Festa di San Romolo a Sanremo e l'accensione della lampada 2026
La festa patronale di San Romolo si celebra a Sanremo, in provincia di Imperia, il 13 ottobre, con manifestazioni civili e religiose organizzate dal Comune insieme alla Famija Sanremasca sotto il titolo «Ottobre sanremasco». La giornata si apre con la messa solenne nella concattedrale di San Siro, in cui viene offerto il cero votivo al santo patrono, e prosegue con il tradizionale atto di affidamento compiuto dal Sindaco, che accende la lampada al Patrono. Il nome della città viene da quello del santo: Villa Matutiae diventò Civitas Sancti Romuli, poi il dialettale «San Roemu» e infine Sanremo.
Un santo di nome Remo non è mai esistito
Non esiste proprio un santo di nome Remo, perché si tratta di un nome adespota. La città non è mai stata intitolata a lui.
La città romana si chiamava Villa Matutiae; tanta fu la venerazione per il vescovo Romolo che la cittadinanza decise di cambiare il nome del paese in Civitas Sancti Romuli. In dialetto locale però il nome veniva declinato nel più breve San Romolo, pronunciato «San Roemu», e quella pronuncia mutò poi, intorno al Quattrocento, nella forma che conosciamo.
Il 17 giugno 1992 venne pubblicato sulla Gazzetta ufficiale lo Statuto comunale approvato dal municipio, che all'articolo 1 riporta il nome tutto attaccato — Sanremo — e ne dà anche il motivo: evoluzione grafica e fonetica di San Romolo.
Secondo un'altra scuola di pensiero «Remo» verrebbe da «eremo», il luogo dove il santo visse, e Sanremo sarebbe dunque la contrazione di «Santo Eremo»; ma gli studiosi sono tutti più o meno concordi nel far risalire il nome all'italianizzazione del termine dialettale San Roemu.
La scampagnata sul prato del 13 ottobre
Il giorno della festa patronale è il 13 ottobre, e per secoli è stato una giornata all'aperto.
In quel giorno veniva aperta al pubblico la «Bauma», la grotta dove secondo la tradizione era vissuto e morto il santo, e i sanremesi organizzavano una tradizionale scampagnata sul prato di San Romolo.
Per la maggior parte salivano a piedi, a frotte, passandosi la voce fra i conoscenti per fare la strada in compagnia, e percorrevano la lunga mulattiera che parte dietro il santuario della Madonna della Costa e arriva fino a destinazione. Tutti portavano piatti tradizionali e fiaschi di vino in ceste o fagotti, e li consumavano insieme, seduti all'ombra dei castagni che circondavano il prato. Al pomeriggio c'era sempre qualche gioco popolare che attirava molte persone, mentre alcuni volontari facevano un po' di musica con la chitarra, la fisarmonica e il mandolino, e i più giovani ne approfittavano per fare quattro salti in allegria.
La località dove il santo si era ritirato, ai piedi del Monte Bignone, si chiama ancora oggi San Romolo ed è una frazione della città. La grotta è stata trasformata in chiesetta: l'ingresso è protetto da un'inferriata e all'interno, sopra un altare barocco, si trova una statua di San Romolo morente.
V secolo o VIII? Il sarcofago dice V
Su Romolo e sulla sua vita non si hanno notizie certe, perché esiste una sola biografia, peraltro anonima e risalente al X secolo.
Una linea lo colloca nel V secolo: fu vescovo di Genova, successore di san Siro, e morì a Villa Matutiae durante un viaggio pastorale nella Liguria di ponente. A sostegno c'è un argomento archeologico: l'«Archa Tophea» in cui il santo fu deposto, di cui parla appunto quell'unica biografia anonima del X secolo, è una forma di sarcofago usato in Liguria proprio nel V secolo.
L'altra linea sposta tutto di due secoli: superate numerose dispute, gli studiosi sono ormai concordi nel collocare Romolo nel VII secolo, e i più ritengono che abbia operato fra la fine del VII e l'inizio dell'VIII secolo.
