Festeggiamenti di Santa Fermina a Civitavecchia 2027 - Processione a mare e reliquie del 1647
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: chiesadicivitavecchia.it, letta il 20/09/2026. L'anno e' dedotto e va confermato.
I Festeggiamenti di Santa Fermina si tengono a Civitavecchia, in provincia di Roma, nel Lazio, il 28 aprile, giorno in cui nel 1647 giunsero in città le reliquie della patrona donate dalla città di Amelia. Nel pomeriggio la statua e le reliquie attraversano il centro storico fino al porto, dove vengono imbarcate su un rimorchiatore per la benedizione del mare e il lancio di una corona d'alloro ai caduti del mare, fra il suono delle sirene di tutti i natanti presenti in porto. A precedere la processione c'è il corteo storico della Pro Loco, una sessantina di figuranti.
Nel Settecento un domenicano di passaggio, padre Jean Baptiste Labat, mise per iscritto che cosa succedeva a Civitavecchia il giorno della patrona. «All'inizio si gettarono in mare da sopra la terrazza del Palazzo Apostolico, chiamato la Rocca, numerose oche e anatre… un gruppo di Bonavoglia, di Marinai e di canaglie [si gettò] a nuoto per afferrarle. I pennuti si immergevano e rendevano inutili gli sforzi di quelli che li inseguivano. Il cattivo umore di chi mancava il colpo produsse scazzottate, ci furono nasi rotti e occhi pesti, alla fine tutte le anatre furono prese e i cacciatori felici le portarono in trionfo alla bettola per mangiarsele.»
La tempesta che la fece patrona dei naviganti
«La storia di Santa Fermina iniziò nel 272 d.C., nacque a Roma da Calpurnio Pisone, allora prefetto di Roma.» Si convertì al cristianesimo a quindici anni e dovette fuggire dalle persecuzioni di Diocleziano e Massimiano, cercando di imbarcarsi sul Tevere da Ostia per raggiungere Centumcellae — l'attuale Civitavecchia.
«Durante la traversata si ritrovò in una violenta tempesta… Con le sue preghiere a Dio, chiese di calmare le acque… Da lì a poco la tempesta si attenuò e i marinai che assistettero al miracolo la dichiararono subito santa e protettrice dei naviganti.»
Arrivata a destinazione si fermò in una grotta vicino alla costa e cominciò a predicare, assistendo i cristiani deportati. Il luogo, annota Calisse, «fu poi compreso nella fortezza del Bramante», ed è «restato destinato al culto»: vi si legge un'epigrafe che il municipio vi appose in onore della patrona nel 1699. «Attualmente la grotta vicino alla costa si trova incorporata all'interno del Forte Michelangelo all'ingresso del Porto di Civitavecchia.»
Morì ad Amelia il 24 novembre del 304, a trentadue anni; i suoi resti furono ritrovati nell'870 e deposti nella Cattedrale.
Perché la festa è ad aprile e non a novembre
Il 28 aprile non è il giorno della santa: è il giorno in cui arrivarono le sue reliquie. «Il 28 aprile del 1647 il Vescovo di Amelia pensò di donare alcune reliquie di Santa Fermina alla Cattedrale di Civitavecchia. Fu così che da allora si festeggiò la Santa patrona dei naviganti il 28 aprile.»
La ragione dello spostamento la spiega un erudito del Settecento, Antigono Frangipane, nella sua Istoria dell'Antichissima Città di Civitavecchia del 1761: delle tre feste annuali, quella del 28 aprile è festa di precetto «trasportata dalli 24 Novembre perché è tempo più proprio per la città di Civitavecchia di farvi la festa, acciò vi concorrino forestieri, da diversi paesi».
Non si chiamava Fermina
Lo storico Carlo Calisse, nella sua Storia di Civitavecchia del 1898, scrive che «il nome della patrona non era Fermina ma Ferma. Così si trova in tutti gli atti».
«A dì 20 maggio 1696, Nostro signore (Innocenzo XII)… andò in S. Maria in via Lata, dove i militari solennizzavano la festa di S. Ferma di Civitavecchia… e perché nel martirologio non s'è trovata S. Ferma, è stato ordinato dalla Sacra Congregazione de' Riti che dicano S. Fermina, come infatti hanno stampato sotto le immagini e negl'inviti per l'indulgenza di tale festa.»
Lo stesso Calisse ammette che di prove documentarie, nei primi secoli, non ce ne sono: negli Statuti comunali della santa non c'è traccia. E aggiunge: «eppure, una leggenda di così tenui linee che quasi svaniscono, ha potuto reggere, senza scomporsi, contro il lungo urto di secoli… né monumento né storia le fanno sostegno, ma soltanto la tradizione popolare».
