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Festa della Madonna della Consolazione a Reggio Calabria 2026 - La Vara da dodici quintali e la volata finale dei portatori

10 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Si tiene
la seconda domenica di settembre — quest'anno 12 settembre 2027
Dove Eremo, Reggio di Calabria

Fonte: madonnadellaconsolazione.com, letta il 20/09/2026.

La festa di Santa Maria Madre della Consolazione, universalmente nota ai reggini come «Festa Marònna», è il principale evento religioso e civile della città di Reggio Calabria. Prende avvio la mattina del secondo sabato di settembre con la processione della Sacra Effigie, che dalla Basilica dell'Eremo viene portata alla Basilica Cattedrale, e si celebra solennemente dal sabato al martedì dopo la prima domenica che segue l'8 settembre: quattro giorni consecutivi. Il quadro viaggia dentro la Vara, che pesa dodici quintali ed è portata a spalla da oltre cinquecento portatori fino alla «volata» finale, la corsa che la fa entrare in Cattedrale.

Dodici quintali portati a spalla

La Vara è l'enorme macchina che porta la venerata effigie: pesa 12 quintali ed è alta cinque metri. Deve essere portata esclusivamente a spalla — dapprima come privilegio riservato ai pescatori e ai marinai, che assolvono da molti secoli questo compito, poi, dalla metà del XX secolo e per disposizione diocesana, affidata ai portatori della Vara, che, in più di cinquecento, si danno il cambio a turno per sostenere il peso lungo tutto il tragitto.

Chi porta la Vara è stabilito da secoli: fin dal 1576 si decise che dovessero portarla prima quelli che avevano effettuato la «discesa» dell'effigie in città, poi i bagnaresi, i cosentini e i reggini fornai e marinai; dal 1782 sono documentati bagnaresi, marinai e fornai di Reggio, e qualche cosentino di transito. Il legno della stanga che sostiene la Vara diventa il mezzo di un rapporto spirituale, e forma fra i portatori una catena.

La processione compie fermate codificate in luoghi di culto, politici e d'interesse storico, che permettono anche di far riposare i portatori, stremati dal peso: la preghiera all'altezza degli Ospedali Riuniti, per l'affidamento a Maria di malati e sofferenti; la sosta davanti a Palazzo Campanella per l'omaggio del Consiglio regionale; le chiese di San Giuseppe e di San Giorgio al Corso, dove la Vergine incontra il patrono della città; Piazza Italia, dove risiedono le autorità comunali e metropolitane. C'è poi la fermata della Pescheria, poco prima dell'ingresso in Cattedrale: è la riconoscenza del quadro ai primi portatori, i pescatori. Da ogni sosta si riparte con il grido lanciato dal gridatore: «Evviva Maria».

Il momento più atteso è l'arrivo in Piazza Duomo, suggellato dalla «volata» finale: una corsa controllata dei portatori che sorreggono la Vara fino alla porta d'ingresso del Duomo, l'entrata trionfale della Madonna nella Cattedrale, accompagnata dagli applausi e dalle preghiere dei fedeli. Prima di questo, in piazza della Consegna, i cappuccini affidano il quadro all'arcivescovo metropolita, come da secolare tradizione: un tempo la consegna avveniva alla fine di via Cardinale Portanova, alla presenza di un notaio che stipulava un vero e proprio atto. Sulla targa della piazza è incisa una frase in dialetto, «Cu terremoti, cu guerri e cu paci sta festa si fici sta festa si faci»: con i terremoti, con le guerre e con la pace questa festa si è fatta e questa festa si farà.

Il quadro del 1547

Il dipinto che viene portato in processione è opera del reggino Nicolò Andrea Capriolo, che lo realizzò nel 1547 su commissione del nobile Camillo Diano: un quadro di 138 centimetri per 143, di dimensioni notevolmente maggiori rispetto alla primitiva immagine. Quella più antica era arrivata a Reggio con una famiglia genovese, trasferitasi in città fra la fine del 1400 e l'inizio del 1500; per custodirla fu costruita una cappelletta sulla collina detta «La Botte», affidata ai terziari francescani, detti Romiti — ed è da lì che il luogo prese il nome di Eremo.

