Festa di San Domenico e del Lupo a Pretoro 2027 - L'uomo-lupo a carponi e il rito dei serpari
Fonte: abruzzoweb.it, letta il 20/09/2026.
A Pretoro, borgo montano a 550 metri sul livello del mare sui contrafforti della Maiella, in provincia di Chieti, la prima domenica di maggio si celebra San Domenico di Sora (951-1031) con due riti che sembrano di due feste diverse e invece sono lo stesso patto con la natura: la mattina i serpari, il pomeriggio la sacra rappresentazione del «Lu Lope».
Il culto del santo a Pretoro risale al 1875. Gli si attribuivano qualità taumaturgiche e la protezione contro i morsi delle serpi e le aggressioni del lupo — cioè contro i due pericoli veri di una comunità che viveva di agricoltura, di boschi e di pascoli. Da questa doppia protezione nascono i due riti, e la sacra rappresentazione è stata riconosciuta Patrimonio immateriale d'Italia dall'Istituto Centrale per la DemoEtnoAntropologia.
Aprile: i serpenti si catturano prima
Il lavoro comincia un mese prima. Nel mese di aprile i giovani pretoresi vanno a catturare sulle montagne intorno al borgo un gran numero di serpenti, e strappano loro i denti con un panno bianco per renderli innocui.
Il giorno della festa quei serpenti tornano indosso alle persone: vengono portati come bracciali e collane, legati con il cosiddetto «laccetto di San Domenico», e si mettono anche sulla statua del santo, che sfila con i rettili aggrovigliati addosso o portati dietro in processione. È lo stesso rito che si fa a Cocullo, in provincia dell'Aquila, con cui Pretoro è gemellata: San Domenico di Sora è il patrono dei serpari.
Il regolamento della premiazione
La prima mattinata è tutta dei serpari, e finisce con una premiazione in piazza Roma che ha regole precise. Possono gareggiare solo i paesani, anche non residenti, e i serpenti vengono valutati in base alla lunghezza, divisi in quattro categorie con primo, secondo e terzo classificato: la Serenella, detta «Serenela»; la biscia comune, detta «Scroscione»; la biscia d'acqua; e la «Sorgiarola».
Ci sono poi i premi speciali. C'è quello per il serparino più piccolo, cioè il bambino di Pretoro che porta da solo un serpente di qualsiasi specie; c'è il premio a chi ne cattura uno cortissimo e a chi ne porta il numero maggiore. E c'è una regola che dice quanto la gara sia presa sul serio: chi riesce a conseguire il premio di «miglior serparo» per tre anni consecutivi lo vince definitivamente, e non deve più restituirlo.
La leggenda del lupo, e chi la racconta
La storia che il paese mette in scena è antica. San Domenico, dopo aver trascorso molti anni da eremita a Prato Cardoso, presso Villalago, si mise in viaggio verso Cocullo. Prima di arrivare s'imbatté in un gruppo di persone che inseguivano un lupo gridando spaventate: fra loro una povera donna piangeva, perché il lupo le aveva portato via il figlio. Il santo, commosso dal suo pianto, alzò gli occhi al cielo e poi si rivolse al lupo, intimandogli di lasciare il bambino. Con stupore di tutti la belva smise di correre, invertì il percorso, raggiunse il santo e depose il bambino sano e salvo sotto i suoi piedi.
Nella versione che si recita a Pretoro il bambino è figlio di due boscaioli, rapito dalla culla mentre i genitori sono nel bosco a far legna. La rappresentazione era in origine soltanto mimica; oggi ha come sottofondo la recitazione del testo poetico dialettale «Lu Lope», scritto da Raffaele Fraticelli e diffuso dagli altoparlanti da più di sessant'anni. Il poeta stesso recitava il testo a partire dall'edizione del 1963, e partecipava anche alla vestizione dell'uomo-lupo; oggi la narrazione dal vivo è affidata ai suoi figli, e il luogo è un anfiteatro naturale ai margini del bosco, chiamato Valle di San Domenico o Valle del Lupo.
La vestizione, e il quadro che fa da santo
Prima che il pubblico veda qualcosa, la festa comincia dentro le case. I due uomini che impersonano il boscaiolo e la moglie si preparano in una casa contadina del centro del paese, assistiti da un'anziana donna: il ruolo della donna è affidato a un uomo travestito, perché la sacra rappresentazione a Pretoro non prevede la figura femminile. I protagonisti sono mimi, e per tradizione sono tutti uomini; gli attori si tramandano il ruolo di padre in figlio, e sono in prevalenza artigiani locali, i cosiddetti «fusari», con i loro costumi caratteristici.
