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Festa di San Giovanni a Gressoney-Saint-Jean 2027 - L'agnello vero all'offertorio e i falò nelle frazioni

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

La Festa di San Giovanni si celebra a Gressoney-Saint-Jean, in Valle d'Aosta, il 23 e il 24 giugno. La notte della vigilia si accendono i falò in ogni frazione, e il giorno dopo una famiglia porta all'altare un agnello vivo durante l'offertorio. Dopo la messa la processione sfila dietro alla statua del patrono, con le coscritte che reggono il reliquiario della testa di San Giovanni Battista.

La notte del 23 giugno, i falò nelle frazioni

La festa comincia il giorno prima, e non in chiesa ma sui prati, con un fuoco per ogni borgata. La notte della vigilia si accendono dei falò, i Sentjohanzfir, nelle varie frazioni del paese — Staller, Tschossil, Dresal, Perletoa, Bieltschòcke, Alpenzu — e la popolazione porta spontaneamente dei pezzi di legna e li accumula già nelle settimane che precedono il 23 giugno.

Le persone che accorrono per vedere i falò si raccolgono intorno ad esso, e la serata si arreda da sé: qualcuno porta uno strumento musicale e intona della musica di accompagnamento, altri arrivano con bevande calde e prodotti della gastronomia tipica, come i canestrelli e le «chiacchere».

Il giorno dopo, il 24 giugno, si festeggia San Giovanni secondo un rito antico, e la scena si sposta nel centro storico, nei pressi della chiesa parrocchiale che sta nella Obre Platz. Non è una ricorrenza fra le altre: la festa patronale, insieme al capodanno, è considerata uno degli appuntamenti più importanti della comunità walser, e per questo è celebrata con solennità.

L'agnello vivo che arriva all'altare

Il gesto centrale della messa non è un gesto simbolico: è un animale vero che attraversa la navata. La tradizione vuole che per la celebrazione della Santa Messa, durante l'offertorio, venga offerto un agnello vero, simbolo di Cristo. Una famiglia lo porta all'altare e dà un bacio alle reliquie.

Sull'animale c'è un dettaglio che dice chi lo sta portando. L'agnello ha un nastrino legato al collo, azzurro o rosa, in base al sesso di chi lo porta.

E c'è una ragione dietro a ogni agnello, che riguarda una singola famiglia e non il paese. L'agnello viene offerto per grazia ricevuta oppure come promessa di un voto in caso di necessità o per una grazia che si intende chiedere: il calendario è comune, il motivo è privato. Oggigiorno l'agnello è il simbolo di un'offerta in denaro che la famiglia consegna poi al parroco.

Un incanto che non si fa più

C'è un passaggio della festa che si è consumato nel tempo. Un tempo, alla fine della messa, gli agnelli venivano messi all'incanto, e il ricavato andava alla chiesa.

Oggi quel momento non c'è più: la vendita all'incanto oggi non si fa più, la famiglia porta un'offerta di denaro al parroco. Il gesto è rimasto identico — la famiglia, l'animale, l'altare — mentre la coda economica che lo seguiva è sparita.

La testa di San Giovanni portata da quattro diciottenni

Terminata la funzione religiosa esce la processione, e ha un ordine fisso in cui ognuno sa dove stare. La processione dei gressonari in costume sfila dietro alla statua del Santo patrono, San Giovanni. Ad aprire il corteo un uomo in costume porta una croce antica e preziosa in stile gotico, un gruppo di donne in costume, seguono quattro coscritte (che hanno compiuto 18 anni) con una portantina.

Su quella portantina c'è l'oggetto più prezioso della giornata. Le coscritte portano la scultura della testa di San Giovanni Battista, un manufatto del Settecento che in realtà è un reliquiario, perché sotto è incastonata una reliquia. Le reliquie contengono ex-ossibus e furono autenticate.

Dietro di loro il corteo continua con i coscritti maschi, che su un'altra portantina reggono la statua del santo, alta circa un metro e mezzo; poi le guide alpine, i sacerdoti, e le persone comuni. E nella fila si guardano i vestiti: importante attrattiva per i turisti e motivo di fierezza per le donne gressonare sono i meravigliosi costumi tradizionali femminili. In occasioni di festa della famiglia o della comunità, le donne gressonare indossano il costume rosso tradizionale, con la celebre cuffia d'oro.

I bambini che baciano il reliquiario

L'ultimo atto si svolge di nuovo al chiuso, e riguarda i più piccoli. Dopo la processione si rientra in chiesa: nella navata centrale, davanti all'altare, il parroco benedice i bambini, e questi baciano il reliquario per preservarne la salute.

Non è un'aggiunta recente pensata per le famiglie in vacanza. È una tradizione antichissima, documentata da testimonianze, e un tempo aveva un raggio più largo del paese: vedeva la partecipazione di bambini che venivano dalle vallate vicine, in particolare da Brusson. Si saliva a Gressoney il 24 giugno per far baciare a un figlio una reliquia, e si tornava indietro il giorno stesso.

Come arrivare alla festa

La Festa di San Giovanni a Gressoney-Saint-Jean si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Pont-Saint-Martin, a 28 chilometri da qui, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: uscendo al casello di Pont Saint Martin aspetta un percorso di 28 chilometri che in 29 minuti porta a destinazione.

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