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Festa di San Cetteo a Pescara 2026 - Sagra estiva con stand di arrosticini e porchetta

10 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
10 ottobre 2026
Dove piazza Garibaldi, Pescara

Fonte: festivalinitalia.it, letta il 19/09/2026.

La festa di San Cetteo si celebra a Pescara, in Abruzzo, in due date: la prima domenica di luglio, con la sagra della parrocchia, e il 10 ottobre, memoria liturgica del patrono. Il 10 ottobre scuole e uffici pubblici sospendono le attività, e dopo la messa solenne in Cattedrale la processione con la statua e le reliquie del santo attraversa la città toccando i ponti D'Annunzio e Risorgimento, dai quali l'arcivescovo impartisce la benedizione al fiume e alla città. Sotto, sul fiume, un corteo di decine di barche lancia in acqua una corona di fiori.

Due date per lo stesso patrono

San Cetteo viene festeggiato a Pescara in due date, la prima domenica del mese di luglio e il 10 ottobre. La seconda è quella liturgica: ogni 10 ottobre Pescara si ferma per celebrare San Cetteo, vescovo e martire del VII secolo, patrono della città e della Diocesi Pescara-Penne, e quel giorno scuole e uffici pubblici sospendono le attività, mentre le messe vespertine vengono sospese in tutte le altre chiese della città per dar modo a tutti di partecipare al pontificale in Cattedrale.

Il nome del santo fu iscritto nel Martirologio Romano al 13 giugno, mentre a Pescara se ne fa memoria in luglio e in ottobre; e fino al primo conflitto bellico la festa cadeva la terza domenica di agosto, per essere poi spostata al 10 ottobre. Da alcuni anni la celebrazione «è tornata alla sua storica collocazione autunnale del 10 ottobre, giorno della memoria liturgica di San Cetteo, riaffermando il legame profondo tra la città, il suo fiume e il santo che la protegge».

Prima del giorno solenne ci sono tre giorni di preparazione: i festeggiamenti iniziano con il tradizionale triduo, tre giorni di celebrazioni eucaristiche e momenti di riflessione comunitaria che accompagnano i fedeli verso il giorno solenne.

Gli stand tenuti dai parrocchiani

La festa d'estate dura tre giorni attorno alla prima domenica di luglio, e accanto agli spettacoli mette in piedi una sagra: «ci saranno stands con pizze fritte, arrosticini, porchetta, bevande, frutta ecc. e saranno gestiti dai numerosi parrocchiani che si offrono ogni anno per dar vita alla festa». Nel mezzo dei tre giorni c'è la santa messa pontificale presieduta dall'arcivescovo della diocesi di Pescara-Penne e, a seguire, la solenne processione.

C'è anche una lotteria, con l'estrazione la domenica alla fine della serata e i biglietti venduti presso la cattedrale e durante la sagra. La festa di San Cetteo non è solo un momento religioso, è anche un'occasione di partecipazione popolare che anima la città con concerti, spettacoli serali, intrattenimenti in piazza e iniziative di solidarietà come lotterie di beneficenza o attività organizzate dai gruppi parrocchiali.

La processione che benedice il fiume

Il 10 ottobre la giornata si apre con la messa solenne in Cattedrale, presieduta dall'arcivescovo e concelebrata dai sacerdoti e canonici della diocesi; poi esce il corteo, con la statua e le reliquie del santo, accompagnato dalla musica della banda. Il percorso è lungo e tocca i ponti: la processione parte da viale D'Annunzio, prosegue verso piazza Garibaldi, ponte D'Annunzio, via Caduta del forte, piazza Italia, ponte Risorgimento, poi viale Marconi, via Conte di Ruvo, di nuovo viale D'Annunzio e infine il ritorno in cattedrale.

Dai ponti D'Annunzio e Risorgimento l'arcivescovo impartisce la benedizione al fiume e alla città, un gesto che richiama sia la storia del martirio del Santo sia il legame profondo tra Pescara e l'acqua. E sotto, sul fiume, c'è un corteo di decine di barche organizzato dal Circolo nautico Porto antico: viene dapprima lanciata in mare una corona di fiori per rendere omaggio a San Cetteo e poi, una volta in mare all'altezza della stele dannunziana, una seconda in memoria dei caduti in mare.

