Farò di San Giovanni a Torino 2027 - Il toro in cima al palo e la caduta verso Porta Nuova
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: comune.torino.it, letta il 20/09/2026.
Il Farò di San Giovanni si accende la sera del 23 giugno in piazza Castello, a Torino, in Piemonte, per la festa del patrono della città. Cinque tonnellate di fascine diventano una piramide con un palo al centro: in cima c'è un toro di legno, e tutta la città guarda da che parte cadrà. Ad accenderla è il sindaco, insieme alle maschere Gianduja e Giacometta.
Farò, il falò in torinese
Il Falò di San Giovanni, comunemente noto in torinese come Farò, è un evento tradizionale di Torino: «Farò» è semplicemente un termine antico con cui in piemontese si indicava il falò. Alla sera del 23 giugno viene accatastata un'alta piramide di legname, con un palo verticale al centro, in piazza Castello, all'inizio di via Garibaldi, già via Dora Grossa.
La legna utilizzata per la preparazione del falò, circa cinque tonnellate, è composta da fascine recuperate attraverso le raccolte differenziate e costituite principalmente da potature di alberi. Ad accendere la pira era il figlio più giovane del regnante, come simbolo del futuro, figura poi sostituita dal sindaco della città, che oggi dà fuoco al Farò insieme alle maschere Gianduja e Giacometta.
Il toro rampante e la direzione della caduta
Al centro del Farò viene issato un palo sulla cui cima si trova la sagoma di un toro. È un elemento aggiunto nel Basso Medioevo: la sagoma di legno di un toro rampante giallo, l'animale araldico della città, posizionata in cima al palo della catasta.
Secondo l'usanza, se la pira cade in direzione Porta Nuova l'auspicio è buono, e seguiranno dodici mesi fortunati; se cade in direzione opposta, l'anno sarà nefasto per la città. Porta Nuova è a sud, verso via Roma; a nord si trova invece il Palazzo Reale, e la tradizione deriverebbe probabilmente dal fatto che fosse di cattivo auspicio la caduta del fuoco verso la sede dei reggenti, custodi del Regno e della città sabauda.
San Giovanni patrono dal 602
San Giovanni è patrono di Torino dal 602: già ai tempi del duca Agilulfo esisteva in città una chiesa a lui dedicata, che il duca fece erigere in suo onore. Agilulfo, dux Turingorum de Taurinis, di stirpe turingia, era diventato duca di Torino unendosi alle forze dei Longobardi quando questi avevano invaso l'Italia, nel 568 d.C.; alla morte del loro re, Autari, ne sposò la vedova, Teodelinda, accogliendo il culto di lei per il Battista e dando vita a una devozione che resiste da oltre quattordici secoli. Di quel periodo fu anche l'arrivo di un piccolo frammento di alcune reliquie del santo, provenienti da Saint-Jean-de-Maurienne, in Savoia, che avrebbe dovuto portare protezione e benedizione alla città.
La data non è casuale. Il 24 giugno la Chiesa cattolica celebra la natività di San Giovanni Battista — l'unico santo di cui si festeggia la nascita anziché il giorno del martirio — e quel giorno coincide col passaggio del solstizio d'estate, celebrato in tutta Europa fin da epoca precristiana con riti propiziatori legati al fuoco. La cristianizzazione progressiva non cancellò il rito, ma lo assorbì, sovrapponendo alla celebrazione del solstizio la figura del precursore della luce.
Balloria, corsa dei buoi e re Tamburlando
Fin dal Medioevo la festa fu un evento molto sentito, e la città si fermava per due giorni. Nelle giornate del 23 e 24 giugno cittadini e contadini dei villaggi limitrofi accorrevano per le celebrazioni: danze eseguite in gruppo e chiamate «balloria» in lingua piemontese, aree mercatali e fiere allestite nella zona centrale, e la corsa dei buoi presso il Rione Borgo Dora.
