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Festa della Donna · Storia e origini

La vera storia dell'8 marzo - origini della Festa della Donna

10 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

La Festa della Donna si celebra l'8 marzo. La data non viene da un incendio in una fabbrica di New York: della fabbrica Cotton non sono rimaste tracce storiche, e l'incendio vero, quello della fabbrica Triangle, è del 25 marzo 1911 e costò la vita a 146 lavoratori, 123 dei quali donne. L'8 marzo fu fissato a Mosca il 14 giugno 1921 dalla Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, per ricordare la manifestazione contro la guerra con cui le donne di San Pietroburgo avviarono nel 1917 la prima fase della rivoluzione russa. In Italia la giornata si celebra dal 1922, e la mimosa è il suo simbolo dal 1946.

La fabbrica Cotton non è mai esistita

Secondo la tradizione, la Festa della Donna si celebra in alcuni Paesi dal 1908, in memoria delle operaie che persero la vita nell'incendio di una fabbrica di New York, l'8 marzo di quell'anno, di cui però non sono rimaste tracce storiche.

La leggenda circola in almeno due versioni. In alcuni Paesi si fa riferimento a un episodio in cui alcune operaie americane, chiuse in fabbrica dal padrone perché non partecipassero a uno sciopero, persero la vita a causa di un incendio nel 1857; in Italia e altrove si è fatto spesso riferimento a un rogo del 1911 a New York nel quale sarebbero morte 134 donne, e la leggenda narra che avvenne in una fabbrica di camicie — peraltro inesistente — l'8 marzo. Per molti anni l'origine della ricorrenza è stata attribuita a una tragedia del 1908 che avrebbe avuto come protagoniste le operaie dell'industria tessile Cotton di New York, rimaste uccise in un incendio: quell'episodio è stato confuso con un altro incendio accaduto nella stessa città nel 1911.

L'incendio con cui l'episodio è stato confuso è quello della fabbrica Triangle, a New York, dove persero la vita 146 lavoratori, tra cui 123 donne, molte delle quali italiane. La data è il 25 marzo 1911, non l'8 marzo, e fu il più grave incidente industriale della storia americana: ebbe l'effetto di moltiplicare le proteste.

Le pioniere vengono da molto prima, e una finì sul patibolo

Furono gli ideali di fraternità, eguaglianza e libertà che ispirarono Olympe de Gouges (1748-1793): fu lei la pioniera in assoluto, promotrice della prima Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, dove affermò che la donna, avendo «il diritto di salire al patibolo» a causa delle sue opinioni, aveva anche quello di «salire alla tribuna». Le rivendicazioni furono poi portate avanti, tra le altre, dall'illuminista britannica Mary Wollstonecraft (1759-1797), autrice della bellicosa Rivendicazione dei diritti della donna.

La nascita ufficiale del movimento è avvenuta nel 1848, anno dello storico Congresso sui diritti delle donne, a Seneca Falls (New York), nel quale fu chiesta la cittadinanza politica per «negri» e «donne», indetto dalle attiviste Elisabeth Cady Stanton (1815-1902) e Susan B. Anthony (1820-1906), detta la «Napoleone del movimento delle donne».

Le prime a sfidare la società sono state la repubblicana e mazziniana Anna Maria Mozzoni (1837-1920), la cattolica Teresa Labriola (1873-1941) e la socialista Anna Kuliscioff (1854-1925), ispiratrice della legge per la tutela del lavoro femminile e dei fanciulli e del diritto di voto alla donna, che definiva ironicamente «il primo animale domestico dell'uomo». Mozzoni avanzò 198 richieste — fra cui diritto di voto, accesso all'istruzione e separazione dei beni — e ottenne una sola vittoria: l'abrogazione dell'autorizzazione maritale, che fra le altre cose impediva alle donne di iniziare un'attività commerciale senza il consenso del marito. L'ammissione delle donne a licei, ginnasi e università avvenne solo nel 1874, e dal 1877 al 1900 le laureate furono 224; intanto si diffondeva la consapevolezza dello sfruttamento femminile, con i primi scioperi — per prime scioperarono le mondine, nel 1883 — e la nascita dei sindacati, il primo dei quali fu quello delle lavoratrici tessili, nel 1889.

