Cavalcata di Sant'Oronzo a Ostuni: i cavalieri e la statua d'argento
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: festivalinitalia.it, letta il 20/09/2026.
Il 26 agosto, a Ostuni, in provincia di Brindisi, in Puglia, una trentina di cavalli bardati di rosso segue per le vie della Città Bianca la statua d'argento del patrono. I cavalieri indossano casacca rossa, pantaloni bianchi e chepì col pennacchio, e la loro divisa non è un costume di scena: è quella che i carrettieri della città ereditarono dai nobili fuggiti tre secoli fa. La chiamano la Cavalcata: una tradizione plurisecolare che ogni anno vede protagonisti cavalieri in abiti storici, cavalli bardati a festa e un'intera comunità stretta attorno al suo santo patrono, e che a Ostuni è la festa per eccellenza.
Tre giorni d'agosto e l'Undena
La Festa di Sant'Oronzo ricorre il 25, 26 e 27 agosto, e con essa si conclude il ciclo delle feste paesane che si celebrano durante l'anno. Si annuncia però molto prima: fin dal 15 agosto, con la celebrazione dell'«Undena» in Cattedrale. Contemporaneamente un trio di musici detto «de lu tammurre» comincia il giro per le vie principali della città suonando motivi tradizionali, fra i quali predomina quello della Cavalcata, che imita lo scalpitio dei cavalli.
I tre giorni hanno ciascuno il suo compito. Il 25 si tengono il raduno dei cavalli nell'area mercatale, la visita veterinaria e la benedizione di cavalli e cavalieri; il 26, giorno centrale, la messa mattutina al santuario sui colli, la messa pontificale in Concattedrale, la processione serale con la Cavalcata e, in serata, i fuochi; il 27 il raduno in Piazza della Libertà, la sfilata e la premiazione dei partecipanti. Attorno ai riti c'è il programma civile: concerti bandistici nelle piazze, spettacoli gratuiti al Foro Boario e in Piazza della Libertà, i mercatini e la Fiera di Sant'Oronzo. A chiudere sono i fuochi d'artificio, che negli ultimi anni Ostuni ha reso ecosostenibili e silenziosi, nel rispetto dell'ambiente, degli animali e delle persone più fragili.
Il santo della grotta e la peste
Oronzo nacque a Lecce da ricca famiglia pagana e fu convertito da un discepolo di Gesù di nome Giusto; si dedicò all'evangelizzazione nel Salento e compì molti miracoli in agro di Ostuni, dove trovò rifugio in una grotta sulla collina che da lui prese il nome. Tornato a Lecce, i Romani lo catturarono e lo decapitarono nei pressi della città il 26 agosto dell'anno 68, lo stesso in cui Nerone, persecutore dei cristiani, fu ucciso dai suoi pretoriani. La tradizione lo vuole primo vescovo di Lecce, eletto da san Paolo, e a Ostuni il suo culto si diffonde nel XVII secolo, sovrapponendosi a quello più antico di san Biagio, eremita medievale venerato in città fin dall'ottavo secolo: ancora oggi i due sono patroni insieme.
La devozione, però, è documentata molto prima: nel 1447 a un bambino fu dato il nome di Roncio, e nel 1567 è attestata una chiesa dedicata al santo in loco Morronei, citata in un testamento della famiglia Lercario. Lo storico ostunese Ludovico Pepe posticipa la rinnovata devozione al 1560, mettendola in relazione con gli anni in cui la peste devastò la Terra d'Otranto risparmiando Ostuni e Lecce. Il fatto che tutti ricordano è però un altro: nel 1656 il Santo allontanò la peste che mieteva migliaia di vittime in tutto il meridione, mentre Ostuni ne fu preservata. Una leggenda popolare afferma di aver visto il Santo solcare le nubi plumbee sotto le sembianze di una vecchia signora che allontanava i demoni, scena descritta in un dipinto sul cosiddetto «cippo della peste».