Attorno al Farò si svolgevano i cortei storici, la consegna dei pani della Carità alle autorità civili, militari e religiose, i balli, i canti e i divertimenti popolari; gli unici momenti veramente cristiani erano la processione dalla Cattedrale a Palazzo Civico con le reliquie del Santo e la benedizione che metteva fine ai giochi e alle gare della festa, fra XV e XVI secolo. I festeggiamenti della serata erano guidati dalla figura del Tamburlando, una sorta di animatore delle cerimonie, negli ultimi secoli interpretata dalla maschera carnevalesca torinese Gianduja, affiancato dalla sua compagna Giacometta.
La torcia contesa negli Ordinati
Il 24 giugno diventa un giorno così importante che la Città, nel 1360, ne fissa le regole negli Ordinati, oggi conservati all'Archivio storico cittadino. Esaminando l'indice degli ordinati, dal 1325 al 1599 sono notate in tutti gli anni le disposizioni dell'Amministrazione, e da uno scritto del 1600 sull'osservanza della città nel dare il fuoco al falò risulta che il primo sindaco, in presenza del governatore, ricevendo la torcia dall'usciere la consegna al Principe, che accende il falò.
Chi tiene la torcia, però, è una questione di prerogative. Nel 1618 il Governatore pretese di togliere di mano al sindaco la torcia accesa per consegnarla a Sua Altezza reale, e il verbale racconta la scena: «avendo l'usciere Scala messa la torchia in mano al Sindaco signor Linea, il Governatore dava di mano a detta torchia facendo forza dalle mani di Linea per darla egli stesso a S.A.». Il sindaco la trattenne, S.A. la ricevette dalle mani d'entrambi, e la Città, credendosi offesa, si rivolse a S.A.R. e ottenne la reintegrazione delle sue prerogative. Nel 1641 Madama reale esternò il desiderio che il fuoco al falò fosse dato dal governatore, ma dopo le osservazioni del Consiglio della Città dichiarò di non intendere di pregiudicare alle prerogative della città, e a dare fuoco al falò fu il primo sindaco.
Le erbe, l'aglio e le masche
Attorno al fuoco del solstizio è cresciuta una piccola enciclopedia di gesti propiziatori. Al calar del sole gli abitanti bruciavano le vecchie erbe nel falò e ne raccoglievano di nuove per leggere il futuro — come dice il detto, «San Giovanni non vuole inganni» — compravano l'aglio per avere un anno fortunato, raccoglievano un ramo di felce a mezzanotte e lo conservavano in casa per aumentare i soldi. I fuochi servivano a cacciare demoni e streghe, prevenire le malattie, salvaguardare i frutti della terra, propiziare buoni raccolti e proteggere dalla grandine e dalle malattie del bestiame.
Quella notte era anche il tempo delle Masche piemontesi, le streghe: alcuni credevano che aspettassero questi giorni per raccogliere erbe e foglie da «battezzare» nel Po e usare come ingredienti per filtri magici. Di quei riti magici oggi non c'è più traccia, ed è rimasta la tradizione scaramantica del toro.
Il corteo, la messa in Duomo e i fuochi
Col tempo le celebrazioni al patrono si erano perse, e sono state riprese negli anni Settanta del secolo scorso. Da allora l'evento si articola in un ventaglio di iniziative che si svolgono nelle piazze cittadine e negli angoli più suggestivi del fiume Po. Nelle ore precedenti l'accensione, in piazza Castello sfilano circa duemila figuranti del Corteo Storico con i ceri e i buoi, anch'essi simbolo della tradizione popolare, con gruppi in costume provenienti da tutto il Piemonte; il corteo attraversa le vie del centro e incontra il sindaco a Palazzo Civico, dove vengono benedetti i ceri e i Pani della Carità, consegnati al sindaco da Gianduja e Giacometta.
Il 24 giugno viene officiata dal Vescovo di Torino la tradizionale messa in Duomo, alla presenza delle principali autorità cittadine, e attorno agli eventi principali corre una programmazione di manifestazioni sul fiume Po, con i circoli remieri cittadini, la Banda del Corpo di Polizia Municipale e la Fanfara della Taurinense nei concerti bandistici. A conclusione dei festeggiamenti è previsto lo spettacolo dei tradizionali fuochi pirotecnici.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la festa a Torino è facilissimo. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Torino Porta Susa è a 1,7 chilometri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Venaria: da lì bastano 10 minuti di guida (7,9 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.
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