Il 10 ottobre c'è anche la consegna delle onorificenze del Ciattè d'Oro e del Delfino d'Oro, che vanno ai pescaresi distintisi per meriti civili, culturali, sportivi o professionali, e che sono «una rappresentazione molto significativa del legame che esiste con il Santo». Attorno, la fiera con le bancarelle lungo le strade del centro, i concerti serali e lo spettacolare gran finale pirotecnico in piazza Garibaldi.

«Per la prima volta nelle acque del fiume Pescara ritorna un'antica tradizione remiera», con i Gozzi Nazionali — imbarcazioni regolamentari della Federazione Italiana Canottaggio a sedile fisso — e con la cerimonia della Benedizione del Remo prima della regata.

Un vescovo gettato nel fiume con una mola al collo

Le notizie sulla vita del santo sono tratte unicamente da una passio «ampiamente leggendaria», nella quale però «sono contenute alcune tradizioni locali riferentisi al tempo delle invasioni longobarde in Italia, probabilmente attendibili». Il suo corpo, gettato nel fiume Aterno-Pescara con una mola di pietra legata al collo, sarebbe stato miracolosamente trasportato dalla corrente fino alla foce del fiume, a Pescara, dove sarebbe stato raccolto e sepolto nella chiesa che poi gli fu intitolata. Per questo è protettore della città e in particolare dei pescatori e di coloro che vivono del rapporto con il mare e con il fiume.

La versione più diffusa lo fa venire dall'entroterra: attorno al 590, sotto il pontificato di papa Gregorio I, venne eletto vescovo di Amiternum in Sabina, nei pressi di San Vittorino, nella Conca aquilana; poi fu ingiustamente accusato di aver tradito la propria città al tempo della discesa dei longobardi — perché, «per non assistere alle loro depredazioni, si era rifugiato a Roma» — e per questo, il 13 giugno 597, subì il martirio per annegamento.

Un'altra versione racconta invece un ragazzo arrivato per mare. Cetteo era un giovane dalmata che, nel suo paese nei pressi di Spalato, era destinato a imparare uno dei mestieri che si esercitavano nei suoi luoghi — pastore, boscaiolo o allevatore di cavalli — ma lui sapeva leggere e scrivere e si sentiva mortificato nella sua intelligenza. Si imbarcò come scrivano di bordo su un veliero che portava legname sulle coste italiane, e dopo venti ore di navigazione entrò nel porto di «Piscaria»; sbarcato e senza sapere dove andare, entrò nella chiesa dei Santi Leguziano e Domiziano, chiese lavoro al sagrestano e fu addetto alla pulizia del tempio. Da lì, dice il racconto, la sua vita fu in continua ascesa, tanto che nel 595, in giovane età, divenne Vescovo e comandante del Forte di Piscaria.

La fortezza resisteva anche grazie alle estese paludi «che con le febbri malariche sterminavano più nemici che il cannone», e veniva rifornita di viveri e bestiame da contadini che vi giungevano la notte attraverso passaggi sconosciuti agli assedianti. «Qualcuno però fece la spia»: una notte di tempesta gli assedianti si mischiarono ai contadini e, raggiunto il corpo di guardia, uccisero i soldati e aprirono le porte al grosso dell'esercito longobardo. Cetteo fu fatto prigioniero, martirizzato, e trascinato in catene in mezzo ai soldati «ubriachi di vino e di saccheggio» fino al ponte di barche, dove con un macigno al collo venne gettato nel fiume.

In un'altra versione la condanna era un'altra. I Longobardi erano guidati da due capi rivali, Alai e Umbolo: quest'ultimo aveva assalito la città di notte contro gli accordi ed era stato condannato a morte, e poiché Cetteo era intervenuto in suo favore, Umbolo decise di farlo decapitare insieme ad Alai. Ma il boia si rifiutò di decapitare San Cetteo, che fu quindi gettato da un ponte nel fiume Pescara, il Pons Marmoreus. Una quarta versione lo vuole vescovo non di Amiternum ma di Aternum, cioè di Pescara stessa, benché «Aternum non era sede vescovile».

Il Codice Marciano e il santo politico

«Nel 1992 è emersa una nuova passione di Cetteo nella lezione del Codice Marciano latino 356 (del dodicesimo secolo), conservato nella Biblioteca di Venezia, che ho confrontato con i documenti già conosciuti degli Acta sanctorum», spiega l'antropologa Maria Concetta Nicolai. Dal codice esce «la figura di un Cetteo "politico", "sindaco" di Ostia Aterni (il nome antico attribuito all'attuale Pescara), che cercava di mettere d'accordo le due anime presenti allora in città, ovvero gli autoctoni e i longobardi», mediando anche con le autorità bizantine di Ortona, e che «verrà accusato di tradimento e giustiziato venendo gettato nelle acque del fiume Pescara».