Del contesto in cui arrivò si sa di più. La tradizione religiosa ricorda che il vescovo di Genova Felice, divenuto poi santo, decise di inviare nella zona Matuciana il diacono Siro — più per allontanarlo da Genova, dove stava diventando troppo famoso per le visioni durante le cerimonie, che per motivi spirituali — ordinandogli di rimanere sul posto fino a nuovi ordini. Dopo Siro giunse in terra matuziana il vescovo Romolo, considerato l'apostolo dell'evangelizzazione in questa parte di Liguria. Di lui si ricorda soprattutto il carattere: «sembrava più un padre che un signore, era il padre dei poveri», e aveva il dono di comporre dissidi di ogni genere.
Il Martirologio Romano lo registra così: «A Sanremo sulla costa ligure, deposizione di san Romolo, vescovo di Genova, che, pieno di ardore apostolico, morì mentre si recava in visita presso le popolazioni rurali».
Il vescovo con la spada in mano
Romolo si ritirò in penitenza in quella grotta dell'entroterra, e da lì nacque il rapporto con la gente del posto: ogni volta che c'erano attacchi da nemici, carestie o calamità varie, i matuziani si recavano in pellegrinaggio presso di lui, per pregare insieme e chiedere la protezione del Signore.
Dopo la sua morte quel rapporto non si interruppe. A Villa Matutiae si cominciarono ad attribuirgli numerosi prodigi, soprattutto relativi alla difesa della città dagli attacchi dei Saraceni; si racconta che avesse difeso il villaggio dei matuziani pregando con le braccia alzate, o addirittura mettendo in fuga i predoni brandendo una spada. È il motivo per cui l'iconografia sanremese lo rappresenta vestito da vescovo e con una spada sguainata in mano.
Da lì gli venne il titolo di «defensor civitatis», e non solo per quello che aveva fatto in vita: la città gli ha riconosciuto la protezione anche nella peste del 1658, nella rivoluzione del 1753 e negli ultimi eventi bellici della seconda guerra mondiale.
Le reliquie portate via mare nel 930
Alla sua morte i fedeli ne trasportarono il feretro giù per la valle fino alla città, e lo seppellirono ai piedi di un piccolo altare usato per le prime celebrazioni cristiane; le spoglie finirono poi nella cripta della primitiva chiesa locale, la futura basilica di San Siro, accanto al corpo del beato Ormisda.
Poi il mare si fece pericoloso. Intorno al 930, durante l'episcopato genovese di Sabatino, per il timore delle scorrerie saracene lungo la Riviera di Ponente le reliquie furono traslate solennemente e sotto scorta, via mare, a Genova, e deposte nella Cattedrale di San Lorenzo, dove nel 1188 fu fatta una ricognizione canonica.
Nel luogo della sepoltura i sanremesi edificarono una chiesetta, consacrata nel 1143 dall'arcivescovo di Genova, il cardinale Siro de Porcello, e dedicata a San Siro — che proprio lì, alcuni secoli prima, aveva fatto costruire il primo altare della città.
Oggi il sindaco accende la lampada
La festa patronale del 13 ottobre è organizzata dal Comune di Sanremo con la collaborazione della Famija Sanremasca, sotto il titolo «Ottobre sanremasco», e mette insieme manifestazioni civili e religiose.
La giornata si apre con la messa solenne nella concattedrale di San Siro, durante la quale viene offerto il cero votivo al santo patrono. Poi c'è il tradizionale atto di affidamento compiuto dal Sindaco, con l'accensione della lampada al Patrono, e i doni simbolici presentati dalla Famija Sanremasca insieme alla lapide che viene posizionata in basilica.
Nel pomeriggio si tiene la cerimonia dei riconoscimenti cittadini: i Premi San Romolo vanno ai cittadini che hanno dato lustro alla città in ambiti come lo sport, l'imprenditoria, la cultura e le opere sociali; il titolo di Cittadino Benemerito è attribuito a una personalità nata a Sanremo, o anche non nata lì ma che con opere e attività abbia contribuito a onorare la città; e c'è il titolo di Amico di Sanremo.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la festa a Sanremo richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Sanremo, a 4,4 chilometri dal centro, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Sanremo San Martino ha davanti un percorso di 1,9 chilometri che in 3 minuti porta a destinazione.
Altre feste in zona
A poca distanza, altre feste che vale la pena conoscere.
- Festa delle Erbe e della Lavanda a Cosio d'Arroscia — luglio
- Festa di San Benedetto Revelli a Taggia — febbraio
- San Giovanni Battista ad Imperia — giugno