Stoccarda 1907, e il primo Woman's Day che cadeva in febbraio

I fatti che hanno realmente portato all'istituzione della festa sono legati alla rivendicazione dei diritti delle donne, e in particolare del voto. Dal 18 al 24 agosto 1907 si tenne a Stoccarda il VII Congresso della II Internazionale socialista, che votò una risoluzione in cui si impegnavano i partiti socialisti a «lottare energicamente per l'introduzione del suffragio universale delle donne, senza allearsi con le femministe borghesi che reclamavano il diritto di suffragio, ma con i partiti socialisti che lottano per il suffragio delle donne». Pochi giorni dopo, il 26 e 27 agosto, si svolse la Conferenza internazionale delle donne socialiste: fu istituito l'Ufficio di informazione delle donne socialiste, Clara Zetkin ne fu eletta segretaria, e la rivista «L'uguaglianza» divenne l'organo dell'Internazionale delle donne socialiste.

Il 3 maggio 1908 la conferenza del Partito socialista a Chicago venne ribattezzata «Woman's Day», e vi si parlò dello sfruttamento dei datori di lavoro nei confronti delle operaie, delle discriminazioni sessuali e del diritto di voto; alla fine di quell'anno il Partito socialista americano decise di dedicare l'ultima domenica del febbraio successivo a una manifestazione per il voto alle donne. Fu così che il 23 febbraio 1909 negli Stati Uniti si celebrò il primo Woman's Day ufficiale, poi National Woman's Day, in onore dello sciopero dei lavoratori del settore vestiario durante il quale le donne protestarono per le condizioni lavorative dell'epoca.

L'idea passa in Europa l'anno dopo. Durante la seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste, a Copenaghen il 26 e 27 agosto 1910, si decise di seguire l'iniziativa americana istituendo una giornata internazionale, con un testo firmato «Clara Zetkin, Käthe Duncker e compagne»: «In accordo con le organizzazioni politiche e sindacali del proletariato di classe nei rispettivi paesi, le donne socialiste di tutti i paesi organizzano ogni anno una Giornata Internazionale della Donna, dedicata principalmente alle lotte per il suffragio femminile. La Giornata Internazionale della Donna deve avere un carattere internazionale e richiedere un'accurata preparazione». Nei primi anni ogni Paese sceglie il suo giorno: in Francia la manifestazione ebbe luogo il 18 marzo 1911, nel quarantennale della Comune di Parigi, così come a Vienna, dove alcune manifestanti portarono con sé bandiere rosse — simbolo della Comune — per commemorare i caduti di quell'insurrezione.

Perché proprio l'8: Pietrogrado 1917, deciso a Mosca nel 1921

Durante le celebrazioni della Giornata della donna lavoratrice dell'8 marzo 1917 a San Pietroburgo — il 23 febbraio secondo il calendario giuliano allora in vigore nell'Impero Russo — le donne della capitale guidarono una grande manifestazione che invocava la fine della guerra, e quella protesta contro lo zarismo avviò la prima fase della rivoluzione russa.

Il 14 giugno 1921 la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, tenuta a Mosca una settimana prima dell'apertura del III congresso dell'Internazionale comunista, fissò all'8 marzo la «Giornata internazionale dell'operaia». Fino a quel momento i singoli Paesi avevano scelto giorni diversi per la celebrazione.

Non è provato che Clara Zetkin, nel 1910, avesse scelto l'8 marzo per ricordare operaie americane morte due anni prima in un incendio; è invece documentato che a fissare il giorno delle donne all'8 marzo fu la Conferenza internazionale delle donne comuniste del 1921, «per ricordare una manifestazione di donne con cui si era avviata la prima fase della rivoluzione russa».

In Italia arriva tardi, e la mimosa nasce con una tradizione inventata

In Italia la prima giornata dedicata alle donne venne festeggiata il 12 marzo 1922. Altrove era cominciata prima, e in forma sporadica: dai sindacati e dai movimenti femministi negli Stati Uniti a partire dal 1909, in alcuni paesi europei dal 1911.

