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Festa di Sant'Antioco a Sant'Antioco e il pane Coccoi de su Santu 2027

7 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
dal 16 al 20 aprile 2026
Dove piazza Ferralasco, Sant'antioco

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: comune.santantioco.su.it, letta il 19/09/2026.

La Festa di Sant'Antioco Martire, che in paese si chiama Sa Festa Manna, si celebra a Sant'Antioco, in Sardegna, quindici giorni dopo la Pasqua, e il suo giorno principale è il lunedì della Solenne Processione. Antioco è patrono della città, della diocesi di Iglesias e dell'intera Sardegna, e le sue reliquie vengono portate in processione insieme al simulacro. Il sabato precedente si produce questo particolare tipo di pane bianco lievitato detto «Coccòi de su Santu», dall'aspetto ornamentale e decorato con motivi floreali e piccoli uccelli; «is coccois» vengono trasportati nell'omonima Basilica e lì lasciati per alcune settimane, ad abbellire il simulacro del santo e le sue reliquie.

Quindici giorni dopo Pasqua

Quindici giorni dopo la Pasqua si svolge la sagra di sant'Antioco, in omaggio al martire mauritano patrono della Sardegna; la Sagra ha luogo il terzo lunedì successivo alla Pasqua.

Il 1º agosto si celebra un'altra edizione della sagra in onore del santo, «certamente non meno suggestiva di quella primaverile», anche questa con processione religiosa e parata di gruppi in abito sardo, mentre il 13 novembre si celebra la ricorrenza religiosa ufficiale con processione serale.

Ogni anno dall'isola madre convengono decine di gruppi legati alle tradizioni dei loro rispettivi centri per sfilare lungo le strade di Sant'Antioco e onorarne in tal modo il santo.

Il medico condannato alle miniere

Antioco venne esiliato in Sardegna dall'Imperatore Adriano, in quanto cristiano che professava la fede, e fu condannato ai lavori forzati nelle miniere di una delle due isole a sud della Sardegna. Nacque in Mauretania nel 95 e morì nell'Isola di Sant'Antioco nel 127: è il protomartire della Sardegna.

Riuscì con il suo esempio di vita fatto di preghiere, meditazione e digiuno, a convertire persino il suo carceriere Ciriaco, e quell'episodio fece sì che le autorità dell'impero inviassero una spedizione punitiva che pose fine alla sua vita.

Antioco era probabilmente medico ma lavorò nelle miniere di piombo, ed è ricordato come «il Santo evangelizzatore venuto dall'Africa, medico e predicatore delle opere di Cristo in Sardegna e anche in Corsica». La diocesi di Iglesias ne trae una frase che riguarda tutta l'isola: «in Sardegna la fede ci è stata trasmessa dai condannati ad metalla». Dei prodigi attribuiti al santo resta anche un codice: il Proçess de miracles, codice cartaceo della fine del XVI secolo, conservato nell'archivio vescovile.

Le reliquie contese, e l'assalto del 1851

Le reliquie furono ritrovate nel 1615, per volere dell'allora arcivescovo di Cagliari Francisco d'Esquivel, nelle catacombe sottostanti la basilica, e il verbale del 29 aprile 1615 racconta che i resti erano dentro un «sarcofago avvolto di velluto cremisi». Nelle vicinanze della tomba del santo furono scoperte anche delle catacombe risalenti al periodo tra il IV e il V secolo.

La festa però è più antica del ritrovamento: un primo documento, depositato presso l'archivio della Corona d'Aragona in Barcellona e risalente al 1360, riporta la rivendicazione da parte del vescovo di Sulci Francesco Alegre (1359-1364) dei diritti sulla vendita del vino e la pesca in mare durante i giorni di festa; uno del 1466 è un privilegio reale confermato su richiesta del Vescovo Giuliano di Iglesias. La prima edizione si ebbe nel 1359.

Per proteggerle dalle incursioni barbaresche, le reliquie vennero conservate nella città di Iglesias, la cui comunità religiosa era sotto la giurisdizione dell'arcivescovo di Cagliari.

Nel 1851, durante la processione che proveniva da Iglesias, quando il corteo era ormai in prossimità del santuario, «una folla di antiochensi lo assalta e si impossessa con la forza delle reliquie del martire Antioco».

