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Lo sciopero dell'8 marzo: come è nata la mobilitazione globale

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Lo sciopero dell'8 marzo nasce nel 2017: quell'anno, per la prima volta, la mobilitazione si tenne in oltre cinquanta Paesi contemporaneamente, coordinata da un gruppo internazionale. L'anno dopo i Paesi coinvolti erano più di centosettanta. Il modello, però, è più antico.

La prima prova generale è islandese, ed è del 1975.

Prima dello sciopero: la giornata

La Giornata internazionale della donna ha radici nel movimento socialista di inizio Novecento, e la sua storia comincia con una marcia.

Nel 1908, a New York, quindicimila donne sfilarono chiedendo orari più brevi, paghe migliori e il diritto di voto: centinaia di operaie del settore tessile e dell'abbigliamento manifestarono a Rutgers Square, a Manhattan, per il sindacato e per il voto. L'anno dopo la protesta sfociò nella sollevazione di trentamila confezioniste e nella nascita del primo sindacato permanente per le lavoratrici negli Stati Uniti.

Nel 1909 il Partito socialista americano proclamò il primo National Woman's Day.

Copenaghen 1910: l'idea

Il passaggio dalla protesta nazionale a quella internazionale avviene in una sala di congresso.

Al secondo Congresso internazionale delle donne socialiste, tenuto a Copenaghen il 26 e 27 agosto 1910, Clara Zetkin — insieme a Luise Zietz — propose di organizzare ogni anno una giornata internazionale delle donne in ogni Paese, con un obiettivo dichiarato: il suffragio femminile.

Alla conferenza c'erano cento donne provenienti da diciassette Paesi, e la proposta fu approvata all'unanimità.

Un dettaglio che di solito si perde: la data non era l'8 marzo. Le prime celebrazioni, nel 1911, si tennero in Austria, Danimarca, Germania e Svizzera; nel 1913 le donne russe celebrarono la loro prima giornata l'ultima domenica di febbraio, e nel 1914 in Europa si tennero raduni attorno all'8 marzo.

1917: la data si fissa

L'8 marzo diventa la data di tutti dopo lo sciopero delle donne russe del 1917.

Il 23 febbraio del calendario giuliano — l'8 marzo per il nostro — le lavoratrici di Pietrogrado incrociarono le braccia e manifestarono per «pane e pace». Quattro giorni dopo lo zar fu costretto ad abdicare, e il governo provvisorio concesse alle donne il diritto di voto.

La data fu fissata formalmente nel 1921, quando una conferenza a Mosca approvò all'unanimità l'8 marzo in ricordo di quella giornata.

Da lì il percorso è noto: in Italia la ricorrenza si celebra dal 1922, durante la guerra fredda fu ufficializzata in molti Paesi del blocco comunista, e nel 1977 le Nazioni Unite ne favorirono l'adozione globale.

L'Islanda, 1975

Il primo sciopero nazionale guidato da un movimento femminile non cade l'8 marzo e non avviene in Russia: è islandese, e la data è il 24 ottobre 1975.

La caratteristica che lo rese diverso da uno sciopero sindacale è chi vi partecipò: non solo le lavoratrici, ma anche le casalinghe. Fermarsi voleva dire rendere visibile tutto il lavoro femminile, quello retribuito e quello che non lo è.

È il modello che gli scioperi dell'8 marzo avrebbero ripreso venticinque anni dopo.

2000, 2017, 2018: la mobilitazione globale

Il primo International Women's Strike fu lanciato l'8 marzo 2000, con una rivendicazione precisa: giustizia per il lavoro non riconosciuto delle donne.

La svolta arriva nel 2017. Un gruppo di coordinamento internazionale mise in rete le mobilitazioni nazionali — fra i primi Paesi collegati Polonia, Israele, Italia, Corea del Sud e Russia, poi Irlanda, Brasile e Messico — e lo sciopero si tenne in oltre cinquanta Paesi. Il movimento è noto anche con il nome spagnolo di Paro Internacional de Mujeres.

L'anno dopo la scala cambia ancora: nel 2018 lo sciopero dell'8 marzo fu convocato da organizzazioni femministe in tutto il mondo e sostenuto in più di centosettanta Paesi.

Le richieste erano tre: la fine della violenza contro le donne, la fine della disuguaglianza di genere e la misurazione dello sfruttamento delle donne nel lavoro.

Perché uno sciopero, e non solo un corteo

La differenza fra le due forme non è di intensità, ma di logica.

Il corteo mostra quante sono. Lo sciopero mostra che cosa succede quando si fermano: è la stessa idea del 1975 islandese, applicata alla data che il 1917 aveva reso simbolica.

Ed è il motivo per cui la mobilitazione dell'8 marzo, dal 2017 in poi, non riguarda soltanto il lavoro retribuito: si ferma anche il lavoro domestico e di cura, quello che non compare in nessuna statistica sull'occupazione.

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