Nel settembre 1944 a Roma è stato istituito l'UDI, Unione Donne Italiane, e si decise di celebrare l'8 marzo successivo nelle zone liberate; poi, con la fine della guerra, l'8 marzo 1946 fu celebrato in tutta l'Italia e vide la prima comparsa del suo simbolo: la mimosa, fiore scelto perché facilmente reperibile su tutto il territorio nazionale e che normalmente fioriva spontaneo, già prima di quella data, in molte località del centro-sud dell'Italia.

A proporla furono tre dirigenti dell'UDI: Teresa Noce, Rita Montagnana e Teresa Mattei, che nel 1946 indicarono questo fiore come simbolo, consigliandolo a Luigi Longo, allora tra i dirigenti del PCI, in risposta al suo suggerimento di regalare un fiore come si faceva già in Francia, dove nella giornata dell'8 marzo si donavano mughetti e violette. La stessa Mattei, per dare maggiore peso al suggerimento, avrebbe inventato una finta tradizione cinese relativa al fatto che la mimosa simboleggiasse «il calore della famiglia e la gentilezza femminile». Il fiore aveva comunque ragioni concrete: sboccia all'inizio di marzo, costa poco e, nonostante appaia fragile, cresce anche sui terreni più difficili; il giallo, inoltre, è un colore che rappresenta il passaggio dalla morte alla vita. L'edizione del 1947 venne dedicata alle donne che facevano parte dell'Assemblea Costituente, e il dolce che accompagna la giornata — la torta mimosa, pan di Spagna tagliato a cubetti e crema pasticcera — è nato negli anni Cinquanta a Rieti.

Dalle leggi del dopoguerra alle piazze del 1972, fino all'ONU

Con il decreto legislativo del 1º febbraio 1945 le donne italiane conquistarono il voto, e votarono per la prima volta il 2 giugno 1946, in occasione del referendum per la scelta tra Monarchia e Repubblica; la parità giuridica formale è arrivata con la Costituzione del 1948, che stabilisce l'uguaglianza dei cittadini senza distinzione di sesso, la parità dei coniugi rispetto ai figli e la parità tra uomo e donna sul lavoro. Sono poi seguite la legge sulla parità di remunerazione, nel 1956, e quella sull'ammissione della donna a tutti i pubblici uffici del 1963, compresa la Magistratura; in quel clima sono nate la legge sul divorzio del 1970, confermata col referendum del 12 maggio 1974, e quella sull'aborto del 1978, confermata dal referendum del 5 agosto 1981, mentre la tappa determinante fu la riforma del Diritto di famiglia del 1975, che ha cancellato il concetto di «capofamiglia» e l'attenuante per delitti d'onore stabilita dal codice Rocco del 1930.

La giornata diventa manifestazione di massa negli anni Settanta. L'8 marzo 1972 la giornata della donna a Roma si tenne in piazza Campo de' Fiori: vi partecipò anche l'attrice statunitense Jane Fonda, che pronunciò un breve discorso di adesione, mentre un folto reparto di polizia era schierato intorno alla piazza in completo assetto antisommossa con scudi e manganelli. Nella piazza circa ventimila donne manifestavano con cartelli cantando le loro canzoni e chiedendo la legalizzazione dell'aborto e la liberazione omosessuale; il matrimonio venne definito «prostituzione legalizzata», e circolò un volantino in cui si chiedeva che non fossero lo Stato e la Chiesa, ma la donna ad avere il diritto di amministrare l'intero processo della maternità.

Il riconoscimento internazionale arriva in due tempi: il 1975 è stato definito dalle Nazioni Unite Anno Internazionale delle Donne, e la giornata è stata adottata globalmente come giornata internazionale su impulso dell'ONU nel 1977; nel periodo della Guerra fredda era stata ufficializzata come festa nazionale delle lavoratrici in molti paesi del blocco comunista. I colori sono rimasti quelli dei movimenti — il viola per la giustizia e la dignità, il verde per la speranza — e le tracce sono anche nella toponomastica: in molte città d'Italia sono stati intitolati all'8 marzo strade e giardini, e l'8 marzo del 2012, per la prima volta in Italia, sul pennone del ponte di mezzo, davanti al palazzo del comune di Pisa, venne fatta sventolare la bandiera delle donne.

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