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Madonna del Pilerio a Cosenza 2027 - Il bubbone della peste comparso sulla guancia dell'icona, ancora visibile

9 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
12 febbraio 2026
Dove lungo tutto il percorso, Cosenza

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: t.me, letta il 19/09/2026.

La Madonna del Pilerio si festeggia a Cosenza, comune capoluogo di provincia, in Calabria, il 12 febbraio e l'8 settembre. Il giorno della festa l'icona lascia la nicchia e viene collocata davanti al pilastro della Cattedrale, poi la processione attraversa il centro storico fino a Piazza dei Bruzi, dove si compie l'atto di Consacrazione della città alla Vergine, e in Cattedrale si accende il cero votivo offerto dalla Città. Sull'altare della Cappella del Pilerio un'epigrafe latina recita: «Questa immagine che noi veneriamo ci ha salvati dalla peste, la macchia apparsa sul volto ne mostra il miracolo.»il fenomeno è ancora oggi visibile sulla guancia della Vergine.

Il racconto è quello del 1576, quando una devastante epidemia di peste si accanì sulla città. Un devoto che pregava davanti all'antica icona nel Duomo, «nell'atto di baciarla si accorse che sul viso era apparsa prodigiosamente una macchia simile al bubbone della peste». Fu allertato il Vicario generale, la notizia si sparse immediatamente e «una grande folla si recò ad ammirare coi propri occhi lo strano evento, che venne interpretato come volontà della Vergine di accollarsi la malattia per liberare la popolazione». Da quel momento la peste non fece più vittime e regredì.

Una versione più teatrale fissa perfino il giorno: «Era l'11 febbraio del 1576 quando, all'improvviso, il brusio delle preghiere della gente accalcata in chiesa cessò di colpo ed un pianto ruppe il silenzio: "Miracolo! Miracolo! Miracolo!"».

Un Pilerio in ogni famiglia

La conseguenza di quel giorno non è rimasta solo in chiesa. «I cosentini, riconoscenti, la incoronarono Patrona e Regina e, da quel momento, ad un componente di ogni famiglia fu imposto il nome di Pilerio o Pileria.»

Che cosa voglia dire quel nome, però, è una questione aperta, e il materiale tiene insieme tre spiegazioni. La più tradizionale è latina: da pila, «pilastro», «colonna» — in francese pilier, in spagnolo pilar —, e fa riferimento alla collocazione originaria dell'icona, appesa a una colonna della cattedrale; potrebbe risalire al periodo della dominazione spagnola, quando «l'influenza della pietas spagnola potrebbe aver portato a Cosenza la devozione per la Vergine del Pilar, anch'essa collocata su di una colonna».

Poi ce ne sono due greche. Una fa derivare il titolo da pilos, «la lana lavorata per foderare elmi e scarpe», e allora rimanderebbe al velo: «Madonna del Velo di Lana [Rossa]». L'altra da puloròs, «guardiana, custode della porta della città» — e qui c'entra un uso preciso: «nella tradizione e nella liturgia bizantina è uso collocare la Vergine proprio alla porta del Tempio e nei punti strategici delle Città come atto di affidamento alla "Custode" del popolo di Dio».

Due feste, e due catastrofi

Cosenza celebra la sua patrona due volte l'anno, e ciascuna data nasce da un disastro diverso. La festa del 12 febbraio, detta «del patrocinio», ricorda il terribile terremoto del 12 febbraio 1854, che causò centinaia di morti tra le macerie: i cosentini la chiesero e la ottennero dall'autorità ecclesiastica l'11 gennaio 1855. Pochi giorni dopo quel terremoto, il 20 febbraio, la città fu colpita di nuovo, e ancora una volta si affidò alla Madonna, chiedendo e ottenendo una processione.

