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Festa di San Benedetto Revelli a Taggia 2027 - I furgari di canna e la multa per chi non festeggiava

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Si tiene
l'ultimo sabato e l'ultima domenica di febbraio — quest'anno dal 27 al 28 febbraio 2027

Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 19/09/2026.

La Festa di San Benedetto Revelli si tiene a Taggia, in provincia di Imperia, nel mese di febbraio: la solennità religiosa cade il 12, la rievocazione storica l'ultimo sabato e l'ultima domenica del mese, e il secondo sabato c'è la notte dei falò e dei furgari. Nei rioni si accendono grosse cataste di legno e frasche di olivo appena potate, e per i caruggi si sparano i furgari, canne riempite di un composto di carbone, nitrato di potassio e zolfo. La domenica pomeriggio chi interpreta il Podestà rinnova il voto fatto dal Parlamento cittadino nel 1625, e poi sfila il corteo storico con centinaia di figuranti in abiti del Seicento.

Una città che si finse già saccheggiata

La festa di Taggia nasce da uno stratagemma. La costa del Ponente, periferica e poco protetta, nel IX secolo era in balia delle incursioni dei pirati Saraceni, e la leggenda racconta che San Benedetto, avvistando al largo le vele dei filibustieri, suggerì agli abitanti di accendere dei fuochi nelle piazze e nelle vie del borgo, di percorrere il paese con le torce accese e di fare un gran baccano.

Funzionò. I Saraceni videro dal mare Taggia illuminata a giorno dal fuoco e sentirono le grida degli abitanti: pensando che la città fosse già saccheggiata, cambiarono programma e si rivolsero altrove. San Benedetto Revelli, taggiasco di nascita, fu monaco benedettino e vescovo della città di Albenga nel X secolo.

Da allora, ogni anno, il paese ripete quel finto incendio.

Il voto del 1625, e la multa di quattro lire

Nel 1625 la Liguria occidentale è coinvolta nelle efferate vicende della Guerra dei trent'anni: il Ducato di Savoia e la Repubblica di Genova sono in conflitto, e il ponente ligure diventa «aperto campo di battaglia» — la Valle Argentina, fra l'aprile e il maggio di quell'anno, è teatro di scontri cruenti per il possesso di Bajardo, in mano ai Genovesi, e di Carpasio, controllato dai Savoia.

Il 26 aprile 1625, davanti a quella minaccia, il Parlamento cittadino di Taggia, alla presenza del Consiglio degli Anziani, decide di ricorrere all'aiuto divino e fa voto solenne a San Benedetto. Il testo è arrivato fino a noi: «Ci soprastano molti pericoli e sciagure essendo circondati dai soldati del signor Duca di Savoia… né avendo noi forze da poter resistere né difendersi non ci resta che ricorrere in buona fede e profonda umiltà alla misericordia e benignità del nostro Signor Iddio».

Il voto impegna il denaro pubblico: edificare entro un anno «e a spese pubbliche» un oratorio, con l'ancona della Beata Vergine col Cristo in braccio, San Benedetto da una parte e San Marco evangelista dall'altra; e «festare in perpetuum la sua festa che è alli 12 di febbraio», giorno in cui «anco in perpetuo si faccia solenne processione visitando detto Oratorio». E con una clausola: «imponendo pena di lire quattro a chi non festerà quel giorno».

L'anno successivo, il 12 febbraio 1626, i taggesi festeggiano per la prima volta San Benedetto, e l'Oratorio che gli viene intitolato era prima dedicato alla Madonna Assunta. Da allora la festa si tiene ogni anno, senza interruzione.

Oggi la solennità religiosa resta al 12 febbraio, con la processione fra la chiesa parrocchiale e l'Oratorio che porta le reliquie del santo custodite in una teca d'argento, mentre la rievocazione si tiene l'ultimo sabato e l'ultima domenica del mese.

Che cos'è un furgaro

I festeggiamenti si aprono con la notte dei falò e dei «furgari», il secondo sabato di febbraio, curata dall'Associazione Fuochi Storici San Benedetto Revelli. Ed è da quell'oggetto che viene il nome popolare della festa.

