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Carnevale di Ivrea · Storia e origini

La rivolta da cui nasce il Carnevale di Ivrea: che cosa è documentato del 1194

3 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Nel 1194 gli eporediesi insorsero davvero contro Ranieri di Biandrate, insediato nel castello di San Maurizio dall'imperatore Federico Barbarossa, e lo distrussero. È il fatto documentato da cui il Carnevale di Ivrea fa nascere la sua rivolta. La mugnaia appartiene invece alla leggenda.

C'è anche un secondo episodio, e la festa lo confonde con il primo.

Che cosa dicono i documenti

Alla fine del XII secolo l'imperatore Federico di Svevia, detto il Barbarossa, insedia a Ivrea un marchese fedele alla casa di Svevia, Ranieri di Biandrate, nel castello di San Maurizio — il «Castellazzo» — per contrastare i Savoia e gli eredi di Arduino, dopo aver perso l'alleanza con Umberto II di Savoia.

Preso possesso del castello, Ranieri perseguita gli avversari politici, sottrae al Vescovo i suoi poteri tradizionali e grava il popolo di tasse pesanti. Alcuni documenti del periodo testimoniano lo sconforto per le salate gabelle sulla produzione di alimentari e farine.

La situazione politica era complicata: agivano il Comune, il Vescovo di Ivrea e la città di Vercelli. Fra il 1193 e il 1195 il contrasto violento fra l'inviato imperiale e le forze comunali e vescovili sfocia nella sollevazione popolare, guidata dalle famiglie signorili: la città si libera della signoria dei Biandrate e il castello subisce una prima distruzione.

La confusione con i Monferrato

Il Carnevale rievoca quel fatto sovrapponendolo a un altro, avvenuto più di cento anni dopo: l'affrancamento dai Monferrato.

Per questo il tiranno della festa ha due identità possibili: Ranieri di Biandrate, contro cui la rivolta avvenne davvero, e il marchese di Monferrato della leggenda.

Una tradizione locale collega inoltre la vicenda a un episodio del tuchinaggio canavesano, la grande rivolta contadina del Canavese.

Che cosa appartiene alla leggenda

Il racconto tradizionale aggiunge un tiranno che impone il diritto della prima notte e una figlia di mugnaio, Violetta, che lo decapita con un pugnale nascosto sotto l'abito nuziale e ne mostra la testa al popolo, dando inizio alla rivolta.

Nella stessa narrazione il popolo combatte tirando pietre, i combattimenti durano tre giorni, la soldataglia viene scacciata e Ivrea può organizzarsi in libero comune. Quei tre giorni di lotta sono diventati i tre giorni di festa.

Lo ius primae noctis non è mai esistito. Il preteso diritto deriverebbe da una tassa sul matrimonio, e la Mugnaia va letta come simbolo della ribellione popolare alle tasse — a partire da quella sulla farina, che rendeva il pane più caro.

Le prime testimonianze scritte

Se la leggenda si colloca nel XII secolo, i documenti sul Carnevale cominciano un secolo dopo.

La prima testimonianza è del 1246, conservata all'archivio diocesano di Ivrea: un contratto fra un arroncatore e il vescovo, che contiene la formula «ad carnis leuamen proximun».

C'è poi il libro delle Zappate, che porta in prima pagina l'anno 1839 ma richiama libri precedenti «già dal 1325».

I riti primari — la Zappata e l'abbruciamento degli Scarli — sono di origine medievale, furono condotti dagli Abbà fino alla fine del Settecento e tramandati oralmente fino al 1808, quando compare la prima trascrizione nei Libri dei Processi Verbali.

Perché la storia e la leggenda non coincidono

Messi in fila, i due racconti si somigliano soltanto nella forma.

Nella cronaca documentata la rivolta è un fatto politico: un contrasto fra l'inviato imperiale, il Comune e il Vescovo, guidato dalle famiglie signorili, in una città schiacciata dalle gabelle.

Nella leggenda è un fatto morale, con una protagonista sola.

Cronaca e leggenda non si escludono: la seconda è il modo in cui una comunità ha continuato a raccontarsi la prima, tenendo il senso — l'affrancamento — e sostituendo i nomi. La festa lavora sulla leggenda; l'archivio conserva la cronaca.

Domande frequenti

La rivolta del 1194 è avvenuta davvero?

Sì: è documentata una sollevazione popolare che liberò Ivrea dalla signoria dei Biandrate e portò alla distruzione del castello di San Maurizio.

Chi era il tiranno?

Storicamente Ranieri di Biandrate. Nella leggenda il ruolo è attribuito al marchese di Monferrato, per una sovrapposizione con fatti successivi.

Lo ius primae noctis è esistito?

No: è un mito. Il preteso diritto deriverebbe da una tassa sul matrimonio.

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