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Sacra Rappresentazione della Passione a Sezze 2027 - Gli attori rivivono la Passione di Cristo nei vicoli del centro

10 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
26 marzo 2027
Dove Sezze, Sezze

Ricorrenza a data mobile, calcolata sulla Pasqua.

La Sacra Rappresentazione della Passione si tiene a Sezze, in provincia di Latina, il Venerdì Santo. Lungo le strade del centro storico sfilano 40 quadri viventi itineranti e oltre 500 attori e figuranti locali in costume d'epoca, che ripercorrono le scene del Vecchio e del Nuovo Testamento fino alla Passione di Cristo. La rievocazione fu rinnovata nel 1933 dall'avvocato Filiberto Gigli, e nel 1950 fu portata a Roma, in via dei Fori Imperiali, per il Sacro Giubileo.

Il Venerdì Santo nella Città della Passione

Il Venerdì Santo, a Sezze, va in scena la Sacra Rappresentazione della Passione di Cristo, e il paese prende un altro nome: la «Città della Passione». Lungo le strade si svolge una rievocazione con 40 quadri viventi itineranti e oltre 500 attori e figuranti locali in costume d'epoca — in altri conteggi più di settecento, fino a ottocento — che ripercorrono le scene del Vecchio e del Nuovo Testamento fino alla Passione.

La processione procede nell'atmosfera dell'antica città illuminata da torce e fiaccole, fra musiche e cori, ed è preceduta dalla statua della Madonna e del Cristo morto e dall'incedere delle confraternite, che richiamano l'origine medievale della rappresentazione. È una delle massime espressioni del genere a livello italiano e internazionale, e viene descritta come un'azione sacra in una dimensione intermedia fra teatro e liturgia, insieme meditativa e spettacolare.

Dalle confraternite medievali a San Carlo da Sezze

Le origini stanno nel Medioevo, quando la Passione veniva celebrata dalle Confraternite religiose locali: a Sezze era attiva la confraternita dell'Orazione e della Morte, che ne metteva in risalto soprattutto il lato mistico e tragico. La messa in scena del dramma nasce dalle rappresentazioni paraliturgiche, in specie quelle francescane, che avevano come scopo l'ammaestramento popolare e si svolgevano sui sagrati delle chiese; passate poi alle confraternite, si legarono alle opere assistenziali e penitenziali, di cui il Cristo Morto e l'Addolorata divennero i simboli. A Sezze quell'ascendente francescano è il seme devozionale della rappresentazione di oggi.

Poi arrivò un santo del posto. La tradizione vuole che San Carlo da Sezze (1613-1670), esaltando il valore e il culto della Croce, sia stato il primo a rievocare la Passione di Cristo, e che a metà del Seicento le abbia dato grande impulso, valorizzando il percorso. Alla fine di quel secolo anche Pietro Marcellino Corradini, settimo porporato della città, rimase impressionato dalla processione delle confraternite che accompagnavano il Cristo Morto e il dolore della Madonna.

C'è anche un'origine più antica che il paese si racconta: le parole dell'apostolo Paolo che, in viaggio verso Roma, rivolto al colle setino avrebbe pronunciato «carissimus comes».

Filiberto Gigli e la rinascita del 1933

L'Associazione della Passione di Cristo di Sezze fu costituita nel 1933 dall'avvocato Filiberto Gigli, che, colpito dal profondo sentimento religioso del popolo setino, rinnovò l'antica «Passione» medievale arricchendola di nuovi contenuti artistici. Il dramma che riportò alla luce viene fatto risalire al Duecento, e una ricostruzione locale colloca nel 1932 il momento in cui Gigli lo recuperò. Da allora, ininterrottamente, ogni Venerdì Santo la Rappresentazione sfila per le strade cittadine.

Gigli non lavorò da solo, e i nomi dicono il livello dell'impresa: ebbe come collaboratore nella regia Marcello Covoni del Teatro dell'Opera; Pietro Pocek trattò la parte pittorica; l'elemento architettonico fu assunto dagli accademici Piacentini e Giovannoni, coadiuvati da Piero Aschieri, e fra i collaboratori figura anche Licinio Refice. Il richiamo nel mondo artistico e culturale fu tale che nel 1950 la Rappresentazione venne portata a Roma, in via dei Fori Imperiali, a coronamento del Sacro Giubileo.

