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Fiera di San Baudolino ad Alessandria con 150 espositori 2026

10 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

La Fiera di San Baudolino si tiene ad Alessandria, in Piemonte, nel fine settimana della solennità del patrono, che cade il 10 novembre. Circa 150 espositori riempiono di bancarelle le vie del centro storico con le eccellenze agroalimentari della provincia — tartufi, vino, funghi, salumi, formaggi, ortofrutta, cioccolato e miele — mentre il cortile della Camera di Commercio diventa la «Corte del Gusto» e Palazzo del Monferrato ospita le degustazioni di «Vini a Palazzo». La manifestazione è organizzata dalla Camera di Commercio di Alessandria e dal Comune di Alessandria, e la Mostra del Tartufo ha ottenuto dalla Regione Piemonte il riconoscimento di fiera regionale.

L'eremita sulla riva del Tanaro

Ogni anno, il 10 novembre, Alessandria celebra la solennità di San Baudolino, il patrono che più di ogni altro ha segnato la storia e l'identità della città. Di lui si sa poco, e quel poco viene da lontano: la più autorevole testimonianza è quella dello storico Paolo Diacono, monaco benedettino longobardo e praticamente contemporaneo del santo, che nella sua «Historia Langobardorum» lo definisce «uomo di mirabile santità». Baudolino, detto anche Baudilio, era un eremita dotato del dono dei miracoli e della profezia, e visse predicando il Vangelo nei dintorni di Villa del Foro, località sulla sponda del Tanaro nei pressi di Alessandria.

Nacque a Villa del Foro da famiglia nobile e ricca, visse al tempo del re longobardo Liutprando — che regnò dal 712 al 744 — e morì verso il 740, sepolto lì dove era vissuto.

Morti i genitori, Baudolino considerò come le umane cose siano destinate a passare e a decadere, e decise di rivolgersi a quelle realtà che, per essere stabili ed eterne, procurano la pace e la via del cielo: mise in vendita tutti i beni dell'eredità paterna e destinò il denaro ricavato ad alleviare la miseria dei poveri e le tristi condizioni dei più sfortunati. Spogliatosi dei beni terreni, si ritirò in un luogo solitario vicino a un tempio dedicato a Maria Vergine che si trovava a Foro, illustre per un antico culto ma ormai quasi deserto, e lì si dedicò a digiuni e a preghiere diurne e notturne, in una misera capanna sulla riva del fiume. Si guadagnò una tale fama di santità che molti accorrevano a lui con le richieste più diverse.

Le oche, la cerva e la tunica

I miracoli attribuiti a Baudolino sono di due specie: quelli che riguardano gli uomini e quelli che riguardano gli animali. Paolo Diacono riporta un episodio come testimonianza dei suoi doni soprannaturali: durante una battuta di caccia un conte, cercando di colpire con l'arco un cervo, fallì il colpo e ferì invece Anfuso, nipote del re Liutprando; la ferita era grave, e il re inviò un messaggero da Baudolino perché impetrasse dal Signore la guarigione del giovane. Alla sua intercessione si attribuiscono guarigioni e profezie, e la capacità di ammansire gli animali selvatici.

Le antifone della liturgia ne conservano altri due. Mentre l'uomo di Dio Baudolino si reca a Tortona, distende la tunica sulle acque e vi sale come su una nave insieme al nunzio del Vescovo, attraversando incolume il fiume Bormida, impossibile a guadarsi. E ancora: a un suo gesto vengono le oche e lo ascoltano, mentre una cerva offre all'assetato le mammelle colme di latte. Si narra infatti che attorno alla sua capanna si radunasse un gruppo di oche attente ad ascoltare le parole dell'eremita, e per questo Baudolino è raffigurato circondato da quegli animali.

C'è poi una fama che il santo non cercò. Di lui si diceva che godesse della grande stima dei vescovi di Tortona e di Acqui, che presso di loro era stato ingiustamente accusato per l'invidia di alcuni religiosi e che i due lo vollero associare nei rispettivi ministeri, nonostante il suo rifiuto. Vista la grande popolarità di questo primo evangelizzatore delle terre alessandrine, egli venne spesso raffigurato come vescovo e definito tale, sebbene ciò sia improbabile; si diffuse perfino la convinzione che fosse stato vescovo di Alessandria, come si evince dalle numerose rappresentazioni iconografiche dell'eremita vestito delle insegne episcopali. A gonfiare il racconto contribuirono i Domenicani, che volendo aumentare la popolarità già grande del santo elaborarono le scarse notizie su di lui, così che progressivamente si formò una leggenda in cui dati reali o verosimili si mescolano ad altri decisamente fantastici.

