Madonna della Libera a Pratola Peligna e il rito dello strascino 2027
Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.
Fonte: madonnadellalibera.net, letta il 19/09/2026.
La festa della Madonna della Libera è la principale festa patronale di Pratola Peligna, in provincia dell'Aquila, in Abruzzo, e si celebra ogni anno la prima domenica di maggio. Il venerdì che precede la festa la compagnia di pellegrini di Gioia dei Marsi arriva a piedi dopo un cammino di 40 chilometri e compie il rito dello «strascino», avanzando in ginocchio fino all'altare maggiore del Santuario; il sabato c'è l'esposizione della statua, la domenica la solenne processione per le vie del paese. L'organizzazione è affidata a un comitato di laici rinnovato ogni anno, di cui fanno parte il presidente e la «mastra».
Fortunato, il sogno e l'affresco sepolto
Le origini del culto risalgono ai primi anni del 1500, quando una terribile peste sconvolse la contrada, lasciando dietro di sé lutti e desolazione. Un uomo di nome Fortunato si rifugiò fra i ruderi di una cappella diroccata, nella borgata Torre, alle falde del monte Cerrano. Addormentatosi, sognò una donna bellissima, vestita di rosso e con un lungo manto celeste, che si presentò come «Liberatrice» e gli assicurò l'immunità dalla pestilenza per lui e per il popolo di Pratola: «Svegliati, mio fedele devoto! Rallegrati: il morbo contagioso è scomparso, il paese è salvo. Io sono la Madre Celeste, io sono la vostra Liberatrice».
Al risveglio, Fortunato scorse sotto un arco di macerie un occhio che lo fissava; rimosse pietre e terriccio e trovò un quadro raffigurante la Vergine, ed esclamò: «Madonna, liberaci!». Da quel momento l'invocazione si diffuse fra il popolo, e il contagio cessò.
I pratolani decisero di trasportare l'effigie in paese: fu caricata su un carro trainato da otto buoi che, improvvisamente, si fermarono in un punto preciso e rifiutarono di avanzare. Quel luogo venne interpretato come volontà divina: lì sarebbe sorto il Santuario. Un episodio simile è narrato in molte leggende popolari, dove i buoi guidano la scelta del luogo sacro. Un altro aneddoto popolare racconta che anche i sulmonesi desideravano custodire l'immagine: si decise allora di affidarsi ai buoi, e sette paia aggiogati dai sulmonesi non si mossero, mentre un solo paio dei pratolani partì deciso verso Pratola. Fu così che la Vergine rimase nel paese.
Dalla cappella crollata alla facciata di pietra della Maiella
Il culto aveva come riferimento una modesta cappella in contrada «Piano della Torre», poco distante dal centro abitato. Quando la chiesetta crollò, dalle macerie emerse intatta l'immagine della Vergine, dipinta a olio sulla parete di fronte all'ingresso.
Un'iscrizione fissa le date: «Questa cappella fu fatta nell'anno 1540 e rinnovata per il popolo di Pratola nell'anno 1587 al tempo di Domenico di notare Andrea e Berardino di Gismondo procuratori di San Pietro». Nel 1587 sorse la prima chiesa dedicata esclusivamente a Maria SS. della Libera.
Agli inizi dell'Ottocento la crescente devozione rese necessario un tempio più grande. Nel 1844 il voto popolare decise la costruzione, progettata dall'architetto pratolano Eusebio Tedeschi e realizzata da maestranze locali e forestiere sotto la direzione del «capo d'opera» Giampasquale D'Andrea. La prima pietra fu posta il 3 settembre 1851, benedetta dal vescovo monsignor Mario Mirone; i cittadini, guidati dal parroco Domenico Santilli e dal sindaco Rocco Santacroce, portarono pietre gratuitamente dalla montagna per tutta la durata dei lavori. Nel 1863 fu predicato il primo quaresimale da don Francesco Tozzi.
La facciata, di linea neoclassica, domina alta e maestosa nel mezzo del paese, biancheggiante nella pietra della Maiella, adorna di quattro statue monumentali, dovute allo scalpello di Nazareno Di Renzo e collocate nel 1911. Nel 1924 arrivarono i Padri Maristi, accolti con entusiasmo, e a loro fu affidata la cura del Santuario, consolidato e abbellito con opere di pregio. La devozione dei fedeli si è mantenuta inalterata nel corso dei secoli e la chiesa è divenuta santuario nel XIX secolo. Fu un pellegrinaggio continuo, che nei secoli richiamò fedeli non solo dall'Abruzzo, ma anche dalle terre del Regno di Napoli.
L'affresco sull'altare e la statua che avanza
Nell'immagine la Madonna campeggia su tutta la superficie: è in piedi, le mani giunte, lo sguardo sereno; il manto sollevato da due angeli protegge i fedeli inginocchiati e in preghiera, le donne da una parte e gli uomini dall'altra. Fra questi è ben visibile un Pontefice, riconoscibile dalla tiara, probabilmente Celestino V. Il dipinto subì un restauro nel 1855 e un altro nel 1952, e resta custodito sull'altare maggiore.
Poiché l'affresco non poteva essere portato in processione, si decise di realizzare una statua sul modello dell'immagine dipinta: legno scolpito e dipinto, seta e oro, le braccia in preghiera e lo sguardo implorante rivolto al cielo, come se dicesse a Gesù: «Proteggi i tuoi figli». La tradizione vuole che sia stata donata dai frati Celestini della Badia Morronese, e la dice consacrata nel 1741.
