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Carnevale Medievale Sancascianese a San Casciano in Val di Pesa 2027 - Un carnevale senza maschere, dove si vince recitando

7 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Si tiene
ultima domenica di marzo — quest'anno 28 marzo 2027
Dove piazza principale, San Casciano in Val di Pesa

Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 20/09/2026.

Il Carnevale Medievale Sancascianese si tiene a marzo a San Casciano in Val di Pesa, in provincia di Firenze, nel cuore del Chianti, e dura due giornate. Non si tratta del classico carnevale con maschere e coriandoli: qui il borgo si veste di Medioevo, e le cinque contrade — Cavallo, Gallo, Giglio, Leone e Torre — si sfidano con brevi rappresentazioni teatrali davanti a una giuria. Chi mette in scena la storia migliore si porta a casa la chiave del borgo.

Cinque contrade, cinque spettacoli, una giuria

Ognuna delle cinque contrade organizza un corteo nel corso del quale hanno luogo delle «scene» che culminano in uno spettacolo teatrale. Il tema non è fisso: ogni contrada prepara un proprio spettacolo, ogni anno con un tema diverso.

La domenica si entra nel vivo con la rappresentazione delle cinque pièce allestite dalle contrade, al cospetto di una giuria di esperti costituita da storici, docenti, artisti, influencer e personaggi del mondo dello spettacolo e del teatro. Il criterio non è solo la bravura: si premia la storia più avvincente, giudicando la «storicità» degli eventi raccontati e il rigore filologico di abiti, scenografie, suppellettili in «stile medievale». In campo, le coreografie sono dirette dal Capocontrada e dal Capitano di Sfilata.

Il premio è la «Chiave» del paese, la chiave del castrum. Prima che riparta la gara, la contrada vincitrice dell'ultima edizione riconsegna la chiave rimettendola in palio.

Il notaio che nel 1357 approvò lo Statuto

La cerimonia d'apertura, in Piazza della Repubblica, celebra il giorno in cui, finita la costruzione delle mura del Castrum, il notaio fiorentino Francesco Davanzati approvò davanti alla cittadinanza lo Statuto che regolava la vita sociale all'interno del Castello, il 20 marzo 1357.

E la chiave, alla fine, arriva alla contrada vincitrice direttamente dalle mani del notaio, sotto gli occhi del Sindaco e del presidente dell'Associazione delle Contrade.

San Casciano era fiorente già nel XIII secolo e fu sottoposto a un duro assedio militare nel 1325, quando le terre di San Casciano erano contese tra Firenze e i suoi nemici; l'assedio è legato alle imprese di Castruccio Castracani. L'epoca di riferimento della festa è il periodo compreso fra XIII e XIV secolo, e gli abiti seguono gli stilemi dei secoli XI-XIV.

Il capannone del Ponterotto, dove il carnevale si costruisce

Quello che si vede in piazza nasce nel quartier generale del Ponterotto, il capannone comune dove le contrade portano a termine le loro creazioni e allestiscono le prove degli spettacoli. Nei mesi di gennaio, febbraio e marzo le contrade si preparano costruendo i carri allegorici, cucendo i vestiti, provando le scene che andranno a costituire lo spettacolo finale di ognuna di esse.

L'organizzazione arriva a coinvolgere fra i seicento e i settecento volontari.

Il lavoro spazia dalla stesura dei testi teatrali e del percorso drammaturgico costruito dal basso alla messa in scena, alla realizzazione dei carri simbolici, alle sfilate allegoriche, alle coreografie musicali, all'abilità sartoriale che permette la realizzazione di centinaia di abiti. I testi sono inediti, realizzati dai cittadini e dalle cittadine, tutto rigorosamente in forma artigianale. Negli ultimi giorni si sta fra carri da finire, costumi da cucire, coreografie da limare, trucchi da inventare.

La giornata, dal mattino alla cena sul Poggione

Entrando nel borgo già di buon mattino si cammina tra figuranti in costume d'epoca, che si preparano agli spettacoli e ai cortei della giornata. Nel pomeriggio inizia il corteo delle contrade per le vie del paese, e le cinque si esibiscono a turno per mostrare il gran lavoro svolto nei mesi precedenti: una sfida tra scene epiche, danze leggiadre, carri e interpretazioni. Anche altrove ci si misura così: gli altri carnevali dove i gruppi si sfidano hanno regole proprie.

