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La meravigliosa storia dell'approdo della Madonna delle Grazie a Nettuno 2027 - La scritta in inglese antico sotto il piede della statua

10 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Si tiene
due o tre giorno nel primo fine settimana di maggio — quest'anno dal 1 al 3 maggio 2027
Dove Porto di Nettuno, Nettuno

Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 20/09/2026.

La festa della Madonna delle Grazie si celebra a Nettuno, in provincia di Roma, la prima e la seconda domenica di maggio, e rievoca l'approdo della statua dal mare. Di solito le leggende di statue arrivate dal mare restano leggende: qui, invece, chi ha guardato la statua da vicino ha trovato due scritte che nessuno vedeva. La prima è sul retro, in latino, e porta una data: FUERUNT RESTAURATE ISTE FIGURE IMPENSIS SOCIETATIS ST. ROCHI. 1594, cioè che nel 1594 la statua era già a Nettuno.

Due iscrizioni nascoste, e quello che dimostrano

Di solito le leggende di statue arrivate dal mare restano leggende. Qui, invece, chi ha guardato la statua da vicino ha trovato due scritte che nessuno vedeva, e che raccontano da sole mezza storia.

La prima è sul retro, in latino, e porta una data: nel retro della statua fu trovata la seguente scritta: FUERUNT RESTAURATE ISTE FIGURE IMPENSIS SOCIETATIS ST. ROCHI. 1594, cioè queste immagini furono restaurate nel 1594 a spese della Confraternita di San Rocco. Il ragionamento che ne segue è semplice: in quell'anno, quindi, la statua della Madonna delle Grazie era a Nettuno e, si doveva pensare, già da molto tempo, se i custodi di allora ravvisarono la necessità di un restauro — appena 44 anni dopo l'arrivo dell'Immagine.

La seconda scritta è sotto un piede, ed è la prova della provenienza: la provenienza dall'Inghilterra è dimostrata anche dall'altra antichissima scritta emersa sotto il piede destro della Madonna, quasi illeggibile, scritta in un inglese antico espresso con rozza ortografia.

C'è poi un documento d'archivio, trovato a Londra: uno studioso di Ipswich ha trovato, al British Museum di Londra, una lettera scritta nel 1538 da un certo William Lawrence a Thomas Cromwell, nella quale trovano piena conferma le notizie tramandate dalla tradizione riguardo al salvataggio della Statua. Da quella lettera si accertò che la statua Our Lady of Grace nel 1538 era stata messa al sicuro su una nave dopo essere stata trafugata da un cortile pronta per essere data alle fiamme.

Il documento più antico conservato in paese, invece, è tardo: un manoscritto anonimo risalente al 1718, rinvenuto tra le carte di un tal Giuseppe Del Monte, nettunese, nel 1806, cioè 168 anni dopo l'arrivo della statua.

Salvata da chi la stava distruggendo

La vicenda inglese ha un dettaglio che la rende più complicata di una semplice fuga: chi salvò la statua fu lo stesso uomo che aveva ordinato di demolire il santuario.

A Ipswich la Madonna era venerata da secoli — il Santuario dove era conservata la statua portava questo titolo fin dal 1152, quando la statua venne scolpita — e per oltre quattrocento anni aveva richiamato pellegrini e devoti da tutta l'Inghilterra.

Poi arrivò lo scisma: il santuario, dove era venerata, fu distrutto nel 1538 da Thomas Cromwell, cancelliere dello Scacchiere e consigliere nero di Enrico VIII, il quale però volle salvare la statua miracolosa della Madonna e la nascose in una cappella privata di sua proprietà a Londra.

Il salvataggio successivo fu invece un furto: quando la violenza distruttrice si intensificò sotto Edoardo VI, alcuni pii marinai, temendo che la statua della Madonna venisse scoperta e distrutta, decisero di sottrarla alla casa di Cromwell per portarla in salvo in Italia.

La destinazione era il Sud: venne imbarcata su una nave che doveva raggiungere Napoli, allora sotto la corona di Carlo V.

Quello che accadde davanti a Nettuno è raccontato dalla tradizione sempre nello stesso modo, con il numero tre a fare da perno.