Il Codice Marciano collega per la prima volta San Cetteo a Pescara e alla sua identità originaria di Ostia Aterni. Accanto a questo, la tradizione si appoggia a un manoscritto del 1696 che racconta il martirio, e a un secondo manoscritto del XIII secolo studiato dal filologo croato Nicholas Everett, secondo cui un condottiero longobardo si sarebbe fatto aiutare da un capitano di ventura bizantino, Vitaliano di Ortona, per entrare ad Aternum.

Barche, cuccagna e lumini portati al mare

Tutto il rito della festa di San Cetteo si svolgeva intorno al fiume, simbolo di vita, di trasformazione, di identità, di tradizione, e nei giorni precedenti la città si preparava: i negozianti esponevano le merci migliori, si ripitturavano i fabbricati, si raddoppiava l'illuminazione. La domenica mattina il corteo processionale, a mezzogiorno, passava sul ponte di barche addobbate a festa, e la statua del santo si fermava rivolgendosi religiosamente verso il fiume e verso la piccola flotta di «barchitti», da cui partivano spari e bombe d'aria.

In mezzo al fiume, su un vecchio barcone, veniva issato un lungo pennone unto: vinceva chi riusciva a raggiungere la punta, su cui era legato il palio. Dopo la cuccagna venivano la caccia all'oca, in cui i nuotatori dovevano riuscire ad afferrare il volatile che tentava di scappare, e la sfida dei battelli tra i marinai dei due borghi nord e sud, seguita con entusiasmo e partecipazione emotiva come i concerti bandistici in piazza.

Una grandiosa illuminazione galleggiante veniva realizzata posando sul fiume migliaia di cartine colorate, ognuna illuminata all'interno da una candela: la corrente le trasportava come un corteo di fiori di fuoco per circa un chilometro fino al mare. Intanto, lungo Corso Manthonè e Piazza Garibaldi, illuminate a giorno dai lampioncini a olio di vetro colorato, la gente accorsa da ogni parte della regione affollava i locali e la piazza dove suonava la banda; sulla Pescara le barche venivano adornate di festoni e fiori, e signorine e marinai accompagnati da un'orchestra ottocentesca cantavano le belle romanze dialettali abruzzesi.

Per San Cetteo venivano a Pescara le migliori bande della regione, e con esse molti sostenitori «che facevano un grandissimo tifo gettando ai beniamini confetti e fiori, mentre agli avversari riservavano, nei momenti più accesi, insulti e a volte anche sassate».

Una bolla dell'11 febbraio 1950 emanata da Pio XII invitava i fedeli delle processioni a indossare lo scapolare con l'immagine del santo, di stoffa rosso cardinalizio, in uso all'incirca fino al 1930: la sua ricostruzione moderna si rifà a una xilografia del 1788, voluta dal re di Napoli Ferdinando IV e tirata a braccia dal regio stampatore Serafino Portile, che raffigura San Cetteo a protezione della fortezza reale e che veniva impressa sulle carte d'imbarco in uso nella marineria commerciale dell'epoca. E ci sono le ventole devozionali, un tempo assai diffuse per i santi venerati a Pescara — Madonna dei Sette Dolori, Sant'Andrea e San Cetteo — costruite in Abruzzo a Corropoli, a Vasto, a Guardiagrele e, nel pescarese, a Manoppello dalle suore alcantarine.

La Cattedrale di San Cetteo, chiesa madre di Pescara, è un mirabile esempio di architettura neoromanica abruzzese, realizzata su progetto dell'architetto Cesare Bazzani (1873-1939): nata come Tempio della Conciliazione durante la stipula del Concordato, voluta e finanziata da Gabriele D'Annunzio, fu costruita sulle rovine della vecchia chiesa di Santa Maria di Gerusalemme e nel 1949 elevata a cattedrale. Dentro ci sono la statua del santo, che risale al XVII secolo ed è conservata lì dal 1975, e le reliquie del martire, custodite per anni a Chieti e restituite a Pescara in occasione della Dedicazione della Chiesa al Patrono, il primo settembre 1977.

Come arrivare alla festa

Partecipare alla festa di San Cetteo a Pescara è davvero semplice. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Pescara Porta Nuova si trova a 1,6 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Pescara Nord dista 10 chilometri, cioè 14 minuti di strada.

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