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La rivolta da cui nasce il Carnevale di Ivrea: che cosa è documentato del 1194
Nel 1194 gli eporediesi insorsero davvero contro Ranieri di Biandrate, insediato nel castello di San Maurizio dall'imperatore Federico Barbarossa, e lo distrussero. È il fatto documentato da cui il Carnevale di Ivrea fa nascere la sua rivolta. La mugnaia appartiene invece alla leggenda.
C'è anche un secondo episodio, e la festa lo confonde con il primo.
Che cosa dicono i documenti
Alla fine del XII secolo l'imperatore Federico di Svevia, detto il Barbarossa, insedia a Ivrea un marchese fedele alla casa di Svevia, Ranieri di Biandrate, nel castello di San Maurizio — il «Castellazzo» — per contrastare i Savoia e gli eredi di Arduino, dopo aver perso l'alleanza con Umberto II di Savoia.
Preso possesso del castello, Ranieri perseguita gli avversari politici, sottrae al Vescovo i suoi poteri tradizionali e grava il popolo di tasse pesanti. Alcuni documenti del periodo testimoniano lo sconforto per le salate gabelle sulla produzione di alimentari e farine.
La situazione politica era complicata: agivano il Comune, il Vescovo di Ivrea e la città di Vercelli. Fra il 1193 e il 1195 il contrasto violento fra l'inviato imperiale e le forze comunali e vescovili sfocia nella sollevazione popolare, guidata dalle famiglie signorili: la città si libera della signoria dei Biandrate e il castello subisce una prima distruzione.
La confusione con i Monferrato
Il Carnevale rievoca quel fatto sovrapponendolo a un altro, avvenuto più di cento anni dopo: l'affrancamento dai Monferrato.
Per questo il tiranno della festa ha due identità possibili: Ranieri di Biandrate, contro cui la rivolta avvenne davvero, e il marchese di Monferrato della leggenda.
Una tradizione locale collega inoltre la vicenda a un episodio del tuchinaggio canavesano, la grande rivolta contadina del Canavese.
Che cosa appartiene alla leggenda
Il racconto tradizionale aggiunge un tiranno che impone il diritto della prima notte e una figlia di mugnaio, Violetta, che lo decapita con un pugnale nascosto sotto l'abito nuziale e ne mostra la testa al popolo, dando inizio alla rivolta.
Nella stessa narrazione il popolo combatte tirando pietre, i combattimenti durano tre giorni, la soldataglia viene scacciata e Ivrea può organizzarsi in libero comune. Quei tre giorni di lotta sono diventati i tre giorni di festa.
Lo ius primae noctis non è mai esistito. Il preteso diritto deriverebbe da una tassa sul matrimonio, e la Mugnaia va letta come simbolo della ribellione popolare alle tasse — a partire da quella sulla farina, che rendeva il pane più caro.
Le prime testimonianze scritte
Se la leggenda si colloca nel XII secolo, i documenti sul Carnevale cominciano un secolo dopo.
La prima testimonianza è del 1246, conservata all'archivio diocesano di Ivrea: un contratto fra un arroncatore e il vescovo, che contiene la formula «ad carnis leuamen proximun».
C'è poi il libro delle Zappate, che porta in prima pagina l'anno 1839 ma richiama libri precedenti «già dal 1325».
I riti primari — la Zappata e l'abbruciamento degli Scarli — sono di origine medievale, furono condotti dagli Abbà fino alla fine del Settecento e tramandati oralmente fino al 1808, quando compare la prima trascrizione nei Libri dei Processi Verbali.
Perché la storia e la leggenda non coincidono
Messi in fila, i due racconti si somigliano soltanto nella forma.
Nella cronaca documentata la rivolta è un fatto politico: un contrasto fra l'inviato imperiale, il Comune e il Vescovo, guidato dalle famiglie signorili, in una città schiacciata dalle gabelle.
Nella leggenda è un fatto morale, con una protagonista sola.
Cronaca e leggenda non si escludono: la seconda è il modo in cui una comunità ha continuato a raccontarsi la prima, tenendo il senso — l'affrancamento — e sostituendo i nomi. La festa lavora sulla leggenda; l'archivio conserva la cronaca.
Domande frequenti
La rivolta del 1194 è avvenuta davvero?
Sì: è documentata una sollevazione popolare che liberò Ivrea dalla signoria dei Biandrate e portò alla distruzione del castello di San Maurizio.
Chi era il tiranno?
Storicamente Ranieri di Biandrate. Nella leggenda il ruolo è attribuito al marchese di Monferrato, per una sovrapposizione con fatti successivi.
Lo ius primae noctis è esistito?
No: è un mito. Il preteso diritto deriverebbe da una tassa sul matrimonio.