Giunta nel Mar Tirreno, la nave fu coinvolta in una terrificante tempesta e trovò scampo riparando nell'insenatura tra Anzio e Nettuno. Passata la burrasca, i marinai ci riprovarono: appena fuori dell'insenatura del golfo, il mare si gonfiò di nuovo, le onde divennero gigantesche e ricacciavano la nave nell'insenatura. I marinai tentarono più volte di proseguire il viaggio, ma inutilmente.

Al tentativo finale la nave si rovesciò, e qui il racconto diventa prodigio: i marinai, in balia di quelle onde violente, erano perduti, ma con loro incredibile meraviglia si ritrovarono a riva, tutti incolumi, e si chiedevano come mai questo poteva essere accaduto.

La conclusione la trassero da soli: si ricordarono della statua della Madonna che avevano a bordo e si convinsero che era stata la Vergine miracolosa a salvarli, e compresero che la Madonna volesse rimanere a Nettuno proprio in quella chiesetta. Secondo la tradizione, per tre volte i marinai inglesi cercarono di ripartire e per tre volte il mare si mise in burrasca.

Appena lasciata la statua a terra, il mare si calmò: subito il mare si calmò e i marinai inglesi poterono finalmente riprendere il loro viaggio verso Napoli.

Con la Madonna arrivarono altri due santi: i simulacri della Vergine, di san Rocco e di san Sebastiano vennero riposti nell'allora piccola chiesa dell'Annunziata, presso la foce del fiume Loracina, dove la statua restò dal 1550 al 1914.

Una nave portata da una balena

La macchina su cui la statua esce in processione non è un trono qualunque: è la scena stessa dell'approdo, costruita in legno.

Si colloca sopra di una macchina maestosa, avente la base in forma di nave, galleggiante su mare in burrasca, sorretta da un mostro marino in forma di balena, che sporgendo all'uno de' capi forma la prua del naviglio.

Il perché di quella forma è spiegato: siffatta configurazione venne ideata sia per ricordare la prodigiosa venuta di Nostra Signora, sia per esprimere con ardimento poetico l'esultanza dei pesci, quasi godessero di portare in trionfo sul proprio dorso un tanto tesoro.

Sopra la nave si alzano due grandiose volute, da cui sporgono bracci con candele e che sorreggono una ben ampia corona, e sul fondo una copiosa raggiera, sulla quale campeggia un gruppo d'Angeli, rappresentati con teste alate, il tutto in legno dorato.

Anche la statua ha i suoi numeri: sul manto campeggiano 72 stelle, che in origine erano dorate su gesso, ma, essendo scomparsa la doratura, nel 1902, dalla pietà dei fedeli furono rese di oro effettivo, del valore di 10 lire ciascuna. E i piedi hanno una storia di consumo: i suoi piè verginali, ogni anno fatti segno di miriadi di baci affettuosi, e però soggetti a consumarsi, fin dal 1770 le vennero ricoperti con lamina d'argento.

Fra gli ex voto ce ne sono due che tornano al mare: le due belle corone d'argento che tuttora si vedono, dove è scritto: A DIVOZIONE DELLI MARINARI DEL BORGO RETO - 1777, offerte da marinai scampati a un pericolo.

Trenta archi e seimila lampade

La processione della prima domenica di maggio trasforma il lungomare, e i numeri dell'illuminazione sono contati: esperti addobbatori ed elettricisti, con l'aiuto di lunghe scale, costruiscono archi di luce lungo tutto il tratto di circa un chilometro che la Madonna percorrerà. Sono circa trenta archi con più di seimila lampade, stelle d'argento ed altri scintillanti abbellimenti.

Il corteo ha un ordine preciso: è aperto dal crocefisso della confraternita con quattro lampioncini e seguito da tutte le congregazioni, ognuna con i propri angioletti e paggetti; poi le priore, nel loro magnifico costume, precedono la banda, e infine le autorità e il clero. Le ragazze che fanno le priore indossano il tradizionale costume rosso, mentre a vestire la statua sono le suore, che hanno il privilegio di aprire le casse in cui si custodiscono le sue vesti e i suoi gioielli.

Fra i fedeli ci sono quelli che sciolgono un voto camminando scalzi: è gente semplice: popolane o contadine devotamente scalze, con un velo nero in testa, un cero in mano e gli occhi luccicanti di commozione.