Verso sera giunge il momento della cerimonia di chiusura, un'esibizione che coinvolge i musici e gli sbandieratori. A conclusione della giornata tocca alla celebre cena medievale sul Poggione, al Parco Dante Tacci: una grande cena conviviale che riunisce le contrade e i visitatori. Durante la giornata funziona la locanda delle Contrade.

Intorno, il centro storico — da Piazza della Repubblica a via Lucardesi, fino a Piazza Pierozzi, all'Arena entro le mura, a piazza delle Erbe, a via Machiavelli e al Parco Dante Tacci — si riempie di accampamenti medievali, mercati artigianali, banchi tematici e laboratori, con giocolieri, trampolieri, giullari e spettacoli di falconeria, tiro con l'arco, giochi medievali e laboratori didattici. L'accampamento medievale è popolato da armigeri, cavalli e cavalieri. Ai giardini di piazza della Repubblica si tiene il mercato dell'artigianato e del vintage «Fatto a mano, gusto autentico», e c'è anche il Mercato della Terra Slowfood.

Ad aprire la sfilata arrivano le delegazioni dei Carnevali d'Italia: l'Associazione Internazionale del Carnevale di Venezia, il Carnevale di Viareggio, il Carnevale di Foiano della Chiana, il Carnevale medievale di Calenzano, il Gruppo folkloristico del Carnevale di Castrovillari, il Carnevale Storico di Verrès e il Corteo storico della Repubblica Fiorentina.

Che cosa si racconta

In un'edizione le cinque contrade hanno portato in scena cinque storie diverse. Il Cavallo ha rievocato San Casciano attorno alla metà del Trecento, quando il borgo cominciava a definirsi come comunità strutturata, e l'incursione di Fra' Moriale, avventuriero, franco cavaliere e famoso capitano di ventura, di origine provenzale, ex monaco-cavaliere ospedaliere di San Giovanni datosi alla più redditizia vita di rapina.

Il Leone ha messo in scena l'origine della Carta di Fabriano nel XIII secolo, con al centro l'invenzione della filigrana: il giovane mugnaio Giano, ispirato da un viandante portatore della carta come «memoria fatta d'acqua», riesce a trasformare stracci e acqua in fogli resistenti e leggeri, ma inizialmente privi di anima, e capisce come imprimere nella carta un segno invisibile.

Il Gallo ha scelto una leggenda medievale che ha per protagonista una pianta simbolo della Toscana, l'ulivo: il viaggio di un figlio attraverso la memoria, il pregiudizio e la conoscenza, intorno a un ulivo nero e contorto, temuto dalla comunità perché ritenuto dimora di streghe e presagio di male. Il Giglio ha raccontato San Francesco e il Cantico delle Creature, dipanando le vicende di Perseppio dei Donni, un nobile discendente da una stirpe di cavalieri. La Torre ha immaginato la Misericordia apparire in una visione mistica all'inquisitore Pietro da Verona, intento a debellare l'eresia con le armi, per esortarlo a rivedere il suo operato.

A suon di tamburi e colpi di battute in rima la manifestazione diffonde messaggi di pace, esprime il desiderio di unità e afferma il valore dei diritti umani.

Chi la organizza, e uno studio che la racconta

Il Carnevale Medievale Sancascianese è promosso e organizzato dall'Associazione delle Contrade Sancascianesi, in collaborazione con il Comune di San Casciano in Val di Pesa e la Pro Loco; all'organizzazione partecipano anche altre associazioni della rete presente sul territorio, inclusa quella che gestisce il teatro cittadino.

Sulla festa esiste anche uno studio: frutto di una lunga ricerca etnografica, un testo che «descrive ed analizza una delle tante rievocazioni storiche italiane, il carnevale medievale di San Casciano in Val di Pesa».

Più che una semplice festa, il Carnevale medievale sancascianese è oggi un appuntamento identitario per la comunità, capace di valorizzare la memoria storica e il lavoro collettivo dei suoi abitanti. Molti paesi fanno lo stesso con il proprio passato: sono le altre rievocazioni d'Italia.

Come arrivare alla festa

Raggiungere il Carnevale Medievale Sancascianese a San Casciano in Val di Pesa richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Montelupo-Capraia, a 18 chilometri da San Casciano in Val di Pesa, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di San Casciano ha davanti un percorso di 2,5 chilometri che in 3 minuti porta a destinazione.

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