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Fuochi per Sant'Antonio Abate a Orosei 2027 - La croce d'arance su su pirone e il piatto di s'ossica

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
16 gennaio 2026
Dove cortile di S. Antonio, Orosei

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: paradisola.it, letta il 02/09/2026.

I Fuochi per Sant'Antonio Abate si accendono a Orosei, in provincia di Nuoro, in Sardegna, il pomeriggio del 16 gennaio, vigilia della festa liturgica. La legna si raccoglie dal mattino dell'Epifania e si ammucchia nel cortile di Sant'Antonio attorno a su pirone, un alto palo di cipresso, fino a formare un cono imponente sormontato da una grande croce d'arance; quando il falò brucia, la folla compie i tre giri rituali e un gruppo di ragazzi sfida le fiamme per conquistare le arance. Nelle stanzette il comitato distribuisce s'ossica, su pistiddu e su pane nieddhu.

La legna che arriva dall'Epifania

Dal mattino dell'Epifania, con camion e altri mezzi di ogni tipo, gli abitanti del paese — da soli o in comitive organizzate — raccolgono e trasportano la legna, che viene collocata all'interno del vasto cortile di Sant'Antonio. Lì, accanto alla torre, è già stato piantato un alto palo di cipresso: lo chiamano su pirone.

Attorno a quel palo si ammucchiano le frasche, nel piazzale della chiesa di Sant'Antonio, e intorno al piazzale stanno le cumbessias, le abitazioni dei novenanti. La legna che arde qui è quella della Baronia: corbezzolo, lentisco e cisto, le stesse frasche dei fuochi di Posada, Siniscola e Torpè.

È una delle feste in cui più si avverte una forte carica sociale e rituale. A Orosei, come in altri paesi dell'isola, l'usanza è documentata almeno dalla seconda metà del XIX secolo, con radici molto più antiche.

Il cono e la croce d'arance

Il pomeriggio del 16 gennaio, vigilia della festa liturgica, la catasta ha ormai preso la sua forma: un cono imponente, con il vertice sormontato da una grande croce d'arance.

La grande folla che segue la cerimonia inizia a compiere i tre giri rituali intorno al falò, mentre un gruppo di ragazzi sfida le alte fiamme per conquistare le arance della croce.

Le stanzette, s'ossica e su pane nieddhu

Man mano che l'intenso calore tiene i visitatori a debita distanza, la festa si sposta al coperto. All'interno delle stanzette il comitato distribuisce vino, caffè e i due dolci di questa giornata: su pistiddu, fatto con farina, miele e aromi naturali, e su pane nieddhu, con farina, miele, lievito e sapa.

Il comitato offre a tutti i presenti anche s'ossica: carne di maiale con contorno di fave o di patate, servita su un letto di pane carasatu bagnato nel brodo di cottura della carne.

Il santo che rubò il fuoco

Si narra che, non conoscendo l'uomo l'esistenza del fuoco ed essendo costretto a sopravvivere al freddo, sant'Antonio Abate, preso dalla compassione, si sia recato all'inferno con al seguito il suo maialino e il suo bastone di ferula. Lucifero e gli altri diavoli lo bloccarono alle porte; il maialino, però, riuscì a infiltrarsi creando un gran subbuglio, e i diavoli furono costretti a far entrare il santo per riprenderselo.

Fu allora che Antonio avvicinò il bastone alla brace. La ferula è una pianta erbacea che a diretto contatto col fuoco si annerisce ma non brucia, e così il fuoco restò nascosto al suo interno: una volta sulla terra, al santo bastò soffiare sul bastone per farne scaturire le scintille che si sparsero per il mondo. Da questa leggenda viene la fama di sant'Antonio Abate come custode del fuoco e come guaritore della malattia chiamata «fuoco di sant'Antonio»; e il 16 gennaio si canta «Fuoco, fuoco per ogni luogo; legna legna per la Sardegna».

Terminata la preparazione, il prete benedice i tronchi e il fuoco, e da quel momento la festa prosegue per tutta la notte, accompagnata dal suono delle launeddas, dai balli sardi, dai dolci e dal vino novello; i disegni del fumo forniscono auspici e profezie per l'annata agraria. Il fuoco viene lasciato ardere fino alla completa combustione: le ceneri vengono raccolte e usate per scongiurare le malattie degli uomini e del bestiame e per preservare il raccolto, mentre i tizzoni servono a riaccendere il fuoco nelle case. Tutto finisce il 18 gennaio, il giorno che chiamano Sant'Antoneddu, quando la comunità aspetta lo spegnersi dei fuochi scambiandosi cibo e vino in segno di amicizia.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Orosei per i Fuochi per Sant'Antonio Abate chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Nuoro, a 40 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Lula – Bitti, e il tragitto è di 21 chilometri per 21 minuti di guida.

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