Feste ItalianeIl magazine delle feste d'Italia

Home » Feste Patronali

Feste Patronali

Beata Cristiana a Santa Croce sull'Arno 2027 - La storia della Beata e del suo monastero

7 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
4 gennaio 2026

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: santiebeati.it, letta il 02/09/2026.

La festa della Beata Cristiana si celebra a Santa Croce sull'Arno, in provincia di Pisa, il 4 gennaio: la città la elesse sua patrona, dichiarò giorno festivo il suo dies natalis e la fece raffigurare sul gonfalone comunale. Per la festa si distribuiscono i «panellini», in ricordo di quando Cristiana aprì il monastero per i soccorsi durante una carestia, e i fedeli raggiungono in autobus via della Gremina, in zona industriale, dove li aspetta una stele di tre metri. Oringa Menabuoi, in religione Cristiana da Santa Croce, morì il 4 gennaio 1310; papa Pio VI, con decreto del 15 giugno 1776, ne confermò formalmente il culto con il titolo di beata.

Oringa, la bambina che badava alle pecore

A Santa Croce sull'Arno, fra il 1237 e il 1240, in una famiglia di umili condizioni, nacque una bambina che fu battezzata Oringa. Rimase presto orfana di madre, e il padre Sabatino nutrì per lei un affetto particolare; verso i dieci anni si ammalò gravemente e restò a letto a lungo.

Non ricevette alcuna istruzione, come era normale allora, e i fratelli la posero a guardia del bestiame al pascolo. Fu lì, mentre era sola a badare alle pecore, che cominciò a curare la preghiera con particolare dedizione, e le lunghe giornate all'aperto le permisero una contemplazione singolare del Creato. Nel piccolo borgo natio apprese da alcuni sacerdoti i fondamenti della fede e la sostanza delle Sacre Scritture; in quegli anni il movimento francescano era molto popolare, e Oringa ne unì l'influsso alla devozione verso l'Arcangelo Michele.

Preferì dedicarsi al Signore e non volle sposarsi, nonostante le pressioni dei familiari. Per evitare che i fratelli la promettessero in sposa contro la sua volontà, fuggì di casa.

Da Lucca al Gargano, e poi Roma

I primi a ospitarla furono, ad Altopascio, i frati ospitalieri detti del Tau, dediti alla cura dei malati e all'accoglienza dei pellegrini. Si diresse quindi a Lucca, dove giunse intorno al 1258 e si procurava vitto e vesti servendo come domestica: almeno fino al 1266 lavorò presso il Cavalier Cortevecchia, un nobile dalla vita esemplare.

Nel 1265 intraprese un pellegrinaggio al santuario di San Michele al Gargano, e a Roma, avendo fatto voto di visitare i corpi dei martiri fino alla morte. A Roma si trattenne circa dieci anni, pregò nelle basiliche e sulle tombe dei martiri, e anche lì continuò ad aiutare chi soffriva. Fu in questo periodo che venne chiamata Cristiana, per la sua condotta devota.

Poi andò ad Assisi, a pregare alla Porziuncola. Lì il Signore le mostrò in visione una casa, e le ispirò la fondazione di un monastero nella sua Santa Croce sull'Arno.

La casa concessa dal Comune nel 1279

Nel 1277 Oringa tornò nel borgo natio, e insieme a un gruppo di donne diede vita a una comunità secondo la regola delle terziarie francescane. Due anni dopo arrivò la casa: il 31 ottobre 1279 il Consiglio comunale le concesse un edificio in contrada San Nicola, «nella quale potessero vivere lei e le altre che le si unissero nel servizio del Signore»; nel mese di dicembre ci furono la delibera e il perfezionamento della donazione.

Il 24 dicembre 1279 vi si rinchiuse con alcune compagne, e da lì cominciò il monastero di Santa Maria Novella, dedicato anche a San Michele. Nel 1286 il vescovo permise di costruire un oratorio «nel quale potete dedicarvi alla lode divina, fare atti di penitenza e recitare fruttuose orazioni».

Cristiana dettò le Costituzioni del monastero, e da quelle si legge lo stile di vita della comunità: «humiltà di core et corpo», l'invito a «essere studiose» e a comportarsi «maturamente et pacificamente», con le cose spirituali da «preponre alle temporali».