Dal 1981 la direzione artistica è affidata a Piero Formicuccia, psicologo e regista teatrale, che ha sempre inteso realizzare quel connubio proprio del popolo setino, intriso di spiritualità e arte, miscelando il contesto storico con l'esigenza di rendere attuale il messaggio cristiano. Per alcuni quadri l'evento si avvale della collaborazione degli allievi dell'Accademia di Arte Drammatica «Silvio D'Amico» e della scuola di teatro «Menandro» di Roma, coordinati dall'attore Luigi Tani e da Carla Perrone Capano.

Molti costumi risalgono agli anni Trenta, quando tutto ebbe inizio, e agli anni Cinquanta; l'associazione conserva un patrimonio di costumi, armature e attrezzature che appartiene alla sua storia, e ogni anno decine di soci e volontari lavorano per mesi alla preparazione.

La processione che apre la sera

Prima del dramma sfila la liturgia. In apertura procede la secolare processione con le quattro Confraternite di Sezze: la Confraternita della Buona Morte, con la statua della Madonna Addolorata o «delle Sette spade», la Confraternita del Rosario, la Confraternita dei Sacconi del Sacro Cuore e la Confraternita di Gesù e Maria. Dietro di loro il Cristo morto, portato in spalla da alcuni confratelli, e un coro di donne che canta lo Stabat mater in lingua volgare, insieme al pianto di Iacopone.

Per secoli era questa la sola processione a sfilare per le vie del paese, alla luce di falò e torce. Rievocava i simboli della passione, portati dai sacconi e dalle altre confraternite: il teschio che rappresenta il Golgota, la croce, la corona di spine, la scritta INRI, i chiodi e il martello; e il culmine si raggiungeva al passaggio del Cristo Morto e della Madonna dell'Addolorata, dietro la quale le pie donne riempivano di commozione le strade con le loro grida.

Le due cose restano distinte anche oggi. La Processione del Cristo Morto parte e rientra dalla Chiesa di San Pietro, con un protocollo rimasto invariato nei secoli, e procede senza soste lungo il più antico percorso entro le mura; la Sacra Rappresentazione parte dopo il suo passaggio a Santa Maria, dopo un breve intervallo, per evitare l'interferenza acustica fra i canti e le preghiere e la recitazione degli attori. Rispettando le soste previste per i quadri, attraversa via Corradini, Porta Pascibella, via Felice Cavallotti, Ferro di Cavallo, via San Leonardo, Porta Sant'Andrea, via San Carlo e via Matteotti, per rientrare a Santa Maria.

Quaranta quadri, da Abramo agli scheletri

Il dramma si apre con tre figure in bianco: il primo quadro è quello degli Araldi, tre angeli che aprono la rappresentazione con il suono di tre trombe. Seguono le due scene dei santi patroni della città: San Lidano, con il racconto del Miracolo della paralitica, e San Carlo, con l'Inno alla Croce di Cristo a cui era devoto.

Poi sfilano le scene bibliche, sette dell'Antico Testamento e le restanti del Nuovo. Si comincia con la Trasmigrazione di Abramo, che conduce il suo popolo da Ur dei Caldei verso la Terra Promessa, con il carro e la carovana che segue il patriarca insieme al bestiame, cantando la gioia di un viaggio verso una nuova terra; seguono il Canto di Mosè e della profetessa Maria dopo il passaggio del Mar Rosso, Mosè che mostra le tavole dei dieci comandamenti, il Trionfo di Giuditta su Oloferne, l'Arca dell'Alleanza con la deposizione delle tavole da parte di Giosuè, e infine i Profeti e le Sibille — i primi annunciano la venuta del Messia, le altre la profetizzano in contesto pagano.

Dall'ottavo quadro comincia il Nuovo Testamento: l'Annunciazione dell'Angelo a Maria, i Re Magi, i Soldati di Erode che uccidono i bambini, la Fuga in Egitto con l'Angelo che protegge la Sacra Famiglia, il pianto delle madri e di Rachele, e l'Ingresso di Gesù al Tempio, dove Maria spiega il significato del Tallìt. Poi la vita adulta: l'incontro con Giovanni Battista, quello con i primi discepoli, con le donne di Cananea e con la Samaritana; Erode e la danza di Salomè, che chiede al Re la testa di Giovanni Battista; la pesca miracolosa di Pietro; il Discorso della montagna con le Beatitudini; e due miracoli, Gesù che cammina sulle acque sotto lo sguardo incredulo di Pietro e la Resurrezione di Lazzaro.