Capriolo, riproducendo l'immagine antica, vi inserì le figure di San Francesco e Sant'Antonio, nelle quali sarebbero raffigurati i benefattori del convento, il Diano e Giovan Bernardo Mileto, che aveva donato il terreno. La Vergine è raffigurata su un trono, col Bambino Gesù sul braccio destro, incoronata da due angeli che sostengono con una mano la corona e con l'altra la palma della vittoria. San Francesco sorregge il libro della Genesi, con l'incipit «in principio creavit Deus celum», e mostra le sacre stimmate; Sant'Antonio regge un giglio e un libro rosso chiuso. Ai piedi del trono un cartiglio recita «opus Andria Cap… 1547».

La raffigurazione trae origine dalle più antiche rappresentazioni della Madonna della Consolazione, che provenivano da Creta, dove nei secoli XII e XIII era attiva una scuola veneto-cretese che ha segnato la storia dell'arte bizantina: tratto distintivo di queste immagini sacre è la posizione delle teste, opposte l'una all'altra, e il movimento per cui la Vergine regge il bambino con la destra e lo indica con la sinistra.

Le corone che si vedono oggi hanno una loro storia. La prima incoronazione risale al 15 settembre 1722, quando il Capitolo romano di San Pietro attribuì alla sacra immagine due corone d'oro; una seconda incoronazione fu celebrata nel 1936, con diademi realizzati a Napoli con l'oro donato dal popolo reggino, rubini, zaffiri, brillanti e perle.

Dalla peste al patronato

La devozione dei reggini si consolida a metà del Cinquecento. Nel 1532 i frati Cappuccini di Valletuccio, su invito dell'arcivescovo Girolamo Centelles, si trasferirono sulla collina dell'Eremo, su un terreno donato dal nobile Mileto, dove sorgeva una piccola cappella dedicata proprio alla Madonna della Consolazione. Poco dopo, fra il 1567 e il 1577, una pestilenza flagellò la città: si racconta che al frate cappuccino Antonino Tripodi, in preghiera davanti al quadro, sia apparsa la Madonna ad annunciare la fine dell'epidemia. Ne seguì un pellegrinaggio collettivo del popolo reggino, che si recò in massa alla Basilica dell'Eremo per ringraziare la Vergine.

La prima celebrazione nota della festa risale al 21 novembre 1592; la prima processione in onore della Madonna è fatta risalire al 1636, anno in cui una nuova epidemia seminava morte in città e il quadro fu portato per la prima volta in Duomo. Nel 1657 il notaio Cristoforo Latella redasse un atto pubblico, sottoscritto dai rappresentanti di tutte le classi sociali cittadine, con cui Reggio si legava all'offerta annuale di un cero votivo da presentare il 21 novembre; la promessa, trascritta su un marmo nel palazzo comunale, fu ed è mantenuta nei secoli, e ancora oggi la civica amministrazione offre il Cero Votivo in Duomo.

Nel 1693 Papa Innocenzo XI ordinò che in tutta la Chiesa si celebrasse il nome di Maria nella domenica successiva all'8 settembre, festa della Natività della Vergine — celebrazione poi fissata al 12 settembre. Reggio scelse quel giorno per festeggiare la Madonna della Consolazione, legando il titolo di Consolatrice al Santo Nome di Maria, e decise di prepararsi celebrando la Madonna nei sette sabati precedenti. Il patrocinio fu confermato con decreto della Sacra Congregazione dei Riti nel 1752: da allora la Madonna del dipinto è compatrona di Reggio insieme a San Giorgio, che resta il patrono ufficiale.

Le calamità hanno segnato ogni passaggio di questa storia. Il terremoto che nel 1693 colpì la Sicilia risparmiò Reggio Calabria; nel 1783 un tremendo sisma devastò la Calabria e in città i morti furono soltanto diciannove; nel 1908 il terremoto rase al suolo Reggio e Messina, buona parte del santuario crollò, ma né il quadro né la Vara subirono danni. Nel 1743, durante un'altra pestilenza, le nobili signore reggine fecero voto di vestire per dieci anni a lutto, bruciando in piazza gli abiti più ricchi e donando al quadro le gioie più preziose.

I sette sabati

Il culto ha due tempi: la Devozione Sabatina, meglio conosciuta come la pratica dei Sette Sabati, e le celebrazioni della festa di settembre. I sette sabati si celebrano nella Basilica Santuario dell'Eremo, iniziano fra la fine di luglio e l'inizio di agosto e terminano il sabato concomitante o successivo all'8 settembre. La devozione ebbe origine nel 1693, in un momento di gravi calamità pubbliche; un decreto del cardinale Gennaro Portanova, nel 1896, stabilì che i sabati fossero celebrati esclusivamente nella chiesa Cattedrale o all'Eremo.