L'altra è l'8 settembre, festa liturgica della Natività, stabilita il 6 luglio 1798 da una delibera del Parlamento cittadino che vale la pena leggere: il Sindaco e l'Eletto proposero che fosse «ormai più che patente la Singolare protezione di Maria SS.ma del Pilerio di questo publico Cosentino», per «il parlante miracolo della Liberazione della peste» e per averli liberati «nel 1783 dai duri effetti de' continui tremuoti»; e stabilirono che «la Città medesima in Corpo, assista nel giorno della di lei festività nella Messa Cantata», obbligando anche i successori, «senza potersi apportare, o produrre scusa, o eccezzione alcuna».

Anche il terremoto del 1783 lasciò un segno sulla tavola: «si constatò un altro segno sul viso dell'immagine della Madonna: furono infatti notate delle screpolature, che poi scomparvero ma non del tutto, una volta passato il pericolo».

Dalla colonna alla cappella

L'icona è datata al XII secolo, ed è attestata nella cattedrale cosentina probabilmente a partire dal 1539-1541. La più antica citazione della tavola è un atto notarile del 29 gennaio 1594, dove si ricorda un'immagine della Vergine legata a un «altare del pilastro»; la Platea vecchia registra la cappella come «la Cappella del Pileri dela Città», e quel «dela Città» è indicativo: segnala che nel 1541 la devozione alla Vergine del Pilerio era sostenuta e condivisa non da una sola famiglia, ma dall'intera popolazione cittadina.

Fu l'arcivescovo Giovan Battista Costanzo, in carica dal 1591 al 1617, a sistemarla dove sta oggi. Nel 1603, «per meglio favorire l'afflusso dei pellegrini», tolse il quadro dal luogo dove si trovava e lo collocò prima su uno dei pilastri della navata centrale del Duomo, poi sull'altare maggiore, e infine, nel 1607, nella cappella appositamente costruita. Il 17 aprile 1607, su richiesta unanime dei cosentini, lo stesso Costanzo incoronò la Vergine del Pilerio come Regina e Patrona della città; una seconda incoronazione, con corone d'oro e gemme di grande valore, la fece l'arcivescovo Lorenzo Puntillo (1833-1873) il 12 giugno 1836.

I riconoscimenti più recenti sono tre. Il 10 marzo 1981 il monumentale Duomo di Cosenza fu elevato a Santuario della Vergine Santissima del Pilerio dall'arcivescovo Dino Trabalzini; il 9 ottobre 1984, in chiusura dei festeggiamenti per l'anno Mariano e con una celebrazione in Piazza Prefettura, lo stesso Trabalzini la proclamò Patrona Principale dell'Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano, «come segno di unità e di comunione per la nuova conformazione ecclesiale che si era venuta a creare con la fusione delle due ex diocesi». Infine, il 6 marzo 1989, papa Giovanni Paolo II ha ufficialmente riconosciuto la Vergine del Pilerio Patrona della Diocesi.

L'Allattatrice, e i suoi segni

L'icona, che misura 95 per 65 centimetri, appartiene a un tipo preciso: «nell'iconografia orientale, l'icona della Vergine che nutre al seno il Figlio viene detta Galaktotrophousa», l'Allattatrice. Non viene però dall'oriente: «l'iscrizione in latino dice chiaramente che non è una icona arrivata dall'oriente, ma eseguita in ambito mediterraneo occidentale», e le scritte MR e DOMINI ai due lati, come prescritto dal Concilio di Nicea del 787, indicano la maternità divina di Maria.

Il velo è rosso e il manto è blu, non il contrario: «il velo rosso, intessuto di pilos, che dalla testa scende con eleganza sulla spalla sinistra, caratterizza il mafòrion blu (manto) della Vergine del Pilerio». Il rosso è simbolo della divinità — «vuole significare che la Vergine Maria è stata "avvolta" dall'alto e ricoperta dalla grazia» —, il marrone della veste richiama la sua umanità di creatura, il blu il suo privilegiato rapporto con Dio, e il bianco che sta alla base di ogni colore esprime la purezza.