Scampata la malattia, sul monte Morrone fu costruito un santuario, nel luogo dove il Seicento aveva riconosciuto la grotta del rifugio e il fonte che il santo avrebbe fatto aprire nella roccia. Durante i lavori la polla d'acqua fu ritrovata, e il miracolo si manifestò con i buoi impiegati per il trasporto che, invece di bere, si inginocchiarono. Di quel fonte scrivono anche i bollandisti, gli studiosi gesuiti belgi degli Acta Sanctorum: il 25 maggio 1711 cessò di fornire acqua e il 26 agosto dello stesso anno, giorno del martirio, ne scaturì per dar refrigerio ai pellegrini arrivati anche dalla Terra di Bari; cessò di nuovo il 27 e non fu disponibile per molti mesi. L'attestazione, del 20 maggio 1733, aggiunge che se qualcosa di sinistro accadesse alla statua di Sant'Oronzo andrebbe interpretato come funesto presagio per la città.
Dai nobili in fuga ai carrettieri
Le origini della Cavalcata restano oscure. Si può ipotizzare che già nel Cinquecento un corteo equestre formato da nobili e rappresentanti delle istituzioni pubbliche onorasse il santo; la prima edizione documentata è del 26 agosto 1657, e quel giorno la cavalcata era composta dai soldati della guarnigione, dal Sindaco e dagli altri amministratori, oltre a una grande folla di popolo. Padre Bonaventura da Lama, nel 1724, riferisce che doveva trattarsi di soldati a cavallo; Ludovico Pepe, nel 1891, scrive invece di continui pellegrinaggi alla fonte, fra i quali la massima solennità si aveva il 26 agosto, quando veniva organizzata una cavalcata di devoti.
Il passaggio decisivo lo racconta Angelo Cavallo, morto nel 1923: tra la fine del XVII e gli inizi del XVIII secolo gran parte dei casati nobiliari lasciò la città per sfuggire alle angherie del duca Giovanni Zevallos, signore di Ostuni. Fra i partiti c'erano anche «i 24 titolari che con le loro insegne medioevali di conti, di cavalieri, di duchi, di baroni, di marchesi, insellati sui loro palafreni, adorni di drappi dai vari colori portavano il loro santo protettore Oronzo in processione per la città». Fuggiti i cavalieri, i carrettieri «vaticali» si sostituirono a loro e ne assunsero le divise, che si conservano ancora oggi.
I vaticali erano una sorta di corrieri, una cerniera economica fra la città e i territori vicini, e possedevano per i propri traini belli e forti cavalli, in maggior parte morelli. Erano devotissimi al santo che ne proteggeva i traffici, e nella ricorrenza della festività coprivano i cavalli di vistose e pittoresche bardature: insieme ai cavalieri in costumi dai colori sgargianti formavano «un quadro fantastico come di armati guidati da generali orientali o asiatici». Nella seconda metà del Settecento il corteo si allargò alla borghesia agraria e ai professionisti emergenti, e proprio la corporazione dei vaticali ne divenne il cuore.
Argento da Napoli per il patrono
All'inizio dal santuario di Monte Morrone scendeva in città una statua in cartapesta, prelevata dai fedeli e portata a spalla fino in piazza. Poi arrivò l'argento: la statua fu realizzata nel 1794 dal cesellatore napoletano Luca Baccaro, per conto del possidente Pietro Sansone.
Quando il simulacro giunse a Ostuni da Napoli furono i vaticali a scortarlo a cavallo, e per il trasporto si organizzò un vero corteo, non meno imponente e variopinto di quello annuale. Di fatto fu la prima Cavalcata. L'atto che la rende un'istituzione arriva nove anni dopo: il 26 agosto 1803 il notaio Felice Giovine, insieme a 43 concittadini, ufficializzò l'accompagnamento a cavallo della processione del Santo, ed è da allora che la si vede in modo simile a come è oggi. Nel 1771, intanto, si erano conclusi i lavori dell'obelisco di Sant'Oronzo, posizionato nei pressi di Piazza Libertà: in cima il Santo è vestito dei paramenti sacri, con la destra alzata a benedire la città e nella sinistra il Vangelo e il pastorale.
