Carnevale Storico di Ivrea 2027 - Le nove squadre a piedi, i carri da getto e l'abbruciamento degli scarli
Ricorrenza a data mobile, calcolata sulla Pasqua.
La Battaglia delle Arance è il momento più spettacolare del Carnevale di Ivrea, e ha luogo negli ultimi tre giorni — la domenica, il lunedì grasso e il martedì grasso — sempre di pomeriggio, nelle principali piazze della città. Ma il programma comincia molto prima, il 6 gennaio, e si chiude il mercoledì delle ceneri.
Nove squadre e i carri da getto
Da una parte ci sono le nove squadre di aranceri a piedi, che rappresentano il popolo e combattono senza alcuna protezione; dall'altra i tiratori sui carri da getto, che incarnano le armate del feudatario e sono protetti da pesanti imbottiture e da terrificanti maschere di cuoio con grate di ferro.
Ogni squadra a piedi è formata da centinaia — spesso migliaia — di aranceri, uomini e donne, che vanno all'assalto del carro che transita dalla piazza: indossano costumi colorati con campanelli alle caviglie e casacche legate in vita, semiaperte sul davanti in modo da contenere una buona provvista di arance. Le squadre si dividono il centro storico in zone fisse, decorate con i loro colori: Asso di Picche e Morte tirano in piazza di Città, Scacchi e Scorpioni d'Arduino in piazza Ottinetti, Pantera Nera, Diavoli e Mercenari in piazza del Rondolino, i Credendari in piazza Freguglia, mentre i Tuchini del Borghetto sono i soli a tirare sulla riva destra della Dora Baltea.
I carri, pittorescamente bardati, sono trainati da pariglie o quadriglie di cavalli e trasportano ciascuno dieci o dodici aranceri — dieci per una pariglia, dodici per una quadriglia — abituati a lanciare con entrambe le braccia in modo da aumentare la «potenza di fuoco». I cavalli impiegati sono circa duecento, e i preziosi finimenti dei carri sono realizzati da maestri artigiani. Alla fine dei tre giorni una speciale commissione premia le squadre che si sono maggiormente distinte per ardore, tecnica e lealtà.
Per chi guarda vale una regola sola: è obbligatorio indossare il berretto frigio, simbolo di libertà e fratellanza, che rappresenta l'adesione ideale alla rivolta e consente di non essere fatti oggetto del «gentile e moderato getto d'arance».
Le arance, da dove vengono e dove finiscono
Le arance della battaglia non sono adatte al consumo alimentare: arrivano dalla Calabria e dalla Sicilia, da aziende attive nella lotta contro le mafie, e sarebbero comunque destinate a essere buttate via. In una singola edizione se ne lanciano oltre novecento tonnellate.
Finita la battaglia, gli agrumi vengono raccolti con la pulizia delle strade e trasformati in compost agricolo, come fertilizzante naturale. Quanto al significato, l'arancia rappresenta il cibo che veniva dato ai rivoltosi durante l'assedio del castello, e il colore del lancio richiama il sangue versato dalle rivoluzioni del passato.
Il corteo e la Mugnaia sul carro dorato
Il cuore delle manifestazioni è la sfilata del corteo storico la sera del giovedì grasso, seguita dalla presentazione della Mugnaia e dai fuochi artificiali del sabato grasso, e poi dalla battaglia della domenica. Il giovedì grasso si tengono anche la sfilata dei carri allegorici e la tipica festa della sera; i festeggiamenti proseguono il venerdì e culminano nel grande sabato grasso, quando, di sera, sul balcone del Municipio la Mugnaia viene presentata ufficialmente alla folla, e la festa continua con i fuochi d'artificio sulle rive della Dora.
Durante la sfilata la Mugnaia passa su un carro dorato, insieme a damigelle, paggi e attendenti che l'aiutano nel lancio generoso di caramelle e di rametti di mimosa; davanti a lei sfilano gli Alfieri con le antiche bandiere dei rioni, poi il corteo a cavallo guidato dal Generale, gli ufficiali dello Stato Maggiore e le Vivandiere.
L'abbruciamento degli scarli
La chiusura è l'Abbruciamento degli Scarli. Gli scarli sono alti pali di legno interamente ricoperti di calluna secca, con evidenti richiami alla fertilità: il lunedì di carnevale l'ultima coppia di sposi del rione dissoda a colpi di piccone la terra dove dovrà essere conficcato il palo, e il martedì sera gli Abbà, accompagnati dal corteo, vi appiccano il fuoco con le torce. Gli scarli eretti nei quartieri sono cinque — piazza Gioberti, piazza Castello, Rondolino, piazza Ferruccio Nazionale e Borghetto — e il sesto, quello di piazza di Città, ha il momento più solenne: dato fuoco al palo, la Mugnaia sta ritta sul suo carro reggendo la spada col braccio teso verso l'alto, fino a quando è bruciata la banderuola tricolore in cima; poi abbassa la spada e lancia alla folla, uno alla volta, i garofani rossi del bouquet che ornava il carro. A seconda di come lo scarlo brucia e cade, il segno è di buona o cattiva sorte per l'anno a venire.
Dopo l'incendio dell'ultimo scarlo, quello del Borghetto, il Generale e lo Stato Maggiore smontano da cavallo e il corteo attraversa il Ponte Vecchio, percorrendo via Guarnotta, piazza Maretta, via Arduino e via Palestro fino a piazza Ottinetti: lungo il percorso, nel silenzio della folla, i Pifferi e Tamburi eseguono la Marcia funebre, una melodia di struggente lentezza, e in piazza Ottinetti suonano per l'ultima volta, in segno di ringraziamento, la Marcia del Generale. Poi la festa si chiude con il saluto tradizionale in dialetto canavesano, «Arvëdse a giòbia a 'n bòt»: arrivederci all'una di giovedì.
Fagioli grassi e polenta e merluzzo
Nei rioni si mangia. Il piatto più tipico sono i faseuj grass, i fagioli grassi, distribuiti nelle piazze durante i giorni di festa: cottura lunghissima, circa sei ore, dentro pentoloni di rame, con cotenne, cotechini, zampone, ossa di maiale, lardo e cipolle. C'è poi la tofeja canavesana, la zuppa che prende il nome dalla terrina di terracotta in cui è cucinata.
Nei banchi si trovano i canestrelli, biscotti tradizionali del Canavese e della Val di Susa, di antica preparazione medievale, e i friciò, i dolcetti di Carnevale diffusi in tutto il Piemonte, simili alle castagnole ma ripieni di uvetta. E alla fine di tutto, il mercoledì delle ceneri, nel quartiere del Borghetto, arriva la distribuzione di polenta e merluzzo.
Come arrivare alla festa
Farsi avvolgere dalle atmosfere del Carnevale Storico, a Ivrea, è alla portata di tutti. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Ivrea a un passo dal centro, 2,6 chilometri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce al casello di Ivrea, e da lì restano 6,7 chilometri e 8 minuti.
Altre feste in provincia di Torino
A febbraio, nei paesi vicini, ci sono anche queste feste.
- Carnevale di Alpignano — febbraio
- Carnevalone Storico di Chivasso — febbraio
- La soppressione del feudatario a San Giorio di Susa — aprile