Carnevale di Maiori 2027 - I grandi carri allegorici in cartapesta e ferro modellato
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: grancarnevaledimaiori.it, letta il 03/09/2026.
Il Carnevale di Maiori si tiene a Maiori, in provincia di Salerno, nei giorni del martedì grasso, la domenica precedente e quella successiva. Quattro gruppi di maestri cartapestai costruiscono giganteschi carri allegorici in ferro modellato e cartapesta, alti fino a 11 metri, che sfilano sul lungomare Amendola accompagnati da gruppi coreografici in costume. Il Gran Carnevale Maiorese nasce ufficialmente nel 1971 ed è inserito fra i Carnevali Storici d'Italia.
Le origini e il nome del Carnevale
Le origini della festa a Maiori risalgono intorno al 1400. La parola stessa viene dal latino carnem levare, che significa letteralmente «eliminare la carne», e indicava il banchetto dell'ultimo giorno di Carnevale, il martedì grasso, subito prima del digiuno e dell'astinenza della Quaresima — i 40 giorni, quanti ne trascorse Gesù nel deserto, che si aprono col Mercoledì delle Ceneri.
I festeggiamenti si concentravano per lo più nel giovedì grasso e nel martedì grasso, l'ultimo giovedì e l'ultimo martedì prima della chiusura delle giornate carnevalesche. Erano i giorni in cui era lecito lasciarsi andare, liberarsi da obblighi e impegni e dedicarsi interamente allo scherzo e al gioco. Mascherarsi rendeva irriconoscibili il ricco e il povero, e ogni differenza sociale scompariva.
Il 1971 e le pedane in movimento
Le basi del Gran Carnevale Maiorese erano state gettate l'anno precedente. Lo scopo di allora era coinvolgere tutti i paesi della costa: da Cetara a Tramonti, da Atrani ad Amalfi. Quello che lo rese unico fin da subito fu lo spirito alla portata di tutti, recepito come folklore e tradizione.
I carri, però, non erano di cartapesta. Erano messe in scena di opere teatrali — alcune drammatiche, altre inverosimili — frutto di ricerche accurate, con scenografie e musiche adatte, e tutto si svolgeva su pedane in movimento. Sui carri suonavano gruppi musicali dal vivo, e durante la sfilata si cantavano canti a tema inventati per l'occasione. In una di quelle scene i ragazzi banchettavano davvero: vera era la frutta, vero il pane, vero il pollo arrosto e vero soprattutto il vino. Non era una sfilata di carri come oggi, ma un insieme di eventi.
Dalla metà degli anni Settanta i maestri artigiani locali cominciarono a usare il ferro e la cartapesta per costruire i carri allegorici, sempre su un'idea originale e su un forte messaggio sociale. Alla fine del decennio i carri avevano ormai un ruolo sempre più importante nella manifestazione, di pari passo con la loro evoluzione artistica.
Ferro battuto e fogli di giornale
La lavorazione comincia molto prima della festa: i carri si costruiscono a partire da novembre e dicembre. I maestri cartapestai partono da fogli di carta di giornale e da strutture portanti in ferro, e da lì arrivano a opere alte fino a 11 metri. È la vecchia usanza del ferro battuto associato alla cartapesta, e il lavoro passa dal bozzetto grafico all'opera finita, sotto una tematica scelta ogni anno, intorno a cui ruotano idee, schizzi e bozzetti.
Il motto del Gran Carnevale dice esattamente questo: «Dai diamanti non nasce niente, dal ferro e dalla cartapesta nascono i colori del Carnevale di Maiori». La tecnica è rimasta quella, il ferro modellato a mano e la cartapesta, e su quella si misura la qualità dei carristi.
