permette di importare la cronologia delle conversazioni da WhatsApp, Line e KakaoTalk, per le chat singole e per i gruppi. I messaggi importati mantengono la data originale, anche se nella schermata compaiono nel giorno in cui li si trasferisce, e li vedono tutti i membri della conversazione.
Vuol dire che gli auguri di dieci capodanni fa non restano prigionieri dell'app in cui sono stati scritti — cosa che con le cartoline, chiuse in una scatola, è sempre stata ovvia. Il Capodanno oltre gli auguri ha il cenone, i botti e la tombola.
Che cosa è rimasto uguale in duemila anni
Il mezzo è cambiato sei volte — voce, lettera, cartolina, e-mail, SMS, chat — e ogni volta il gesto è diventato più veloce, più economico e meno personale.
Ma quello che si augura non è cambiato di una parola. A Babilonia si chiedevano prosperità, un buon raccolto e pace: le stesse tre cose che stanno, in altre parole, dentro il messaggio che si manda a mezzanotte.