La sentenza del 1852 riconosce a Sant'Antioco la legittima possessione delle reliquie, confermata anche nei verdetti successivi, e ancora oggi le reliquie sono divise fra le due sedi di Iglesias e Sant'Antioco.

In basilica, sotto un reliquiario dorato è conservato quello che pare essere il teschio del santo, mentre in una teca è custodita una parte del femore e del bacino; il reliquiario d'argento del cagliaritano Sisinnio Barrai, datato 1615, fu realizzato per custodire il cranio.

Dal XIII secolo fino all'Ottocento si svolgeva un cammino di devozione che partiva dalla chiesa di Santa Chiara a Iglesias — poi diventata cattedrale nel 1503 — e si snodava per circa 50 chilometri fino alla Basilica, sotto la quale si trovano le catacombe del santo.

La Solenne Processione del lunedì

I giorni della festa hanno ciascuno il suo rito: il sabato si svolge la sfilata de «Is coccoisi», la domenica pomeriggio le pariglie in onore del Santo e la sfilata dei Cavalieri in costume sardo, e il lunedì prende il via la Solenne Processione, alla quale partecipano, oltre ai gruppi folk e ai Cavalieri in costume, le traccas e i suonatori di launeddas.

La processione è scortata da cavalli e cavalieri e da gruppi folk giunti da tutta l'isola, che accompagnano il simulacro e le reliquie; il corteo parte dalla Basilica e vi ritorna «ripercorrendo le stesse vie che lo videro medico e testimone di Cristo, predicare la fede e curare i corpi». Un lungo nastro rosso, simbolo del martirio, viene steso sui marciapiedi, e «sa Cruxi de is Reliquias» ricorda idealmente «l'antico percorso del ritorno in città da Iglesias».

Dopo il vecchio centro storico il corteo scende verso la parte moderna, attraversa il lungomare e raggiunge il viale alberato, per poi riprendere la via della Basilica, dove tra uno scintillio di petardi e fuochi pirotecnici si chiude con la benedizione alla città. A sera i fuochi d'artificio illuminano la laguna e sanciscono la fine della sagra.

La chiesa è diventata Basilica per volontà di Giovanni Paolo II, e le messe si celebrano anche presso la tomba del santo, all'ingresso delle catacombe paleocristiane.

Su bistiri a nostrana, e gli zoccoli fasciati di rosso

I costumi tradizionali di Sant'Antioco vengono oggi indossati solo in occasione delle sagre religiose, e la tipologia dei costumi cambia in base alla posizione sociale di chi li indossa.

Quello della borghesia agricola si chiama «su bistiri a nostrana»: «sa fardetta de mesu grana», la gonna a pieghe rossa in tessuto d'orbace finissimo, «su ventalliccu», il grembiule nero ricamato, «su gipponi», il corpetto stretto in raso o velluto, «sa camisa a polanias», la camicia bianca ricamata, «su panneddu» sulle spalle, «sa perr'e sera», il fazzoletto ricamato, «is bottinus», le scarpe rosse col tacco, e i gioielli: «sa gioia», un ciondolo, «is arreccadas», gli orecchini, «is aneddus», gli anelli.

«Sa massaia», la donna di casa, vestiva in modo più semplice e senza gioielli, a parte la fede, con su gipponi, sa perr'e sera e su ventalliccu, sul capo la cuffia rossa «sa scuffia» e ai piedi «is cappus», zoccoli in legno fasciati da una banda rossa.

L'abito dell'uomo, «su massaiu», ha i pantaloni «is cracciònis» in orbace tenuti da una cintura di cuoio, la camicia di lino ricamata «sa camisa» e, alla cintura, un fazzoletto piegato di colore rigorosamente rosso; sul capo la «berrita» nera, sulle scarpe le ghette «is cràccias», e sopra la camicia «su cossu», il corpetto nero adornato da una doppia fila di monete dorate usate a mo' di bottoni. Sopra tutto «su gabbanu», il cappotto di lana marrone, «più somigliante a un mantello che a un cappotto, ma ha le maniche».

I veli bianchi «is muncarois de ciugu o de biancu», «fitti di ricami antichi», venivano ricamati «da mani sapienti», e di quel patrimonio si osserva che sta pian piano scomparendo.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Sant'Antioco per la Festa chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Carbonia Serbariu, a 16 chilometri da Sant'Antioco, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Iglesias ha davanti un percorso di 19 chilometri che in 21 minuti porta a destinazione.

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