Il furgaro è una canna palustre lunga circa mezzo metro: sul fondo si pressa carta di giornale, che serve a dirigere la fiamma verso l'alto, «in direzione dell'ossigeno»; dentro si introduce un composto di carbone, nitrato di potassio e zolfo; l'altra estremità viene chiusa ancora con la carta, che una volta accesa dà origine alla fiamma colorata. Altre riprese lo descrivono come una canna di bambù riempita di polvere da sparo, o di polvere nera, o «di ferro e polvere da sparo»: la sostanza non cambia, ed è una fontana di scintille sparata in aria o a terra.

Accanto ai furgari ci sono i falò, che bruciano tutta la notte: grosse cataste di legno e frasche di olivo appena potate, accese nelle piazze dai rioni. Fino all'inizio degli anni Duemila per tutta la città si accendevano falò spontanei, in memoria dei fuochi che avevano messo in fuga i Saraceni.

Il furgaro come corteggiamento

La festa diventava l'occasione di un rituale di corteggiamento: i giovani del paese, «con dimostrazioni di forza e coraggio, di onore e di orgoglio», brandendo i furgari inseguivano le ragazze più ambite nel tentativo di isolarle e strappare loro un bacio.

Il furgaro è stato quindi associato alla fertilità, per il suo richiamo alla simbologia fallica.

Il Seicento rimesso in piedi

La rievocazione storica, nella forma che ha oggi, è stata inaugurata nel 1980, e dal 1984 i Rioni di Taggia — Orso, Pantano, Paraxio, Piazza Nuova, Pozzo, San Dalmazzo, Santa Lucia e Trinità — organizzano ciascuno le proprie ricostruzioni di vita quotidiana del Seicento, veri e propri quadri viventi. La cornice è il centro storico, secondo in tutta la Liguria per interesse storico: grazie alle scenografie costruite apposta, la città «vive momenti di vita vissuti nel lontano 1600 dai tabiesi».

Il sabato mattina si apre il mercatino medievale, con circa cento bancarelle sistemate fra via Roma, piazza Eroi Taggesi, via Mazzini e piazza IV Novembre, e i primi spettacoli degli sbandieratori. Nel pomeriggio gruppi di rievocazione storica del Nord Italia ricostruiscono le battaglie del 1625 fra le popolazioni locali e i Savoia: armigeri schierati al suono dei tamburi, delegazioni in costume, duelli all'arma bianca e il fuoco dei «primi» archibugi.

La domenica mattina gli abitanti mettono in scena le «scenette» teatrali in costume, rigorosamente ambientate nel Seicento. Ci sono anche falconieri, con esposizione di rapaci e dimostrazione di volo, giullari, trampolieri e giocolieri.

Il voto rinnovato, e il corteo

Il pomeriggio della domenica è il gran finale, e comincia con un gesto che chiude il cerchio con il 1625: il voto viene rinnovato solennemente da chi interpreta il Podestà, dai vertici del potere cittadino dell'epoca e da tutta la città rappresentata nel corteo.

Poi sfila il corteo storico: centinaia di figuranti che percorrono via San Dalmazzo, del Quattrocento, e via Soleri, del Settecento, toccando così tutti i Rioni. Gli abiti sono confezionati seguendo una meticolosa ricerca storica, e il pregio dei tessuti e dei pizzi degli abiti nobiliari ha richiesto interventi di sarte specializzate. Nel corteo ci sono il podestà, i nobili, il senato, i musici, gli armigeri e i gruppi dei Rioni: sono rappresentate tutte le classi sociali e i diversi mestieri.

All'arrivo, in Piazza Cavour, si leggono le delibere e si tengono le premiazioni. A organizzare, insieme al Comune di Taggia, è il Comitato Festeggiamenti di San Benedetto Revelli.

E per tutto febbraio, in Piazza Eroi Taggesi, immagini create col laser raffigurano da un lato i furgari, i falò e il bambù, dall'altro San Benedetto Revelli.

Come arrivare alla festa

Farsi avvolgere dalle atmosfere della Festa di San Benedetto Revelli, a Taggia, è alla portata di tutti. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Taggia-Arma a un passo dal centro, 600 metri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di A10 - Arma di Taggia, e da lì restano 900 metri e 2 minuti.

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