Dal 1168 alla cattedrale di San Pietro

La storia del santo si intreccia con quella della città nel momento stesso in cui la città nasce. Quando nel 1168 fu fondata Alessandria, sorta per volontà dei liberi comuni lombardi in opposizione al potere imperiale, gli abitanti di Villa del Foro vi si trasferirono portando con sé le reliquie e il corpo del santo, e al conterraneo eremita venne affidata la protezione della nuova città, riconosciuto come simbolo di libertà, fede e identità collettiva. Il corpo fu trasferito da Foro in Alessandria per volontà del pontefice Alessandro III, che alla città aveva dato il titolo d'onore e il nome.

Il patrocinio si fece sentire presto. Nel 1174, raccontano le cronache, Baudolino apparve sui bastioni di difesa della città, mettendo in fuga gli assedianti ghibellini. Nel 1189 venne costruita una chiesa in suo onore, affidata agli Umiliati e passata poi ai Domenicani nel 1571, alla soppressione dei primi. Dallo stesso 1189 data anche il voto dell'offerta della cera per la lampada da parte della città, rinnovato nel 1599 e ratificato dal sinodo diocesano del 1602.

Le reliquie hanno viaggiato ancora. Nel 1803, quando la chiesa dei Domenicani fu chiusa, furono portate nella chiesa di Sant'Alessandro, e nel 1810, dopo diverse peripezie, trasferite nella cattedrale di San Pietro e deposte in una cappella a lui dedicata, tuttora visibile: in quell'occasione si rinnovò anche il voto della cera. Nel 1786 Baudolino era stato proclamato ufficialmente patrono principale della città e della diocesi di Alessandria, e la sua festa fissata al 10 novembre. Il Martirologio Romano lo ricorda così: «Nel villaggio di Villa del Foro in Piemonte, san Baudolino, eremita».

Il nome, molto più tardi, è tornato in libreria: ispirò l'alessandrino Umberto Eco, che al santo dedicò il protagonista del suo romanzo Baudolino.

Bancarelle nel centro storico

Accanto alla solennità religiosa, per la festa si svolge in città un'importante fiera. La Fiera di San Baudolino è la vetrina delle eccellenze agroalimentari della provincia di Alessandria e occupa il fine settimana della festività del patrono, riempiendo di bancarelle e di voci le vie del centro storico: sono circa 150 gli espositori che si danno appuntamento in città. Ci si ferma a stuzzicare, si parla con i produttori scoprendo le loro storie, e nelle vie si trovano tartufi, vino, funghi, salumi, formaggi, ortofrutta, cioccolato, miele e altri prodotti tipici.

La manifestazione è organizzata dalla Camera di Commercio di Alessandria e dal Comune di Alessandria, con la collaborazione della Regione Piemonte, delle associazioni di categoria del commercio, dell'agricoltura e dell'artigianato — Ascom Confcommercio, Confesercenti, CIA, Coldiretti, Confagricoltura, CNA, Confartigianato — del Consorzio Procom, di Slow Food Alessandria, dell'Associazione dei commercianti del Borgo Rovereto, dell'ATL Alexala, dell'Associazione Panificatori della provincia, dei Consorzi di Tutela dei Vini delle province di Alessandria e di Asti, della Strada dei Vini e dei Sapori del Gran Monferrato, di AIS Piemonte, di ONAF e di istituti scolastici del territorio, fra cui l'Istituto Agrario e Alberghiero «Vincenzo Luparia» di Rosignano Monferrato e l'En.A.I.P. Piemonte.

