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Carnevale di Ivrea: che cos'è e perché ci si tirano le arance
Il Carnevale di Ivrea è la festa in cui si combatte la Battaglia delle Arance, messa in scena di una rivolta popolare contro un tiranno. Il lancio delle arance però nasce molto dopo la leggenda: nell'Ottocento, come gioco di corteggiamento dai balconi.
La leggenda e il frutto hanno due storie diverse.
La leggenda
Una tradizione locale racconta di un tiranno che intorno all'anno 1200 affamò la città e pretendeva lo ius primae noctis sulle giovani spose: nella versione più diffusa è il Marchese di Monferrato.
Violetta, figlia di un mugnaio e promessa sposa a Toniotto, lo seduce e poi si ribella la notte dell'incontro, tagliandogli la testa con la sua stessa spada. Da lì comincia la rivolta popolare, e la Battaglia delle Arance la mette in scena.
La protagonista simbolica del Carnevale è proprio lei: la Vezzosa Mugnaia.
In una variante della leggenda, ai cittadini veniva offerta ogni anno una misera elemosina di fagioli.
Le radici della festa
Le radici dello Storico Carnevale affondano nel Medioevo, e i riti più antichi — la Zappata e l'abbruciamento degli Scarli — erano condotti dagli Abbà fino alla fine del Settecento.
Una seconda radice sta intorno al XVI secolo, quando la festa era gestita dai rioni della città in rivalità fra loro, rappresentati dalle parrocchie di San Maurizio, San Lorenzo, Sant'Ulderico, San Salvatore e San Grato.
Quella rivalità aveva un costo: le feste carnevalesche provocavano spesso risse violente. Fu per questo che nel 1808 il prefetto francese riunì le feste rionali in un'unica manifestazione cittadina, per motivi di ordine pubblico, e in quell'anno compare la prima trascrizione di una cerimonia nei Libri dei Processi Verbali.
Perché proprio le arance
Il lancio non nasce con la rivolta: le origini sono incerte e risalgono verosimilmente al XIX secolo.
In origine si tiravano soltanto fagioli dai balconi. Poi, fra gli anni Trenta e Sessanta dell'Ottocento, nacque un gioco cortese: le giovani borghesi lanciavano arance dai balconi verso le carrozze, negli ultimi giorni di Carnevale.
Le arance erano allora un frutto esotico, non comune a Ivrea, e venivano usate come segno di omaggio durante il corso di gala delle vetture e dei carri allegorici. Le cronache di metà Ottocento le chiamavano «innocenti proiettili».
A favorire lo scambio era la conformazione del centro storico, con le case affacciate sulle strade strette: le schermaglie si concentravano lungo via Arduino e via Palestro.
Le prove che era già una battaglia
Ci sono due documenti che datano il fenomeno meglio di qualsiasi ricostruzione.
Il primo è un manifesto del 1854, in cui il Generale Panietti vieta di gettare aranci «con veemenza» negli ultimi tre giorni di Carnevale: segno che il gioco stava già degenerando.
Il secondo è del 1857, quando l'uso delle arance è ben evidente nelle rappresentazioni del Carnevale.
La forma attuale arriva però nel secondo dopoguerra, con le prime squadre a piedi di aranceri, i primi carri da getto e le regole precise che valgono ancora.
Che cos'è oggi
La Battaglia si svolge da domenica a martedì grasso, per tre pomeriggi, e vede fronteggiarsi nove squadre di aranceri, a piedi o su grandi carri trainati da cavalli.
Gli aranceri a terra stanno per il popolo in rivolta; quelli sui carri per le armate del feudatario.
Quante arance, e da dove arrivano
Ogni anno arrivano a Ivrea 7.000 quintali di arance — settecento tonnellate.
Non sono frutti commestibili: sarebbero comunque destinati al macero. E hanno una provenienza precisa: arrivano da aziende calabresi e siciliane attive nella lotta contro le mafie.
Domande frequenti
Perché a Ivrea si tirano le arance?
La battaglia mette in scena la rivolta contro il tiranno della leggenda. Il lancio in sé nasce però nell'Ottocento, come gioco di corteggiamento dai balconi.
Quante arance servono?
Settemila quintali l'anno, non commestibili, provenienti da aziende calabresi e siciliane impegnate contro le mafie.
Da quando esiste il Carnevale di Ivrea?
Le radici sono medievali; la festa nella forma attuale si data al 1808, anno dell'unificazione dei carnevali rionali.