Maria SS. del Carmelo a Caria 2027 - Processione con la statua portata a spalla e spettacolo pirotecnico
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: comune.rioneroinvulture.pz.it, letta il 20/09/2026.
La porta della chiesa è bassa, e i portatori lo sanno. Piegano le ginocchia, abbassano le spalle, e la statua della Madonna del Carmelo esce ondeggiando nella sera calda di luglio, tra il fumo dei ceri e il primo colpo dei mortaretti che rimbomba oltre i tetti. È il 16 luglio, e a Caria, frazione di Drapia, nel Vibonese, comincia il momento che la comunità aspetta da un anno intero.
Caria non è la Calabria delle cartoline balneari. Sta nell'entroterra alle spalle di Tropea, tra Gasponi e Brattirò, dove la terra sale in dolci ripiani coltivati prima di sprofondare verso la costa. Un pugno di case, una piazza, e all'imbocco del paese una chiesa che non ha secoli di storia come tante altre in Calabria: fu costruita apposta, poco più di un secolo fa, per sciogliere un debito con il cielo.
Un voto tornato dall'America
Il debito lo aveva contratto Giuseppe Pugliese, uomo umile di Caria, negli anni in cui dai porti calabresi si partiva a migliaia verso le Americhe. La tradizione locale colloca l'origine di tutto nel 1897, sulla rotta del ritorno. Pugliese era in mare quando una tempesta prese la nave, e nel momento in cui ogni cosa sembrava perduta invocò la Vergine sotto il titolo del Carmelo. Il racconto tramandato in paese vuole che il mare si placasse di colpo, e che la nave e i suoi uomini si salvassero.
Va detto per quello che è: una narrazione devozionale, non un verbale. Ma è su questa storia che poggia tutto il resto, e conviene prenderla sul serio come fatto sociale, perché spiega una cosa precisa. Il 16 luglio, in tutta Italia, si celebra la Beata Vergine del Monte Carmelo: una devozione diffusissima, legata all'ordine carmelitano e allo scapolare. A Caria, però, il Carmelo non parla della montagna di Palestina né dei conventi. Parla del mare. Parla di un paese contadino dell'entroterra che, per bocca di un suo figlio emigrante, ha imparato ad avere paura dell'oceano e a ringraziare per averlo attraversato due volte.
La statua che risalì da Tropea
Salvatosi, Pugliese fece costruire all'ingresso di Caria una chiesa dedicata alla Madonna del Carmelo, e volle per essa una statua che fosse all'altezza del voto. La ordinò a Napoli, chiedendo — così vuole la memoria del paese — che gli mandassero la più bella che avevano.
Quando la statua arrivò, non arrivò a Caria: arrivò alla stazione di Tropea, giù verso la costa. E qui il racconto conserva un dettaglio che vale più di molte descrizioni. La gente di Caria non attese che la portassero su. Scese a piedi fino a Tropea, con il parroco e con Pugliese, per accoglierla e riportarla in paese in processione lungo la strada che sale. Una comunità intera che va incontro alla propria protettrice e se la carica addosso per l'ultimo tratto: il gesto fondativo della festa è già tutto in quella salita.
Da allora quella stessa statua non ha mai smesso di uscire. È un oggetto di legno dipinto, con un peso reale che le spalle di chi la porta conoscono bene, e attorno a quel peso si è organizzato il calendario devozionale del paese.
Tre volte l'anno per le stesse strade
A Caria la Madonna del Carmelo non si affaccia in strada solo il giorno del santo. Percorre le vie del paese tre volte l'anno: l'ultima domenica di giugno, il 16 luglio, la seconda domenica di agosto. Un arco lungo, che apre l'estate e la chiude, e che tiene la statua in movimento mentre il paese si svuota e si riempie al ritmo dei ritorni.
Perché è anche questo, un rito degli emigrati. La seconda domenica di agosto non è una data qualunque: è il cuore del mese in cui tornano quelli partiti, i figli e i nipoti di chi se ne andò come Pugliese, che programmano le ferie sulla festa e non la festa sulle ferie. La processione diventa allora l'appuntamento in cui il paese si conta, verifica chi c'è ancora e chi manca, e affida alla statua lo stesso compito che le fu dato nel 1897: tenere insieme una comunità che il mare ha sempre disperso.
Nel mezzo, il 16 luglio resta il giorno solenne. Lo prepara una novena che comincia il 7, nove sere di canti e di rosari nella chiesa all'ingresso del paese, e lo chiude la processione serale che attraversa tutte le vie di Caria prima di riportare la statua a casa.
Il peso, i fuochi, i giganti
Portare la statua a spalla non è un dettaglio coreografico. È fatica contrattata, turni, spalle che si danno il cambio nei punti in cui la strada stringe o sale. Chi porta ci tiene, e il diritto di infilarsi sotto la vara si eredita e si difende, come accade in tanti paesi del Sud dove la devozione si misura in chili sopportati e non in parole.
Attorno alla parte religiosa, curata dalla parrocchia di don Felice Palamara e organizzata di anno in anno dal comitato della festa, si dispiega quella civile, con la sua grammatica antica di luminarie, concerti e tornei. Il 15 luglio è la volta del Ballo dei Giganti, le due grandi figure di Mata e Grifone che sfilano ballando per le strade fin dal mattino: una coppia mitica che appartiene a tutta la Calabria tirrenica e che a Caria si innesta sulla vigilia del Carmelo. Ci sono i giochi che tengono in piazza le generazioni — la corsa nei sacchi, il tiro alla fune, le gare tra rioni — e c'è l'incanto dei doni, l'asta delle offerte con cui la comunità finanzia la festa dell'anno dopo.
Poi, a notte fonda, quando il concerto in piazza Mazzitelli tace, il cielo sopra Caria si accende. È lo spettacolo pirotecnico, affidato per tradizione alla ditta Argiró, il finale che ogni anno chiude i conti con l'estate: fuochi che disegnano e cancellano il profilo delle case, e sotto, la folla con il collo all'insù.
Quando l'ultimo bagliore si spegne e resta solo l'odore acre della polvere, la statua è già rientrata da ore nella sua chiesa all'imbocco del paese. Resterà lì, ferma, fino all'ultima domenica di giugno dell'anno prossimo, quando qualcuno tornerà a piegare le ginocchia sotto quella porta bassa.
Come arrivare alla festa
Partecipare alla festa è davvero semplice. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Tropea è a 2,8 chilometri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Mileto: da lì bastano 45 minuti di guida (31 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.
Eventi nei dintorni
Poco lontano, altre tradizioni dello stesso territorio.
- Sagra Da Sujaca a Drapia — agosto
- Sagra della Cipolla Rossa a Ricadi — agosto
- L'Affruntata a Vibo Valentia — aprile