Ogni dettaglio ha una spiegazione. Le tre stelle — una sulla fronte e due sulle spalle — indicano la verginità di Maria prima, durante e dopo il parto, oppure la sua inabitazione da parte della Trinità. Il Bambino «è rappresentato con due addomi, strettamente legati da una fascia rossa intrecciata, ad indicare che le due nature umana e divina sono unite in Cristo», e in quella fascia «alcuni hanno intravisto anche un prolungamento del cordone ombelicale». L'aureola col segno della croce dietro il capo del Bambino richiama la Passione; Gesù siede sulla mano destra della Madre, che «diventa per lui quasi un trono da cui regna». Le tre dita della mano destra richiamano il mistero trinitario, le due della sinistra la doppia natura di Cristo, e con la sinistra la Vergine indica il Figlio: si fa Odigitria, indica la Via, «per tutti coloro che guardano la sua immagine e che potrebbero cadere nella tentazione di fermare lo sguardo su di lei». I medaglioni dorati dell'aureola sono contati in due modi: dodici, a rappresentare gli Apostoli — gli undici originari più San Mattia —, oppure undici, «la Chiesa Apostolica senza l'apostolo Giuda che aveva tradito il Signore».

Poi c'è lo sguardo, che le schede invitano a cercare: «è da osservare lo sguardo del Bambino che poppa in seno alla Madre e quello sguardo della Vergine meditabondo, rivolto quasi nel vuoto, fisso, si direbbe nel futuro e quindi alla dolorosa fine del Divino suo Figlio».

Che la tavola fosse questa, del resto, non si sapeva. L'icona «nel corso dei secoli ha subito vari danni ed è stata oggetto di rimaneggiamenti fino a essere ridipinta», ed era considerata di scarso valore artistico, «una mera riproduzione di una più antica icona medievale»: fra il 1971 e il 1979, per volontà dell'arcivescovo Enea Selis, alcuni esperti delegati a un restauro ne riconobbero l'autenticità e la datarono al XII secolo. Il lavoro che l'ha riportata alla bellezza originale è del 1976-77.

Il settenario, il cero e il pilastro

La festa di febbraio si prepara con il Settenario in Cattedrale, una settimana di preghiera, devozione e festa: ogni sera alla celebrazione delle 18 partecipano i fedeli delle foranie, come da calendario, accompagnati dai sacerdoti, e c'è anche l'Ora di guardia. L'11 febbraio, che è la giornata mondiale del malato, si celebra la messa della consolazione, «nella quale vogliamo assumere come chiesa la sofferenza fisica e spirituale di tanti fratelli e sorelle attraverso la preghiera di intercessione per i malati, il sacramento dell'unzione degli infermi, la confessione e l'eucarestia».

L'icona viene collocata davanti al pilastro della Cattedrale perché, secondo la tradizione, era lì in origine: «il pilastro che sostiene la chiesa — questa è la Madonna, il pilastro a cui noi possiamo appoggiarci». Per l'occasione anche la Stauroteca esce dal Museo diocesano per riprendere posto sull'altare.

La processione solenne attraversa il centro storico e le vie principali della città, con momenti di raccoglimento e omaggi floreali in punti simbolici: davanti alla Prefettura il Prefetto porta il suo omaggio floreale, e un'altra sosta è in Piazza XI Settembre. In Cattedrale il primo cittadino consegna il Sigillo della Città, rinnovando l'atto di affidamento.

Attorno alle celebrazioni ci sono due cose che parlano di mani più che di riti. Un progetto prevede il restauro di 150 monili in oro, donati dai fedeli nel corso di oltre un secolo come ex voto alla Madonna del Pilerio. E i nuovi mantelli dei portatori della sacra effigie sono stati realizzati dal Centro Antiviolenza di Paterno Calabro, che «ha voluto prendersi cura della produzione con il laboratorio tessile interno, restituendo alla celebrazione anche una dimensione di riscatto e dignità».

Come arrivare alla festa

Partecipare alla festa della Madonna del Pilerio a Cosenza è davvero semplice. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Cosenza Centro è a 500 metri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Piano Monello: da lì bastano 8 minuti di guida (7,1 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.

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