In un'altra casa una madre prepara il bambino, che viene collocato in una culla tradizionale di vimini e portato nella casa della «famiglia dei boscaioli». Poi i figuranti escono in corteo e attraversano le vie del paese fino al luogo della rappresentazione, preceduti dalla banda.
C'è un dettaglio che spiega tutta la messa in scena: San Domenico non ha un interprete. Al suo posto viene portato un quadro sacro, che raffigura il santo, i due boscaioli e il lupo penitente, e viene collocato in un punto visibile alla folla e centrale rispetto agli avvenimenti. Il quadro dipinto, scrive chi ha documentato il rito, «testimonierà la presenza di San Domenico».
Il lupo sotto una pelle vera
L'uomo-lupo è la figura che nessuno dimentica. È interpretato da un uomo che incede a carponi imitando le movenze ferine, ricoperto da un'autentica pelle di lupo, con un copricapo in cartapesta e pelle.
La scena si apre con il boscaiolo che affila la scure e la moglie che, sulla soglia della capanna, culla il bambino deposto nella cesta; da un lato c'è l'edicola del santo, e l'uomo-lupo si nasconde nel bosco. L'azione comincia con la ninna nanna della donna, prosegue con la colazione consumata dai boscaioli dopo aver ringraziato la Divina Provvidenza e i Santi Protettori, e con l'esortazione che il boscaiolo rivolge alla moglie prima di andare a raccogliere e spaccare la legna, perché faccia attenzione ai pericoli che potrebbero minacciare il bambino. Il lupo manca più di un'occasione; poi, approfittando della distrazione momentanea dei genitori intenti a legare le fascine per tornare a casa, riesce ad afferrare il bambino e a dileguarsi.
I genitori disperati invocano il santo con umiltà e totale fiducia, e il miracolo si compie: il lupo ammansito torna sui suoi passi, depone il bambino nella culla e sparisce silenzioso nel bosco. Allora un suono di campane diffonde la notizia per valli e vette, fino al Monte Amaro, e la folla applaude.
Il bambino è un neonato vero, ed è il dettaglio che rende ogni edizione irripetibile: secondo la tradizione, è l'ultimo nato maschio del paese.
I laccetti, che si portano tutto l'anno
Fuori dalla chiesa, nel corso della mattinata, alcuni questuanti offrono immagini del santo e gli amuleti antiofidici detti laccetti di San Domenico: piccole corde bianche inframezzate da ciuffetti di filo colorato, che si legano al polso degli intervenuti. Sono braccialetti di cotone e fili colorati, realizzati a uncinetto dalle donne del paese e benedetti, e per tradizione proteggono dal mal di denti e dai morsi dei serpenti. In passato venivano intrecciati con i caratteristici «mazzarelli», strumenti in legno realizzati dagli artigiani del posto.
Intorno ai due riti sta la parte liturgica: le messe nella chiesa di Sant'Andrea e in quella di San Nicola, ciascuna seguita dalla processione, e la processione che porta verso il luogo della rappresentazione. I festeggiamenti sono in onore di San Domenico Abate e di Sant'Emidio, e cominciano nei giorni precedenti con le novene, la banda e gli spettacoli.
Perché un paese mette in scena un lupo
Resta la domanda che il rito porta con sé. Nella rappresentazione il Bene, impersonato dal santo, è contrapposto al Male, che è il lupo: San Domenico lo ammansisce come fece San Francesco, e col suono della sua voce lo convince a lasciare la preda. Ma chi ha studiato la festa nota che i fedeli, guardando la pantomima, ne traevano buoni auspici, come accadeva quando bisognava «liberare e pettinare» la natura per poter lavorare senza timori nel bosco — reso così immune, con l'aiuto di San Domenico, dai pregiudizi e dalle superstizioni che inevitabilmente colpivano il lupo, la diversità, «il male».
C'è anche chi guarda più indietro: diversi antropologi pensano che il culto di San Domenico sia giunto come sostituto del culto della dea Angizia. Il che spiegherebbe perché in una sola domenica di maggio, in un paese di montagna, convivano i rettili senza denti al collo dei ragazzi e un uomo a quattro zampe sotto una pelle di lupo.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la Festa di San Domenico e del Lupo a Pretoro richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Manoppello, a 21 chilometri da Pretoro, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Fara Filiorum Petri - Rapino ha davanti un percorso di 5,9 chilometri, otto minuti di guida.
Eventi nei dintorni
Altri appuntamenti nei paesi vicini.
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