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Feste Vigiliane a Trento 2027 - Il Tribunale di Penitenza e la Tonca nelle acque dell'Adige

8 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
dal 19 al 26 giugno 2026
Dove Piazza Fiera, Trento

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: festevigiliane.it, letta il 20/09/2026.

C'è una città dove, una volta l'anno, i personaggi pubblici che si sono comportati male vengono processati in piazza e il condannato finisce dentro una gabbia, calata nel fiume. Succede a Trento, e non è una metafora: l'immagine ufficiale delle Feste Vigiliane pone al centro proprio quei due elementi — il Tribunale di Penitenza e la Tonca — «due simboli della memoria collettiva cittadina».

Le Feste Vigiliane si svolgono ogni anno a Trento, in Trentino-Alto Adige/Südtirol, nella seconda metà di giugno, e si chiudono il 26, in onore del patrono San Vigilio. Dal Castello del Buonconsiglio fino a Piazza Fiera e Piazza Duomo, la città si anima di cortei, maschere, musiche e spettacoli.

Il processo in cui i panni sporchi si lavano in piazza

Il Tribunale di Penitenza è una sorta di istruttoria in cui il «Giudice Supremo», coadiuvato da un'improbabile Corte, valuta la gravità e l'effettiva consistenza delle malefatte attribuite ad alcuni personaggi pubblici di cui si sono occupate le cronache cittadine.

Il giudice ripercorre i principali avvenimenti dell'anno e mette alla gogna chi si è distinto in negativo; il dibattito ha toni «comicamente accesi», e al termine la sentenza viene rinviata al giorno stabilito per la «punizione esemplare». Si svolge nell'Arena di Piazza Fiera, e ogni anno richiama un pubblico numeroso grazie alla sua satira pungente.

La Tonca, dalla Torre Verde al ponte di San Lorenzo

Poi arriva la condanna, ed è la parte che dà il nome al rito. La Tonca è la riproposizione in chiave burlesca di un'antica pena riservata tra il XIV e il XVII secolo a chi si macchiava del reato di bestemmia.

Funzionava così: il condannato, imprigionato in una gabbia, veniva calato dalla Torre Verde, attigua al Castello del Buonconsiglio, e immerso nelle acque dell'Adige, che al tempo lambiva le mura cittadine. Oggi il rito si è trasferito nei pressi del ponte di San Lorenzo, ma la sostanza è rimasta: dopo due giorni di riflessione, da una torre posta lungo l'Adige il Giudice legge la sentenza, e il condannato viene simbolicamente rinchiuso in una gabbia e immerso nel fiume.

Il Corteo Storico e il giuramento degli zatterieri

L'apertura è il Corteo Storico, «il cuore identitario dell'apertura delle Feste Vigiliane» e uno dei più importanti patrimoni culturali, materiali e immateriali della città.

Parte dal Castello del Buonconsiglio — sede per più di 500 anni del governo principesco — e raggiunge Piazza Duomo attraversando le principali vie del centro. Sfilano centinaia di figuranti in abiti rinascimentali: i signori della città con baldacchino, i nobili con i loro drappi, cavalieri, contadini, popolani, falconieri e zatterieri, ciascuno con i colori e i simboli di appartenenza, e poi frati e cacciatori accompagnati dai loro cani e dai rapaci. Il corteo può contare oltre 1.200 figuranti.

Non sono costumi inventati: la ricostruzione storica dei costumi e delle ambientazioni si ispira ai celebri affreschi della Torre Aquila, preziosa testimonianza della vita e della società trentina tra il XIV e il XV secolo. Ad accompagnarli ci sono le quattro bande cittadine — il Corpo Musicale Città di Trento, il Corpo Musicale di Gardolo, il Corpo Bandistico di Mattarello e il Corpo Musicale di Vigo Cortesano.

Il corteo sfocia nella cerimonia inaugurale, con la deposizione della lanterna di San Vigilio, l'alzabandiera e il Giuramento degli Zatterieri, momento di forte valore simbolico che richiama il legame storico tra la città e il fiume Adige. È il preludio al Palio dell'Oca, la disfida in zattera lungo l'Adige tra i rappresentanti dei rioni e dei sobborghi, che ha una storia sua e un suo racconto.

La tavolata delle due fazioni

Prima ancora, però, c'è da mangiare. La Ganzega dei Ciusi e dei Gobj è una lunga tavolata imbandita che fa da raccordo tra le due fazioni protagoniste della disfida vigiliana, lungo la Contrada Larga — via Belenzani — e in Piazza Duomo, e richiama oltre mille partecipanti.

La cosa notevole è chi serve: sono i membri delle due fazioni a portare la cena agli ospiti. Come dicono gli organizzatori, «lo spirito di questo appuntamento non è la sfida, ma la condivisione».