Un tempo i sabati venivano annunciati dalla banda cittadina, che nel pomeriggio del venerdì percorreva la principale arteria cittadina mentre il popolo intonava i canti tradizionali e le laudi popolari alla Vergine; a sera la città si illuminava di luminarie e fuochi pirotecnici. Ancora oggi la gente si alza presto la mattina per andare in Cattedrale o all'Eremo, e nel pomeriggio, nelle piazze antistanti le due chiese, si cantano le laudi alla Madonna, fra cui la Salve Regina e il tradizionale inno reggino «Vergine bella e santa». All'ultimo dei sette sabati i pellegrini sono numerosissimi: dopo la veglia notturna e la celebrazione all'alba, l'effigie lascia l'Eremo per essere portata processionalmente fino alla Cattedrale. Alla pratica dei sette sabati precedenti si aggiunge quella dei sette sabati seguenti la discesa, celebrati in Duomo alle prime ore del mattino.

Prima della discesa c'è un rito riservato: la sostituzione delle corone «ordinarie» con quelle «straordinarie», poste sul capo di Gesù Bambino e della Vergine. È preceduto dalla discesa del quadro, con la rimozione del portellone per accedere alla manovella che lo cala dalla cornice, e comincia con il canto dell'inno «Alma Redemptoris Mater», la recita dell'Ave Maria e l'invocazione «Santa Maria Madre della Consolazione, avvocata del popolo reggino, prega per noi». Poi, con estrema delicatezza, viene passato un purificatoio sulla superficie del venerato quadro per liberarlo da eventuali sedimenti di polvere. Dopo la Messa di mezzanotte si compone l'addobbo floreale attorno alla base dell'icona, con i fiori che i devoti offrono spontaneamente.

Il martedì e il ritorno all'Eremo

Il martedì è il giorno della solennità della Madonna della Consolazione: al mattino, in Cattedrale, la solenne liturgia pontificale; nel tardo pomeriggio la processione per le vie del centro cittadino, fino all'estremità delimitata dal Torrente Calopinace, per poi rientrare in Cattedrale. È il momento in cui l'autorità politica ringrazia la Madonna e la conduce fino ai confini della città, perché protegga tutta la comunità. Il quadro resta poi esposto alla venerazione dei fedeli in Cattedrale fino alla domenica coincidente o successiva al 21 novembre, quando una terza processione lo riporta solennemente alla Basilica dell'Eremo, sua sede naturale. Durante i tre mesi di sosta in Cattedrale si succedono, nei sabati, i pellegrinaggi delle zone pastorali della diocesi, dei presbiteri, delle suore, degli alunni delle scuole, degli ammalati e dei giovani.

Accanto alle processioni corre la festa civile: luminarie, concerti bandistici, gare pirotecniche, sfilate di carri allegorici con riferimenti a situazioni locali, danze popolari, esposizioni e fiere dell'artigianato locale e nazionale, bancarelle e giostre. E ci sono i sapori che si tramandano di generazione in generazione: le frittole e la salsiccia, i mostaccioli, le cosiddette «nzudde», la calia.

Nei secoli passati la scena era diversa solo nei dettagli. Alle due estremità del corso si ponevano due archi di trionfo, illuminati a olio la sera, a indicare le due antiche porte della città, porta Mesa e porta San Filippo; gli strati sociali più modesti accompagnavano la Madonna a piedi, a volte a piedi nudi per grazia ricevuta, mentre le classi nobili sfilavano su carrozze mirabilmente infiorate; venditori di giocattoli, di cappelli e di vasellame arrivavano da fuori e schieravano la merce lungo il corso e in piazza Vittorio Emanuele; a un'estremità del corso si poneva un grande dipinto, illuminato la sera, che mostrava alcuni dei più celebri prodigi della Madonna. Il rituale, dal XVI secolo a oggi, risulta pressoché inalterato.

Come arrivare alla festa

Raggiungere la Festa della Madonna della Consolazione a Reggio Calabria è facilissimo. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Reggio di Calabria Centrale si trova a 1,4 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Spirito Santo dista 2,0 chilometri, cioè 3 minuti di strada.

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