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Carnevalone Storico di Chivasso 2027 - La guglia di latta e la sfilata nata da un rinvio

7 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
dal 13 al 22 febbraio 2026
Dove Piazza d'Armi, Chivasso

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: festivalinitalia.it, letta il 30/08/2026.

Il campanile del Duomo, un tempo, era fasciato di latta. Quella guglia rifletteva i raggi del sole in modo così vistoso da indicare agli abitanti delle colline circostanti la posizione della città, e ai chivassesi rimase l'appellativo «face 'd tola»: da lì viene il nome della Bela Tolera, la regina del carnevale. La guglia fu abbattuta dopo i danni dell'assedio francese del 1705.

Tre date, tre cose diverse

Su questo carnevale circolano date che sembrano contraddirsi, e invece parlano di cose diverse.

La più antica riguarda l'Abbà, che nel XIV secolo era a capo della confraternita degli «stolti». La seconda è il 1905, quando fu creata la figura della Bela Tolera come regina della festa. La terza è il 1951, quando nacque il Gran Carnevalone, cioè la grande sfilata che dà il nome alla manifestazione. Tre figure, tre nascite.

La Società degli Stolti e don Cresti

La compagnia dell'Abbà non era esattamente devota. Per finanziarsi imponeva, sia pur scherzosamente, tasse dei più svariati generi durante il periodo di carnevale; e si racconta che i suoi membri «spaventavano vedove e zitelle e talvolta esigevano da esse anche un balzello», e che eleggevano l'Abbà come figura che istituiva tasse bizzarre e balzelli curiosi.

Poi arrivò il parroco. Nel 1434 don Giacomino Cresti, allora Preposto, riuscì a fermare questa società, che dovette mutare la propria festa in una vera e propria cerimonia religiosa e, preso San Sebastiano come santo protettore, cambiò nome in «Società di San Sebastiano». Gli Abbà riconvertiti fondarono con il prevosto la Veneranda Società di San Sebastiano, fecero opere per i poveri della città ed eressero a proprie spese l'altare di San Sebastiano, che ancora oggi sta alla sinistra dell'altare maggiore.

Da lì il ruolo cambiò di segno. All'Abbà spettava distribuire arance e dolciumi, liberare i carcerati e giudicare le controversie fra i chivassesi, e nel 1452 la Credenza Pubblica della Città gli riconobbe queste prerogative. La figura attraversò i secoli fino all'epoca napoleonica, e nel 1878 fu abolita.

La Bela Tolera, regina del mercato

Nel 1905 il Circolo di Agricoltura, Industria e Commercio detto «l'Agricola» — progenitore dell'attuale Pro Loco — creò la figura femminile. La Bela Tolera è la «Regina del Mercato», chiamata a rappresentare il tessuto economico e sociale della città, ed è interpretata ogni anno da una ragazza del posto. Ogni paese ha le sue: le figure degli altri carnevali storici hanno nomi, ruoli e date di nascita diversi.

Il suo seguito è cambiato nel tempo. In passato era accompagnata da una folta compagine di armigeri a cavallo, comandati dal più famoso «rubacuori» dell'anno, che fungeva da Cavaliere d'onore; poi i Cavalieri decaddero, e nel 1948 il Cavaliere d'onore fu sostituito con un personaggio realmente esistito, preso dalla storia di Chivasso: l'Abbà. Nello stesso anno fu stabilito che le maschere storiche dovessero vestire panni ottocenteschi, e la prima coppia fu quella di Matteo Cena e Francesca Tonengo.

Oggi l'Abbà veste la divisa ottocentesca della Veneranda Società di San Sebastiano — una divisa che si rifà a quella dei generali napoleonici di inizio Ottocento — ne reca le insegne e detiene le chiavi della città. Durante la sfilata la Tolera siede sul trono posto sul carro trionfale, che riproduce l'antica torre ottagonale, unico resto del castello dei Marchesi del Monferrato.

Il Carnevalone nato da un errore di previsione

La sfilata più grande, quella che dà il nome a tutto, è nata per sbaglio. Il Carnevalone nasce da una previsione del tempo sbagliata: la macchina organizzativa era già in moto, Abbà, Bela Tolera, dame e cavalieri erano stati investiti dei loro ruoli, le feste rituali erano avviate e tutto si preannunciava bellissimo.