La statua non torna subito a casa: la sera del sabato si porta solennemente in processione dal Santuario alla Collegiata, dove rimane otto giorni, e a portarla sono quattro fratelli della Congrega del Santissimo Sacramento, che fanno a gara di sobbarcarsi a peso sì dolce; per evitare guasti sono stati destinati dodici confratelli del Santissimo Sacramento, che con speciale divisa portino ed assistano nelle processioni la sacra Immagine.

Il canto che accompagna tutto questo racconta la storia in versi, e comincia così: «Dai lidi Britanni si sciolse una nave; il vento soave le vele gonfiò. Sedeva graziosa sul caro naviglio la Madre col Figlio che intatta portò.»

La sera dell'otto settembre 1944

Fra le uscite straordinarie della statua ce n'è una di guerra, e il modo in cui fu portata dice tutto del rapporto fra le due città: la sera dell'otto settembre 1944 la sacra icona giungeva sul piazzale del tempio di Santa Teresa in Anzio, accolta da un'immensa folla di fedeli. Tra canti e preghiere fu portata a spalla dagli uomini di Anzio fino a metà strada, e dai Nettunesi fino al Santuario.

Anche negli altri momenti difficili la statua veniva spostata: nel 1867, quando un uomo morì di colera, il 9 agosto, in processione di penitenza, trasportarono la statua della Madonna e quelle di San Rocco e San Sebastiano alla Chiesa di San Francesco, dato che la Collegiata in quell'anno era chiusa per lavori di restauro; e in un'altra occasione il parroco del tempo, per impedire il propagarsi del male tra la gente, nottetempo fece trasportare la sacra Immagine alla Collegiata.

Gli oggetti del culto hanno una loro cronologia. Il vecchio trono è documentato presto: nel 1643 la Confraternita del Santissimo Sacramento fece costruire un nuovo trono, allora detto «talamo», per recare in processione la venerata statua, e la notizia si legge in un inventario del 1649. La sedia attuale risale al 1900 ed è stata rifatta sul modello precedente andato distrutto in un incendio. Le due scritte, invece, sono emerse durante i restauri eseguiti nel 1959.

In Inghilterra, intanto, la frattura era stata sancita per legge: tra il 1537 e il 1539 vennero emanate leggi che determinarono la definitiva frattura tra le due Chiese.

Le date del riconoscimento

Il culto ha una cronologia ufficiale fatta di decreti. Il 23 agosto 1877 il Sommo Pontefice Pio IX proclamò la Madonna delle Grazie Patrona Principale di Nettuno e stabilì che se ne celebrasse la festa ogni anno la prima domenica di maggio. Poi vennero l'aggregazione alla basilica romana con il Diploma del 3 novembre 1879, la Bolla di concessione del 14 luglio 1878 per la coronazione, e infine l'incoronazione: il 28 maggio 1881 la statua fu solennemente incoronata nella Chiesa di San Giovanni dal Capitolo Vaticano.

Nei secoli la città le ha attribuito la protezione dalle calamità: negli anni 1837, 1856, 1867 fu del tutto salva dal colera; negli anni 1648 e circa il 1800 fu mirabilmente provveduta di viveri in mezzo a general carestia; negli anni 1600 circa e 1798 fu in modo portentoso difesa da terribili assalti. Nell'Anno Santo 1700 il popolo di Nettuno volle compiere un pellegrinaggio di penitenza a Roma, portandosi dietro l'immagine.

La rievocazione dell'approdo, invece, è recente: la Stella del Mare organizza dal 2010 la Rievocazione dell'Approdo della Statua della Madonna delle Grazie, insieme ai Padri Passionisti, che sono a Nettuno dal 4 novembre 1888.

La scena finale si svolge in acqua: il corteo storico sfila sul lungomare della città fino a raggiungere la spiaggia antistante il Santuario, e lì attende l'approdo della statua della Madonna. Dal mare che ribolle di barche e di suoni che annunciano lo sbarco, una barchetta a remi spiaggia su un lido sicuro e accompagna la statua nelle mani dei nettunesi, pronti a riceverla.

Come arrivare alla festa

Farsi avvolgere dalle atmosfere della meravigliosa storia dell'approdo della Madonna delle Grazie, a Nettuno, è alla portata di tutti. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Nettuno è a 300 metri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Campoverde Sud: da lì bastano 14 minuti di guida (14 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.

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