La vestizione, rito di famiglia
La Cavalcata, che in origine si chiamava «Cavalcata dei Devoti», comincia molto prima della piazza: comincia nei salotti delle case dei partecipanti, dove avviene la vestizione. È un rito privato, che si svolge nei vicoletti della zona ottocentesca, dentro le case, e i suoi accorgimenti si tramandano di generazione in generazione — un patrimonio riservato ai familiari e a pochi amici, anche se amici e parenti vengono comunque ad assistere e a dire in bocca al lupo.
Un'intera famiglia si dedica ogni anno alla vestizione del cavallo, e ogni decoro viene applicato uno per uno: il mantello damascato con centinaia di paillettes, i parastinchi con l'immagine del santo, il manto rosso che ogni famiglia ricama a suo piacimento con fili d'argento, i guanti bianchi, il frustino. Le gualdrappe e i costumi sono artigianato casalingo — ogni famiglia ha i propri — e sono considerati autentici capolavori di artigianato locale; il ricamo del mantello viene ripreso dalla casacca del cavaliere, e il ruolo di cavaliere si tramanda di padre in figlio.
La divisa rimanda al periodo napoleonico: pantaloni bianchi, giubbotto rosso trinato di bianco — il rosso rimanda al martirio del Santo —, fascia rossa ai fianchi, chepì rosso trinato con cappuccio cadente e fiocco, o cappello cilindrico col pennacchio. Il cavallo è coperto da un'ampia gualdrappa e da una mantiglia rossa ricamata e trinata di bianco, arricchita da immagini del santo e lavorata con bottoncini di madreperla che lo avvolgono fino agli zoccoli. I cavalli sono murgesi, alti e possenti, quasi tutti morelli e per lo più stalloni, con qualche Frisone. Prima di partire ci sono il sorteggio dei numeri per l'incolonnamento, la visita veterinaria e la benedizione delle cavalcature; ogni cavallo è scortato da un accompagnatore pronto a tenerlo sotto controllo con la lunghina.
Verso piazza della Libertà
Solo i primi dieci salgono fino alla cattedrale ad aspettare il Santo, per poi accompagnarlo giù dagli altri. Sant'Oronzo si affaccia dalla Cattedrale di Santa Maria Assunta in Cielo tra il concerto delle campane e gli applausi dei fedeli, e chi c'era racconta il silenzio carico di rispetto con cui la statua argentea varca l'uscita e fa il suo ingresso fra le strade della città.
Il corteo è aperto da un trio di suonatori che esegue un antico ritornello cadenzato, con grancassa, tamburo e piffero. Il piedistallo del simulacro è scortato dalle autorità e dai prelati, e dietro viene il folto gruppo dei cavalieri, che avanzano eleganti e distanziati per permettere a ogni fantino di eseguire piccole coreografie e acrobazie. Chiude la banda, che scorta la processione fino all'ariosa piazza della Libertà, vestita a festa dalle luminarie, che formano gallerie fino al punto di fuga centrale, la cassa armonica, dove il concerto bandistico esegue le arie tipiche della ricorrenza e i brani operistici e sinfonici. Alla fine della processione si incorona la cavalcatura più elegante, e a mezzanotte tocca ai fuochi, guardati da centinaia di persone lungo viale Oronzo Quaranta.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la festa a Ostuni richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Ostuni, a 3,5 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Villanova, e il tragitto è di 6,8 chilometri per 9 minuti di guida.
Nei paesi vicini
Altri paesi vicini, altre feste.
- Madonna di Cotrino a Latiano — maggio
- Corteo Storico di Federico II ad Oria — agosto
- Torneo dei Rioni ad Oria — agosto