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Disfida dei Ciusi e dei Gobj a Trento 2027 - Il cerchio di corde di cuoio a difesa del paiolo
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: ildolomiti.it, letta il 20/09/2026.
La Disfida dei Ciusi e dei Gobj si tiene a Trento, in Trentino-Alto Adige, il 26 giugno, giorno di San Vigilio, e chiude le Feste Vigiliane. In piazza si disegnano tre cerchi concentrici. In quello di mezzo va il pentolone della polenta; attorno si dispongono i difensori, e più fuori aspettano gli assalitori. Da lì in poi, per un tempo stabilito, Trento e Feltre tornano a litigare per il cibo come nel VI secolo.
Il paiolo al centro di tre cerchi
La Disfida dei Ciusi e dei Gobj, conosciuta anche come «Palio di San Vigilio», è una rievocazione storica medievale della città di Trento, e va in scena in Piazza Fiera come evento conclusivo delle Feste Vigiliane. La «mascherada», come viene tradizionalmente chiamata la competizione, si svolge normalmente una volta l'anno il 26 giugno in onore di San Vigilio.
Al centro della piazza vengono disegnati tre cerchi concentrici: quello in mezzo è lo spazio dedicato al pentolone della polenta, quello bianco serve alla predisposizione circolare dei difensori, quello rosso delimita il raggio d'azione degli attaccanti feltrini. Il premio è la polenta, simbolo delle antiche vettovaglie, e in particolare quella fatta con la farina gialla di Storo, il cibo rituale più caratteristico della festa.
Gobj in grigio-nero, Ciusi in giallo-rosso
I Gobj rappresentano la città di Trento in sua difesa, con un costume grigio e nero e maschere nere; li guidano un re con corona e mantello e tre capitani con elmo e spada. I Ciusi rappresentano Feltre e si predispongono all'attacco con un costume giallo e rosso con pon-pon neri e maschere rosse, e hanno anch'essi un re con corona e mantello, coadiuvato da tre capitani con elmo e spada. In tutto due re, sei capitani e un centinaio di giocatori divisi in due squadre.
Oggi la rievocazione viene animata da circa 100 figuranti appartenenti alla Confraternita dei Ciusi e dei Gobj, che indossano i tradizionali costumi e mettono in scena la contesa per la polenta.
Strozzere, giannizzeri e il boia con la mannaia
Le Strozzere sono le donne dei Gobj, vestite con un costume femminile bianco e marrone e una cuffietta bianca, armate di scope, con cui difendono i Gobj durante l'assalto finale: simboleggiano le contadine trentine, tenaci e combattive nel difendere la propria città e le sue provviste, e sono loro a cucinare la polenta in tempo reale.
I Giannizzeri sono le guardie della disfida, con camicia bianca, pantaloni neri e arancioni, armatura in cuoio, elmo e spada; garantiscono l'ordine e intervengono in caso di necessità, e rappresentano i soldati al servizio dei signori trentini. Il Gran Cerimoniere è garante e coordinatore, ed è interpretato dal presidente della Pro Loco di Trento, che ha la facoltà di decidere se partecipare attivamente alla disfida o assumere il ruolo di cerimoniere. Il Giullare intrattiene il pubblico con scherzi e canti durante la sfilata, le donne adulte e le ciusette accompagnano il corteo, e il Boia, vestito di nero, maneggia una mannaia insanguinata.
Sopra tutti stanno gli Arbitri, in lungo abito nero con interni rossi, colletto rosso e cappellino nero. Al collo portano un corno, che utilizzano per segnalare le varie fasi della disfida e le eventuali infrazioni alle regole, e in caso di dubbi o contestazioni la loro decisione è insindacabile.
Le regole del gioco
I Gobj formano un cerchio a difesa del paiolo, abbrancandosi vicendevolmente alle corde di cuoio saldamente cinte attorno alla vita e volgendo le terga al paiolo stesso; al centro del cerchio prendono posto le strozzere, armate di grandi ramazze. I Ciusi devono disporsi in fila indiana a gruppetti di cinque, cinque file attaccate al cerchio, e cercare di rompere la catena degli avversari per guadagnare l'accesso alla polenta. Se ce la fanno, vincono la partita.