Sono in quattro, ognuno con la sua troupe. Alessio è un giovane artista che lavora il ferro e modella la cartapesta. Antonio Mennella guida i Monelli, un gruppo fatto da moltissimi giovani che si avvicinano all'arte della cartapesta. Salvatore cominciò prima di avere compiuto dieci anni, con il Gruppo dei Reduci dai Pagliacci, quando i soldi erano pochi: i coriandoli si facevano grattando il polistirolo. Di quegli anni ricorda un carro con una maestosa aragosta tutta in ferro, realizzata dal Maestro Erasmo Amato, e se stesso fra gli incartatori con le mani ghiacciate.
Quattro gruppi e i loro ballerini
I gruppi costruttori sono quattro, numerosi e affiatati, e non sono fatti solo di singoli appassionati: ci sono intere famiglie e gruppi di amici, anche dei paesi limitrofi. Ognuno porta con sé il proprio corpo danzante, perché senza i carri non è Carnevale, ma senza la musica e il ballo non c'è divertimento.
L'associazione Gli Invisibili è nata nel 2019, dopo che i suoi costruttori si erano cimentati per anni in vari gruppi storici del Gran Carnevale. L'associazione culturale RIO, che prende il nome da un cartone animato, partecipa dal 2011. Insieme ai maioresi ci sono gli abitanti delle altre città della Costa d'Amalfi che hanno scelto di mettersi in gioco. Non succede solo qui, e le pagine dei carnevali storici raccolgono le altre feste.
La sfilata sul lungomare Amendola
La sfilata si tiene nei giorni del martedì grasso, la domenica precedente e quella successiva, e per circa dieci giorni le strade del paese sono invase da turisti e cittadini. Il percorso costeggia il centro storico e confluisce sul lungomare, da via Nuova Chiunzi fino al porto turistico, con il panorama della Costiera Amalfitana sullo sfondo. Si parte da palazzo Mezzacapo, dove hanno luogo concerti e spettacoli, dominato dal castello di San Nicola di Toro Plano; sul Lungomare Amendola le opere restano esposte all'aria aperta fin dalla mattinata, dopo il taglio del nastro.
Ogni anno si realizzano in media quattro giganteschi carri di cartapesta semoventi. Davanti a loro camminano i gruppi coreografici in costume, con balli ed esibizioni in tema, e, al passaggio delle opere, il mare davanti a Maiori si illumina dei colori dei fuochi.
Giurie, coppa e la memoria di Roberto Di Martino
Alla fine della sfilata i ballerini, che hanno ballato per ore aprendo la strada ai carri, si esibiscono al porto e mostrano le coreografie create per l'occasione. Lì si chiude tutto, con l'assegnazione del trofeo e la proclamazione dei vincitori, che avviene per il verdetto di una giuria tecnica. A valutare i carri sono i componenti della Fondazione Carnevale di Putignano e cinque rappresentanti del Carnevale di Viareggio; i balletti li giudicano nove maestri di danza provenienti dalle scuole della Campania. Ci sono anche i concorsi per la miglior maschera e per il carro dell'anno.
La coppa che finisce in vetrina fu donata agli inizi degli anni Ottanta dall'Azienda autonoma soggiorno e turismo al comitato organizzativo, con l'intento di farla girare ogni anno fra i vincitori: restaurata, oggi è dedicata alla memoria di Roberto Di Martino. Il Gran Carnevale è inserito fra i Carnevali Storici d'Italia, ha il sostegno economico del Ministero della Cultura ed è riconosciuto dal Mibac fra i promotori della cultura e del patrimonio immateriale.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Maiori per il Carnevale chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Vietri sul Mare-Amalfi, a 16 chilometri da qui, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: uscendo allo svincolo di Vietri sul Mare aspetta un percorso di 15 chilometri che in 14 minuti porta a destinazione.
Da vedere qui intorno
Da queste parti si festeggia anche cosi'.
- Falò di Sant'Antonio Abate a Vibonati — gennaio
- Sagra del Carciofo Bianco ad Auletta — aprile
- Principatus Salerni a Salerno — ottobre