Poi il tempo cambiò le carte. «Quell'anno le condizioni meteo impedivano di svolgere la consueta sfilata; gli organizzatori decisero di posticiparla alla domenica successiva, estendendo l'invito a tutti i carri non solo del Chivassese, ma anche di tutta la provincia di Vercelli, Torino, del Pinerolese e oltre.» Era il 1951, e da quel rinvio è nato il Gran Carnevalone.

Dall'Epifania alla prima domenica di Quaresima

Il calendario è lungo. Si comincia il giorno dell'Epifania, quando vengono presentati alla città, col sottofondo di pifferi e tamburi, coloro che ricopriranno i ruoli di Bela Tolera e Abbà, dame, alfieri e paggetti; le maschere fanno la loro prima uscita in abiti borghesi e poi si affacciano dal balcone sulle note di «Cimpa Tolera», l'inno del carnevale.

Poi c'è l'investitura. È una riproposizione storica che segue il canovaccio ottocentesco: alla fine del corteo per le vie della città si celebra una solenne messa in Duomo, davanti alla cappella di San Sebastiano, e si legge il proclama dal balcone; le chiavi della città l'Abbà le riceve dal sindaco a Palazzo Rubatto, sede della Pro Chivasso L'Agricola. Alla cerimonia partecipano il Magnifico Coro degli Abbà, le Bele Tôlere, la Veneranda Società di San Sebastiano, la Confraternita del Sambajon e dij Noasett, gli Sbandieratori e Musici di San Damiano d'Asti e la Filarmonica «Giuseppe Verdi», titolare dell'inno dell'Abbà; e si offre il cero al santo, con la consegna della spilla della Compagnia degli Abbà e di quella della Pro Chivasso l'Agricola. L'animazione musicale è stata affidata all'Accademia Corale Stefano Tempia, che ha eseguito la Missa Pontificalis Prima di Lorenzo Perosi con l'accompagnamento dell'organo Felice Bossi del 1843.

Il sabato grasso tocca alla regina: l'Incoronazione della Bela Tolera si tiene nella piazza centrale, sotto una pioggia di fuochi d'artificio, e da lì comincia una decina di giorni ininterrotti di visite, concerti, veglioni, spettacoli teatrali, gala mascherati, fagiolate e feste popolari. La fagiolata è benefica, e il ricavato è andato alla parrocchia di Santa Maria Assunta per il restauro delle volte del Duomo.

La sera del martedì grasso viene messo al rogo il fantoccio di messer Carnevale, in Piazza della Repubblica. Ma non è la fine: il Gran Carnevalone, il momento culminante, si tiene la prima domenica di Quaresima, cioè dopo.

Quattromila figuranti, fiori e coriandoli

La sfilata finale porta in strada numerosi carri allegorici provenienti dai maggiori carnevali piemontesi, spesso di dimensioni spettacolari, con oltre 4.000 figuranti, e richiama in città circa ventimila persone. I figuranti percorrono il perimetro del centro storico per ben due volte, accompagnati dal suono delle bande e dai balli delle maschere.

Ad aprire è sempre la corte: la Bela Tolera, l'Abbà, dame, alfieri e paggetti sul carro che riproduce la torre ottagonale. Poi arriva tutto il resto, e la particolarità — dicono — è che gli spettatori diventano protagonisti a loro volta.

Quello che si lancia è cambiato due volte. L'enorme quantità di fiori e coriandoli ha sostituito i tradizionali oggetti da lancio: le arance sino agli inizi degli anni Cinquanta e le caramelle sino al 1985.

Nel corteo i secoli si mescolano senza troppi riguardi: costumi antichi accanto a quelli moderni, maschere di Venezia vicino alla Gioconda, Gianduia, il Re d'Italia e Harry Potter, mentre le vecchie musiche popolari si alternano ai tormentoni di Sanremo. Ci sono Gianduia e Giacometta ma anche Spiderman, Lupin e Joker, personaggi dei videogiochi e dei cartoni animati, e perfino i disegni dei bambini; e arrivano maschere da altre città, come Bela Marin e Bicciolàno da Vercelli. Le prime tracce della festa si perdono nei secoli, e risalgono a circa seicento anni fa. Chivasso, del resto, è uno dei quattro carnevali storici del Piemonte, insieme a Borgosesia, Ivrea e Santhià.

Come arrivare alla festa

Partecipare al Carnevalone Storico a Chivasso è davvero semplice. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Chivasso è a 800 metri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Chivasso Centro: da lì bastano 5 minuti di guida (3,1 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.

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