C'è poi un quadro che anticipa quello che verrà: gli Schiavi in catene, cinque uomini che trascinano un tronco di legno a cui sono legati, simbolo di coloro che saranno costretti a costruire la Croce di Cristo.

Croce, Veronica e le ultime sette parole

Con il Prologo della Passione si apre il dramma delle ultime dodici ore. Viene il Dubbio di Pilato nel sogno di Procula: la moglie del prefetto sogna il marito che condanna un uomo giusto, si sveglia di soprassalto e corre ad avvisarlo, ma Pilato è dubbioso e la manda via. Seguono la Cattura di Gesù dopo il tradimento di Giuda nell'Orto degli Ulivi, il Sinedrio con il Sommo Sacerdote Caifas, il Processo con la sentenza di morte per bestemmia; poi il Pentimento di Pietro, che dopo aver rinnegato tre volte incontra Maria e Giovanni, e Giuda che, devastato dal rimorso, va a impiccarsi. Ricondotto da Pilato, fra i littori e davanti al centurione, il prefetto si lava le mani; e arriva la Flagellazione alla colonna, con Maria e Maria Maddalena che vivono intensamente quelle ore.

Qui comincia il cuore della rappresentazione, il Calvario. La scena si apre con i carnefici che, oltre alla scritta INRI, portano i chiodi, il martello, i dadi e la tunica di Gesù; seguono la Croce del Cristo con quelle dei due ladroni, le donne a lui vicine in vita, la Veronica, il Cireneo, un soldato e il fustigatore che continua a infliggergli frustate, e poi la truppa romana incitata da due centurioni a cavallo e le Pie Donne.

Dopo il Calvario sette ragazze portano la Croce recitando le Ultime sette parole che Gesù disse prima di morire, e un quadro è dedicato alle Donne della Passione — la Samaritana, Marta sorella di Lazzaro, Maria madre di Giacomo e Giovanni, Maria di Magdala — che raccontano il loro incontro con Gesù.

Poi arriva la scena più impressionante. Secondo il Vangelo, dopo la morte di Gesù un terremoto fece aprire le tombe: nella Danza degli scheletri i corpi dei peccatori che non hanno trovato salvezza compongono una macabra danza e formano una piramide umana per cercare il perdono di Dio, ma la loro resurrezione sarà solo del corpo e non dello spirito, e alla fine cadranno a terra in un mucchio di ossa.

Il Dramma Sacro si chiude con il Centurione pentito, che riconosce in Cristo il Figlio di Dio, e con la Resurrezione: le donne si recano al sepolcro e lo trovano vuoto, e solo Maria Maddalena parla con Gesù, che le chiede di andare a dire agli altri che è risorto. Tutto si conclude con il canto dell'Alleluia.

Cinquecento figuranti e la candidatura UNESCO

La Rappresentazione è organizzata dall'Associazione della Passione di Cristo in collaborazione con il Comune di Sezze, con la partecipazione della Regione Lazio e il patrocinio del Senato della Repubblica. La sera si apre in piazza San Pietro e si chiude in via San Carlo, ai Quattro Cantoni; per l'occasione il paese illumina la grande croce in zona anfiteatro, simbolo dell'Associazione, e altre croci all'interno dell'abitato.

È un evento di comunità: protagonisti sono cittadini di tutte le età, spesso seguendo una tradizione che si tramanda da varie generazioni, e accanto a loro recitano alcuni attori professionisti. «Sono i figli di Sezze gli interpreti più adatti del Dramma Divino, e ciò che più stupisce e commuove è la innata maturità artistica di questi volontari attori.»

Il riconoscimento guarda anche fuori dai confini: l'Associazione è membro fondatore di Europassione, e partecipa al progetto nazionale e internazionale di valorizzazione delle manifestazioni e dei riti della Settimana Santa finalizzato a una candidatura UNESCO.

Come arrivare alla festa

La Sacra Rappresentazione della Passione a Sezze si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Sezze Romano, a 5,4 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Priverno Ovest, e il tragitto è di 11 chilometri per 14 minuti di guida.

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