La città si distribuisce per zone. In via Vochieri e in via dei Martiri l'area chiamata «Le Vie dell'Agricoltura» ospita bancarelle e gazebo delle associazioni agricole della provincia, dove si degustano e si acquistano prodotti agroalimentari tipici; via Milano e piazza Santo Stefano si animano con prodotti enogastronomici, artigianali e cibo di strada; in via Verona l'Associazione dei commercianti di Borgo Rovereto propone caldarroste e vino. Secondo la tradizione, per l'intera durata della manifestazione i negozi del centro restano aperti. La Santa Messa per il santo patrono è celebrata dal Vescovo della Diocesi di Alessandria.

Corte del Gusto e Vini a Palazzo

Il punto di riferimento è il cortile della Camera di Commercio, che per l'occasione prende il nome di «Corte del Gusto»: una cucina aperta dove cuochi e produttori presentano le proprie specialità, con bancarelle per la vendita di tartufi e di prodotti agroalimentari tradizionali di eccellenza, e con prodotti da forno, pane, focaccia e biscotti appena sfornati dai fornai alessandrini, oltre alla farinata di ceci.

Poco più avanti, Palazzo del Monferrato ospita «Vini a Palazzo». Nel salone del centro espositivo i Consorzi di Tutela dei Vini delle province di Alessandria e di Asti propongono una giornata di degustazione curata da AIS Piemonte, l'Associazione Italiana Sommelier, con i vini accompagnati da formaggi e salumi proposti da ONAF, l'Organizzazione nazionale assaggiatori formaggi, in collaborazione con la Strada dei Vini e dei Sapori del Gran Monferrato. I vini in degustazione sono selezionati dal Consorzio Colline del Monferrato Casalese, dal Consorzio Tutela del Gavi, dal Consorzio di Tutela dell'Ovada Docg, dal Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi, dal Consorzio Tutela Vini d'Acqui, dal Consorzio Asti e Moscato d'Asti e dal Consorzio Barbera d'Asti e vini del Monferrato.

C'è poi una mostra che è anche una gara. La «Mostra del Tartufo» ha ottenuto il riconoscimento di fiera regionale dalla Regione Piemonte e premia i migliori tartufi presentati da cercatori e tartufai.

Focacce, ceci e vin brûlé

Sui banchi la provincia si racconta con i suoi prodotti De.C.O., fra cui l'Agnolotto di Alessandria, il Rabatón di Litta Parodi e i Salamini di vacca della Fraschetta. Allo stand «Gusto Slow», promosso da Slow Food Alessandria insieme a Colline Nicesi Aps, si servono la zuppa di ceci di Merella, i salamini di vacca della Fraschetta bolliti come vuole la tradizione, abbinati a un contorno di cavolo di San Giovanni stufato e a un bicchiere di vino rosso del territorio, le focacce della fiera, salate e dolci, e un curioso «Sushi Mandrogno» in versione vegetariana. Con la collaborazione dell'Associazione Artigiani Panificatori della provincia si propongono anche focacce con salamino di Mandrogne e cavolo di San Giovanni, oppure con il Cardo Gobbo di Nizza Monferrato in bagna cauda.

La colazione ha una voce sua: l'abbinamento tra il marocchino e la focaccia dolce di Alessandria, due prodotti tipici della città, offerto in degustazione a cura dell'Associazione Artigiani Panificatori insieme agli allievi del corso tecnico di cucina dell'En.A.I.P. Nel pomeriggio gli studenti dell'Istituto «Vincenzo Luparia» propongono il vin brûlé, che non è solo una bevanda calda e speziata dalle origini medievali ma nasce per riscaldare e unire le persone nelle fredde giornate invernali: vino rosso, zucchero, scorze di agrumi, cannella e chiodi di garofano si fondono in un profumo intenso e avvolgente. Nei ristoranti e nelle trattorie, intanto, si propongono menù a tema dove tra i protagonisti c'è il raviolotto, una fusione locale di raviolo e agnolotto.

La Fiera di San Baudolino rappresenta un passaggio di testimone tra generazioni, che dialogano attraverso il profumo di tartufo, mani che impastano, bicchieri che si toccano e storie di cittadini che tornano a casa.

Come arrivare alla festa

Partecipare alla festa ad Alessandria è davvero semplice. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Alessandria a un passo dal centro, 1,9 chilometri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce al casello di Alessandria Ovest, e da lì restano 5,5 chilometri e 8 minuti.

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