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Festa di San Romedio a Val di Non con la processione con le fiaccole 2027

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
15 gennaio 2026

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: visittrentino.info, letta il 02/09/2026.

La festa di San Romedio si celebra il 15 gennaio al Santuario di San Romedio, nel territorio comunale di Predaia, in provincia di Trento, al termine di una stretta valle laterale della Val di Non. La festa è preceduta da una processione in notturna, con le fiaccole, che arriva fino al Santuario; il giorno del santo vi si celebra una messa e viene preparato il tipico piatto del pellegrino. Il santuario è costituito da cinque chiese costruite a ridosso di uno sperone di roccia calcarea alto circa settanta metri e unite da una scalinata coperta di 131 gradini.

«Adesso sarai tu a portarmi a Trento»

Romedio, ormai anziano, doveva recarsi a Trento per incontrare Vigilio, allora vescovo della città, e ricevere la sua benedizione. Chiese al discepolo Davide di sellargli il cavallo, ma quello tornò con la notizia che un orso lo aveva sbranato. Romedio non si scompose: si avvicinò all'orso e gli disse «Adesso sarai tu a portarmi a Trento», poi gli ordinò di accucciarsi per farsi mettere le briglie. L'orso obbedì docilmente, e lo condusse fino alla città.

Sull'altare barocco in legno della chiesa maggiore, riccamente lavorato, una grande pala raffigura il santo con l'orso al guinzaglio, circondato da altre figure. E alla base del complesso, accanto al torrente, poco prima di iniziare la salita, si trova il recinto faunistico dell'orso bruno.

Fiaccole nella notte del 15 gennaio

La festività di san Romedio si celebra il 15 gennaio.

La festa è preceduta da una processione in notturna, con le fiaccole, che arriva fino al Santuario. Il giorno del santo viene celebrata una messa e viene preparato il tipico piatto del pellegrino.

San Romedio è il protettore dei pellegrini e degli escursionisti. Il santuario è visitato ogni anno da oltre 200.000 pellegrini ed è custodito da due frati dell'Ordine di San Francesco d'Assisi; una Via Crucis lo collega alla basilica dei Santi Martiri a Sanzeno.

Cinque chiese in novecento anni

Il santuario sorge nel territorio comunale di Predaia, al termine di una stretta valle laterale della Val di Non, non lontano da Sanzeno, e si sviluppa su uno sperone di roccia calcarea alto circa settanta metri.

È costituito da cinque chiese costruite a ridosso della parete di roccia nell'arco di circa novecento anni, fra il 1000 e il 1918. La chiesa originaria sorse sulla tomba del santo attorno all'anno Mille e fu tirata su con le pietre portate fin lassù dagli antichi pellegrini. Nel 1489 fu iniziata la seconda chiesa, dedicata a san Giorgio; nel 1514 venne quella di san Michele, in stile tardo gotico, con volta a botte decorata e un altare barocco con la pala dell'Arcangelo che sconfigge il male; e nel 1536 la chiesa maggiore di san Romedio, edificata dai conti Thun. Per ultima, nel 1918, fu eretta la chiesa dell'Addolorata, in segno di ringraziamento alla Vergine per la quiete ritrovata dopo la tragedia della prima guerra mondiale.

Il punto più alto del complesso è la chiesa antica, costruita sulla tomba dell'eremita: all'interno, in un piccolo sacello protetto da grate, sono conservate le reliquie del santo. L'impronta attuale dell'insieme è dovuta all'intervento edilizio del Settecento, quando il santuario si vestì a festa per accompagnare il pellegrino fino alla soglia di quella tomba.

131 gradini fra gli ex voto

Le cinque chiese non stanno una accanto all'altra: stanno una sopra l'altra, e a unirle c'è una sola cosa.

Una ripida scalinata coperta di 131 gradini collega l'intera struttura, e la seconda parte è coperta e animata dalle edicole dei misteri della Passione di Cristo, sette in tutto, che scandiscono la fatica di chi sale.

Lungo le pareti si sale in mezzo agli ex voto: tavolette dipinte, fotografie, oggetti legati a incidenti o guarigioni, appesi dai devoti che ringraziano il santo per una grazia ricevuta. I più antichi custoditi nel santuario sono del XV, XVI e XVII secolo. All'ingresso, affacciata sul cortile, c'è la cappella dell'Addolorata; salendo si incontrano la cappella di San Giorgio, che segna uno dei primi livelli dell'eremo, e più su la chiesa di San Michele. Dentro si mescolano elementi romanici, gotici e barocchi: affreschi con santi e scene bibliche, pale d'altare lignee, cappelle votive e ambienti un tempo destinati all'ospitalità dei pellegrini.

Il nobile che vendette le saline

Romedio visse fra il IV e il V secolo, ed era erede di una ricca famiglia bavarese: signore del castello di Thaur, nei pressi di Innsbruck, e proprietario di saline nella valle dell'Inn.

Dopo un pellegrinaggio a Roma donò tutti i suoi beni alla Chiesa, vendendo ogni proprietà e consegnando il ricavato al vescovo di Trento, e si ritirò in eremitaggio nella Val di Non insieme ai suoi due compagni, Abramo e Davide, in alcune grotte esistenti ancora oggi nei pressi del santuario, sotto la cima del picco. Dopo la sua morte i fedeli scavarono la tomba nella roccia, e da lì nacque il pellegrinaggio.

Nel luglio del 1809 il patriota tirolese Andreas Hofer, cattolico molto devoto, si recò in pellegrinaggio a San Romedio per invocare la protezione del santo prima di iniziare la sollevazione popolare contro l'invasione dei francesi e dei bavaresi.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Val di Non per la festa di San Romedio non è complicato. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Taio è a 400 metri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è il casello di San Michele all'Adige - Mezzocorona: da lì bastano 18 minuti di guida (18 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.

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