La prima domenica di maggio, la Mastra e le bancarelle
La festa si celebra ogni anno la prima domenica di maggio, e dura circa due settimane, fra fine aprile e inizio maggio: il programma religioso prende avvio con la novena in preparazione alla festa. La scelta di maggio non è casuale: in una società contadina come quella peligna era un periodo di pausa nei lavori agricoli — dopo le semine e le cure alle vigne — che permetteva di vivere con pienezza la festa. Un antico detto popolare dice: «Chi pe la Marònne n'é remenèute, o s'é muòrte o s'é perdèute».
L'organizzazione è affidata a un «comitato di laici», rinnovato ogni anno, e le figure importanti sono il presidente e la «mastra», a cui è affidata la guida delle «cercatrici», con il compito della raccolta delle offerte. La Mastra riceve la fascia azzurra e guida, insieme al comitato, il corteo verso il Santuario: i membri del Comitato, con gli onori della banda musicale, prelevano prima il Presidente e poi la Mastra, solennemente accompagnata fino al Santuario, dove il vescovo della diocesi di Valva-Sulmona celebra la Santa Messa.
Il sabato le strade si riempiono di bancarelle, «un policromo disordine fatto di curiosità, artigianato, dolci e personaggi pittoreschi». Il cuore della giornata è l'esposizione della statua: le tendine del tempietto si aprono e la Madonna appare, sospinta lentamente in avanti, con le mani al cielo, fatta avanzare meccanicamente verso la navata centrale, fra fedeli in attesa spasmodica, e il grido si alza potente: «Viva la Madonna della Libera!». La statua è impreziosita dai gioielli d'oro donati nel tempo dai fedeli. La giornata si conclude con i fuochi d'artificio, un tempo chiamati «bombardamenti»: scoppi, pause studiate e una cascata di luci che abbraccia la vallata, fino al fragoroso colpe schèure che fa tremare i vetri.
Domenica, alle prime ore del mattino, le bande musicali percorrono le vie del paese, accompagnate dal suono delle campane. Arrivano i forestieri, le famiglie acquistano porchetta, lupini, «scapéce» e pizzelle dalle bancarelle, e i fedeli si mettono in fila per baciare la statua. La messa solenne lascia spazio alla grande processione, preceduta dalla banda musicale, fra due ali di folla, con le confraternite del territorio, fra cui l'Arciconfraternita della Santissima Trinità e quella di Santa Maria di Loreto di Sulmona, e le autorità civili, militari e religiose. Il fine settimana seguente si tiene l'«Ottavario», dove si svolgono anche festeggiamenti civili e ludici. Il programma civile mette in fila bande musicali da tutto l'Abruzzo e dal Molise, cortei, spettacoli pirotecnici, serate revival, dj set, giornate sportive nel centro storico, esposizioni artistiche, majorette, conferenze culturali e concerti di artisti di primo piano della scena italiana.
I quaranta chilometri dei pellegrini di Gioia dei Marsi
La compagnia parte dal proprio paese all'alba del venerdì precedente la festa, con la messa nella parrocchia di Gioia dei Marsi, guidata dal capo-compagnia, figura simbolica che accompagna spiritualmente il gruppo. Il cammino tocca Venere dei Marsi, Pescina, Collarmele, poi il valico di Forca Caruso, dove si recita la Via Crucis, e Goriano Sicoli, dove si venera Santa Gemma e si prega rivolti verso Pratola; dal monte Serra appare la Valle Peligna e il Santuario, e i pellegrini si inginocchiano; l'ultima tappa è Raiano.
L'arrivo a Pratola è nel tardo pomeriggio, accolti dalle autorità civili e da una folla festante nel rione san Lorenzo, con musica, fuochi e applausi: l'abbraccio fra i sindaci di Gioia e di Pratola e fra i rappresentanti dei due Comitati segna l'inizio del corteo dalla periferia alla piazza del Santuario. Poi comincia lo strascino: i fedeli si mettono in ginocchio e, strusciando le ginocchia a terra, cantando il tradizionale inno alla Madonna della Libera, arrivano fino all'altare maggiore, passando sotto il tempietto dei Feneziani, e baciano il monogramma della Madonna, la lettera M di Maria.
Il sabato ai Gioiesi è riservato il privilegio di portare la statua della Madonna in processione. La domenica mattina, all'alba, assistono alla messa celebrata in loro onore, e prima di ripartire si riordinano davanti all'altare e, indietreggiando senza mai voltare le spalle all'immagine, escono dal Santuario: l'ultimo saluto è un grido collettivo, «Evviva la Madonna della Libera!». Il pellegrinaggio ha radici lontane, anche se non esistono documenti che ne attestino con precisione l'inizio, e alle centinaia di fedeli della Marsica si uniscono numerosi devoti pratolani.
La festa che si celebra anche in Venezuela e in Canada
Dovunque esista una comunità pratolana, la Madonna della Libera viene celebrata: in Venezuela, a Caracas e a Valencia; in Canada, a Toronto, London, Brantford e Hamilton; negli Stati Uniti, a Hartford, Connecticut. E ogni anno vengono accolti i concittadini provenienti dall'estero, che tornano in paese per la prima domenica di maggio.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Pratola Peligna per la festa non è complicato. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Pratola Peligna si trova a un chilometro dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Pratola Peligna - Sulmona dista 1,6 chilometri, cioè 2 minuti di strada.
Feste vicine, in altri paesi
Vicino a questo paese, altre feste da scoprire.
- Festa dei Serpari a Cocullo — maggio
- San Nicola a Calascio — maggio
- Santa Petronilla ad Acciano — maggio