Sotto la regola di sant'Agostino

Nato come reclusorio nel 1279, quindici anni dopo il monastero cambiò natura. Un documento del 23 gennaio 1294, con cui il vescovo di Lucca Paganello dei Porcari concedeva alla comunità alcuni privilegi, le chiama per la prima volta «monache dell'Ordine di S. Agostino»: fu forse lo stesso vescovo a consegnare loro la regola del Santo, dopo la prima impostazione francescana.

Attorno a quegli anni arrivarono i riconoscimenti degli altri ordini: nel 1293 una lettera di fraternità dal Maestro Generale degli Umiliati, nel 1295 il Generale degli Agostiniani che estese alle religiose i beni spirituali dell'Ordine, nel 1296 il cardinale legato di Firenze che confermò alla comunità il potere di eleggere la badessa, e il 10 marzo 1298 un'altra lettera di fraternità dal priore generale dei Servi di Maria. Nel 1303 il nuovo vescovo lucchese, il francescano Enrico del Carretto, esortò i fedeli a contribuire con le elemosine ai lavori di ampliamento, «poiché nel suo oratorio si celebra tutti gli anni con speciale e sincera devozione la solennità della Concezione della Gloriosissima Vergine Maria» — una consuetudine già in atto nel 1290.

Raggiunta la soglia dei settant'anni, dopo tre anni di infermità, Cristiana fu colpita da una paralisi completa del lato destro del corpo. Circondata dalle consorelle, morì il 4 gennaio 1310, e il corpo rimase esposto per diciotto giorni, perché i devoti che volevano salutarla non smettevano di arrivare. Fu sepolta nella chiesa del suo monastero, e la tomba divenne subito meta di pellegrinaggio.

I panellini della carestia

Fra i suoi miracoli ce n'è uno che il paese ripete ogni anno con le mani. Durante una carestia Cristiana aprì il monastero per i soccorsi, e a ricordo di quel gesto, in occasione della festa, ancora oggi si distribuiscono i «panellini».

La festa cade il 4 gennaio, il giorno della sua morte: le autorità di Santa Croce lo proclamarono giorno di festa per l'intera cittadina, e la città la elesse sua patrona. Il suo elogio si legge nel martirologio romano allo stesso giorno: «A Santa Croce in Val d'Arno in Toscana, beata Cristiana (Oringa) Menabuoi, vergine, che fondò un monastero sotto la regola di sant'Agostino». Il suo simbolo è la palma.

Il culto era cominciato subito. Già dal primo anniversario della morte le furono tributati onori, confermati dalle autorità comunali; a metà del XIV secolo un anonimo scrisse la prima biografia, e Castore Duranti, vissuto fra il 1300 e il 1377, affermò di aver raccolto le testimonianze di quanti la conobbero, in particolare delle consorelle. In una bolla del 26 ottobre 1386 il vescovo di Lucca fra' Giovanni Saluzzi la chiamò «beata»; da una lettera del 1587 di Alessandro Guidiccioni risulta che già papa Sisto V aveva riconosciuto il culto tributato ab immemorabili. La conferma ufficiale arrivò da papa Pio VI con decreto del 15 giugno 1776.

Una stele in zona industriale

Della beata restano cose che si possono vedere. La chiesa di Santa Cristiana sorge su un preesistente oratorio del XIII secolo intitolato a san Jacopo, e ha l'aspetto che prese nel 1711, quando il piccolo oratorio fu ampliato per accogliere la salma della santa: in quell'occasione il soffitto della volta centrale fu affrescato da Anton Domenico Bamberini, che vi raffigurò Santa Cristiana in gloria. Nel gonfalone quattrocentesco del municipio è raffigurato il volto della concittadina.

Il giorno della festa i fedeli salgono su un bus e vanno in zona industriale, in via della Gremina. Lì li aspetta una stele di tre metri che racconta la storia di Cristiana, opera del pittore locale Romano Masoni.

E resta il monastero: le suore agostiniane sono parte integrante della comunità di Santa Croce da circa 800 anni.

Come arrivare alla festa

Raggiungere la festa a Santa Croce sull'Arno richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di San Romano-Montopoli-Santa Croce, a 5,6 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Santa Croce sull'Arno, e il tragitto è di 3,2 chilometri per 4 minuti di guida.

Eventi nei dintorni

Poco lontano, altre tradizioni dello stesso territorio.

Da leggere