Una descrizione ottocentesca racconta come si combatte. Il Chiuso incrocia le proprie mani e fa delle braccia un anello sporgente, provocando l'avversario a fare altrettanto; entrambi si agguantano e si sforzano di trarre a sé l'inimico, ma siccome l'energia del Chiuso isolato non basta a vincere la resistenza del Gobo, che è unito alla catena vivente, dietro di lui sta pronto un manipolo di ausiliari: i due primi lo avvinghiano a due braccia collegate fra loro, e così di seguito, crescendo a scala il numero degli assistenti, si compone una massa triangolare compatta. I due che lottano fanno sforzi erculei, si urla da tutte le parti, e chi si sente venir meno la forza nelle mani si arrende e resta divelto.
Il terreno stesso porta le regole: i Gobj hanno segnata con segature sul terreno la periferia da conservarsi. Prima di entrare in azione i contendenti sono visitati sotto panni per assicurarsi che non abbiano celata qualche arma offensiva, e sono soggetti al sindacato di giudici, ossia padrini, per i casi di violata disciplina. I prigionieri si scambiano dopo aver fatto loro subire l'umiliazione di essere acculattati.
Teodorico, la carestia e i granai saccheggiati
Nel VI secolo i Goti occuparono Trento guidati da Teodorico. Cassiodoro riporta che il sovrano invitò la città veneta di Feltre a collaborare con il municipio tridentino per la costruzione di un nuovo centro urbano, probabilmente da edificare nella Bassa Valsugana. L'episodio è collocato fra il 523 e il 526.
Secondo la tradizione i feltrini furono chiamati a costruire le mura di protezione della città e, al termine dei lavori, stremati dalla carestia, tentarono di saccheggiare i granai della popolazione locale. Ne nacque un'accesa battaglia, che si concluse con la vittoria dei trentini, i quali riuscirono a scacciare i feltrini. Dopo la vittoria e la cacciata, i trentini ridicolizzarono l'evento carnevalizzandolo e riproponendolo in diverse occasioni pubbliche e in forme differenti.
Stampe del 1200 e ritorno nel 1984
Le prime stampe risalgono al Duecento, con le prime disfide in piazza Duomo; l'evento è stato ripreso nel Settecento, e restano alcune immagini del paiolo fumante della polenta nella fontana del Nettuno. Nelle edizioni cinquecentesche la disfida era invece un evento riservato ai nobili, che si sfidavano in due schieramenti di 150-200 partecipanti ciascuno, con tanto di armature, cavalli e bandiere.
Il giuoco si faceva annualmente il giovedì grasso e l'ultimo martedì del carnevale, un giorno sotto la Residenza principesca e l'altro in Piazza grande del Duomo. La tradizione si interruppe verso la metà del XIX secolo e restò dimenticata per più di un secolo, finché la disfida non è stata rilanciata dal Comune di Trento a partire dal 1984, con la collaborazione della Confraternita dei Ciusi e dei Gobj, gruppo folkloristico costituitosi in forma autonoma nel 1989; dal 1989 la Disfida viene ufficialmente riproposta nel Giorno di San Vigilio. Oggi se ne occupa la Pro Loco Centro Storico Trento.
A precedere la disfida c'è la Ganzega dei Ciusi e dei Gobj, una tavolata imbandita aperta a tutti lungo la Contrada Larga, cioè via Belenzani, e in Piazza Duomo, dove si ritrovano le due fazioni antagoniste: 1.200 persone in piazza, oltre 180 volontari a preparare e servire fra saltimbanchi, giocolieri e musica dal vivo, e in tavola lucanica trentina, speck, spressa delle giudicarie, trentingrana, gulasch, polenta, cavolo cappuccio, strudel, birra e amari. Ganzega, in dialetto, significa festa di fine lavori dopo un periodo particolarmente impegnativo.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Trento per la Disfida dei Ciusi e dei Gobj non è complicato. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Trento è a 900 metri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è il casello di Trento Centro: da lì bastano 3 minuti di guida (2,2 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.
Da vedere qui intorno
Da queste parti si festeggia anche cosi'.
- Feste Vigiliane a Trento — giugno
- San Vigilio a Trento — giugno
- Gran ballo asburgico al Castello del Buonconsiglio a Trento — giugno