Le due fazioni si affrontano poi nella Disfida, che rievoca un episodio del VI secolo: Re Teodorico fece fortificare diverse città del suo dominio, e i feltrini rimasti a Trento, numerosi e affamati per una grande carestia, tentarono di rapinare le vettovaglie della città. Ne nacque una battaglia furibonda, e i trentini li cacciarono. Da allora i Gobj sono i trentini, i Ciusi i feltrini, e al centro della contesa c'è la polenta, simbolo del cibo che garantiva vita e sussistenza. Secondo le ricerche storiche l'origine della Mascherada si può far risalire al 1200, e le regole del gioco si trovano su alcuni libri storici a partire dal 1500; la Confraternita dei Ciusi e dei Gobj, che oggi la mette in scena, si è costituita in forma autonoma nel 1989.

San Vigilio, il pane e il vino

La parte religiosa non è un contorno: è l'origine di tutto. La processione porta l'urna con le reliquie del santo dalla chiesa di Santa Maria Maggiore alla cattedrale, entrando dalla Porta dei Leoni, dove si celebra la Messa Solenne. Durante la funzione sono benedetti il Pane e il Vino di San Vigilio, poi distribuiti in Piazza Duomo — «non soltanto un evento gastronomico, ma un rito collettivo».

San Vigilio fu vescovo e martire, e la memoria che la città rinnova è anche quella dei martiri d'Anaunia Sisinio, Martirio e Alessandro, giunti dalla Cappadocia a Milano e da lì inviati dal vescovo Sant'Ambrogio a Trento per aiutare il confratello vescovo Vigilio. Nel Duomo va in scena anche un dramma in unico atto, «Dopo la notte», che ne racconta la storia.

I fuochi, e le 1450 girandole del Seicento

Le feste si chiudono con i Fuochi di San Vigilio, e sono la parte più antica di tutte: la festività, celebrata fin dal Medioevo con una solenne processione, assume un carattere altamente scenografico a partire dal XVII secolo grazie a mirabolanti spettacoli pirotecnici, di cui si ha documentazione già dal XVI secolo.

Erano una cosa seria. All'allestimento venivano deputati due consoli del Comune di Trento, che trovavano i maestri artificieri e assistevano alle prove generali, e per l'occasione si costruiva una «macchina per fuochi» con una ricca scenografia che cambiava di anno in anno. Già alla fine del Seicento lo spettacolo contava 40 paia di razzi, 1450 girandole, 100 razzi da sparare in alto e 12 grandi ruote — e ai fuochi si dava moltissima importanza perché era credenza comune che fossero molto graditi a San Vigilio.

Il posto è cambiato tre volte: fino al 1793 si accendevano nella piazza principale, poi in piazza del Duomo, dal 1855 in piazza d'Armi — l'attuale piazza Venezia — e solo di recente lungo le rive dell'Adige, ai piedi di Maso Mirabel. Nel programma del 1830, dopo i fuochi eseguiti «dal celebre pirotecnico signor Angelo Oreni di Treviglio», andava in scena «la tanto distinta opera la Gazza ladra con il ballo Il ribelle di Scozia».

Una festa che è stata riaccesa

Tutto questo, però, per un secolo non c'è stato. Fino agli anni Ottanta il patrono si festeggiava solamente il 26 giugno, con le celebrazioni religiose in Cattedrale e qualche appuntamento profano: il concerto della Banda cittadina e, non sempre, i fuochi artificiali.

Il 20 giugno 1984 venne inaugurata la prima edizione delle risorte Feste vigiliane, che riproposero il Palio dell'Oca e la Mascherada dei Ciusi e dei Gobj — quest'ultima dimenticata per più di un secolo, dopo essere stata abolita per ragioni d'ordine pubblico a metà dell'Ottocento. L'intento dichiarato era rilanciare la città attraverso il recupero di antiche tradizioni, rafforzando lo spirito d'appartenenza dei cittadini.

Oggi il programma è largo: il «Borgo di San Vigilio» anima il centro storico con le eccellenze artigianali e artistiche del Trentino, si rievoca la Cena dei Padri Conciliari del 1545 in via Santissima Trinità, Vigiliane Folk porta in piazza Mostra le danze tradizionali, i Bandierai della Repubblica Fiorentina si esibiscono in Piazza Duomo, e la Federazione Cori del Trentino organizza una serie di concerti alla Badia di San Lorenzo, in Piazza Lodron e in Piazza Battisti. C'è persino la consegna del Pollone del Castagno dei Cento Cavalli, il più antico albero d'Europa con i suoi quattromila anni di vita, simbolo del gemellaggio con il comune catanese di Sant'Alfio.

E dietro tutto questo ci sono centinaia di volontari, associazioni e figuranti.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Trento per le Feste Vigiliane non è complicato. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Trento si trova a 900 metri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, il casello di Trento Centro dista 2,2 chilometri, cioè 3 minuti di strada.

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