I signori di Santa Ferma, e la multa per chi rifiutava
Organizzare la festa era un incarico pubblico. Ancora Calisse: «per la festa della patrona si eleggevano dal comune i deputati, che erano detti i signori di Santa Ferma. Chi rifiutava l'uffizio pagava la multa di sc. 50, e non pagando diventava ineleggibile ad altro pubblico uffizio… Ai detti signori si cedeva, per le spese della festa, la gabella detta della foglietta… e più si davano sc. 15 "per li palii et la paga del piferario".»
Anche i cannoni erano a regolamento: «Nel regolamento delle "Salve e saluti delle piazze forti e delle guarnigioni pontificie" è inserita fra le feste mobili quella di S. Fermina in Civitavecchia. È stabilito che in occasione della messa solenne i colpi di cannone da eseguire sono sei, mentre per la processione ne devono essere sparati otto.» Oggi un obice storico spara tre colpi a salve nei momenti salienti dell'arrivo in porto, «rievocazione della tradizione delle galere pontificie».
Il lancio delle papere non era l'unico divertimento: «Gli altri giochi erano la corsa delle feluche e in città, presso la piazza di San Giovanni, il carosello a cavallo e la giostra del saracino», insieme alla giostra di anelli e teste.
Nella grande sala del Palazzo della Comunità si tenevano gli oratori, che padre Labat descrive così: «si chiama Oratorio un soggetto pio, trattato pressappoco come si trattano i soggetti profani nelle Opere; tranne che qui non ci sono né danze, né rappresentazioni, né macchine, tutto consiste in un recitativo». Il soggetto, annota, «non poteva essere più bello né più ricco poiché era la vita, il martirio e i miracoli di Santa Ferma», e gli intenditori «lodarono molto i versi e la musica». Dall'inizio del Settecento in città ne furono messi in scena numerosi.
Un cero pesante quanto un popolo
Questa tradizione ha preso il via nel Cinquecento: le popolazioni delle zone limitrofe di Amelia donavano a Civitavecchia un cero del peso equivalente ai loro abitanti.
Oggi il cero viene offerto dal Vescovo di Amelia a quello di Civitavecchia sul sagrato della cattedrale, e una staffetta podistica arrivata da Amelia accende un cero devozionale all'ingresso del Forte Michelangelo, dove si trova la statua della Santa. Le due città sono gemellate, e la stessa patrona si celebra il 28 aprile a Civitavecchia e il 24 novembre ad Amelia.
Il rimorchiatore e le sirene
Il pomeriggio del 28 la statua viene portata a spalla fino al porto: «la statua e le reliquie della Santa vengono imbarcate su un rimorchiatore che, tra il festoso suono delle sirene di tutti i natanti presenti in porto, percorre lo specchio acqueo portuale per la benedizione del mare e il lancio di una corona d'alloro a ricordo di tutti i caduti del mare».
A precedere c'è il corteo storico della Pro Loco, una sessantina di figuranti, che «rappresenta il periodo della prima processione in onore di Santa Fermina risalente al 1647»: è ricostruito proprio sulle relazioni di padre Labat, raccolte fra il 1710 e il 1715, che descrivono «i transiti di nobili Ufficiali, Consoli, Cavalieri, Luogotenenti di giustizia, Capitani di porto e di galere che, accompagnati dalle loro consorti, prendevano parte al cerimoniale della processione scortati dalle guardie del presidio».
Lungo il percorso la processione fa soste simboliche davanti alla caserma dei Carabinieri, in Piazza Regina Margherita e alla Terrazza Guglielmi, prima di scendere verso il porto e il molo Giovanni Paolo II. Tocca poi Corso Marconi, Piazza Calamatta, Via XVI Settembre, Via Sangallo, Via Leonardo, Via Risorgimento, Corso Centocelle, Largo Plebiscito, il Porto, Largo Cavour e Piazza Vittorio Emanuele, per rientrare in Cattedrale, dove si celebra la Messa. Il giorno prima, in Cattedrale, si radunano per i Vespri i Portatori della Statua, i Cortei Storici di Civitavecchia e di Amelia, gli Ordini Cavallereschi, le Confraternite e tutte le Associazioni; per le vie del centro storico suona la banda musicale «Giacomo Puccini». A curare i festeggiamenti è il «Comitato Permanente per i Festeggiamenti in Onore di Santa Fermina», oggi Associazione di Promozione Sociale, che «rappresenta la diretta continuazione dell'omonimo Comitato Permanente istituito nel 1904 in seno al Circolo Santa Fermina, attivo a Civitavecchia fin dal 1901 presso la parrocchia di Santa Maria».
Chi abita lungo il percorso può ritirare i drappi in via Guglielmotti per addobbare i balconi, e nella giornata si visitano la grotta e la cappella di Santa Fermina al Forte Michelangelo.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Civitavecchia per i Festeggiamenti di Santa Fermina non è complicato. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Civitavecchia è a 800 metri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Civitavecchia Nord: da lì bastano 5 minuti di guida (3,5 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.
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