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Madonna della Neve a Bugnara 2027 - Chiesa eretta sui ruderi di un santuario italico

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
5 agosto 2026
Dove Piazza Santissimo Rosario, Bugnara

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: corrierepeligno.it, letta il 20/09/2026.

La festa della Madonna della Neve si celebra il 5 agosto a Bugnara, borgo della Valle Peligna in provincia dell'Aquila. Il rito si chiama Cavalcata processionale: i fedeli e il clero si radunano sotto la chiesa del Santissimo Rosario, vicino al Ponte del Rivo, e portano al santuario covoni di grano caricati sulla groppa di cavalli, muli e asini ammantati dalle coperte più belle lavorate a mano. La chiesa di Santa Maria della Neve, detta delle «Concanelle», sorge sopra un tempio pagano con pavimento in opera spicata, e la devozione di oggi si lega alla pioggia del 5 agosto 1933, giunta dopo una lunga siccità.

La neve caduta ad agosto

A Bugnara, piccolo borgo della Valle Peligna in provincia dell'Aquila, la festa cade il 5 agosto, e la data viene da lontano. Il racconto devozionale narra della Vergine apparsa al papa Liberio e, contemporaneamente, a una coppia patrizia romana, che li invitava a costruire una chiesa dove si sarebbe verificato un prodigio: sull'Esquilino cadde un'abbondante nevicata, in piena canicola.

Il culto poi si è diffuso per gradi. All'inizio del XIII secolo papa Onorio III istituì la commemorazione, celebrata ogni anno il 5 agosto, e la leggenda — circolata dal XII secolo, attestata in una bolla papale del 1288 — arrivò in Abruzzo con i religiosi: furono i frati Francescani, il cui Capitolo generale nel 1299 impose all'Ordine di celebrare la «dedicatio sanctae Mariae ad Nives», e soprattutto i Benedettini a portare il culto fra le popolazioni.

Secondo la leggenda la neve miracolosa scese in molti luoghi: a Bacugno, ad Anversa degli Abruzzi, a Cansano, a Bugnara.

Cerere sotto il pavimento

In tutti quei paesi sorsero chiese, per lo più sulle rovine di antichi templi, dedicati prima a divinità italiche. A Bugnara la cosa si vede ancora. Sotto la chiesa vi è un tempio pagano con pavimento in opera spicata, e negli scavi furono ritrovati una lapide in pietra e un pezzo di pavimento fatto con mattoncini a «spina di pesce», di chiara origine romana.

La lapide ha un nome e un mestiere. Il bassorilievo raffigura Helvia, una sacerdotessa di Cerere, che accompagnata da un'ancella si avvicina all'ara sacrificale, presso cui ardono le fiaccole, e l'iscrizione dice: «Helvia, L. (Caia Libertà), quarta sacerdos Cere… (ris), viva sibi fecit». Le lapidi sono due: in una è citato il nome, nell'altra la sacerdotessa è raffigurata nell'esercizio delle sue funzioni.

Anche il nome del paese va nella stessa direzione: il termine Bugnara deriverebbe da «Bonae Ara», un altare dedicato alla dea Bona o Cerere che si trovava verosimilmente sotto la chiesa della Madonna della Neve.

La cavalcata processionale e i sacchi di grano

Il rito di Bugnara si chiama «Cavalcata processionale». Il popolo dei fedeli e il clero si radunano sotto la chiesa del Santissimo Rosario, vicino al Ponte del Rivo, e si recano verso il santuario della Madonna della Neve, per offrire covoni di grano, in una processione di ringraziamento.

Un tempo era consuetudine, tra le donne del paese, fare un piccolo corteo e recarsi in Chiesa per offrire alla Madonna il grano, raccolto dentro piccole conche, che esse portavano in equilibrio sulla testa. Poi il piccolo corteo divenne una processione liturgica preceduta dagli animali.

Le bestie si contavano a decine: sul ponte del Rivo se ne radunavano trenta o quaranta, tra cavalli, muli e asini con altrettanti sacchi di grano sulla nuda groppa. Venivano infiocchettati e ammantati dalle coperte più belle lavorate a mano, e sopra i sacchi del grano cavalcavano i figli maschi del padrone del frumento, coi cappelli ornati da nastri multicolori. Chi andava innanzi portava un elmo formato di spighe di grano, e tutti, a tracolla, come la fascia degli ufficiali di picchetto, portavano grossi ciambelloni di pasta.

Arrivati alla chiesa, a un mezzo chilometro dal paese, ci si fermava per la messa parata e poi si tornava indietro. Il grano finiva nel granaio della chiesa ed era venduto, per pagare le spese della festa. Oggi la processione ha perso i tratti caratteristici del rito descritto da Gabriele d'Annunzio.

Perché grano e non un animale

Nell'economia rurale di Bugnara, gli animali da soma e da carico erano troppo importanti perché potessero essere offerti in sacrificio, da qui l'origine dell'utilizzo simbolico delle spighe di grano.

Il confronto è con il paese vicino: l'offerta del grano a Bugnara e l'ossequio del toro a Bacugno richiamano alla mente i riti in onore di Cerere, alla quale erano offerte le spighe più belle. La tradizione locale vuole che la cavalcata processionale si ricolleghi ai riti della fertilità in onore della dea Cerere o Demetra.

La chiesa delle Concanelle

L'edificio si chiama Chiesa di Santa Maria della Neve, nota anche come delle «Concanelle». La cronologia del paese fissa nel 1000 la costruzione della chiesa e nel 1361 la ricostruzione voluta dai di Sangro; lo studioso Gregorio Paolilli ipotizza che la primitiva sede parrocchiale possa essere sorta addirittura prima dell'anno Mille. Le prime carte sicure sono più tarde: le bolle pontificie di Lucio III (1183) e Clemente III (1188), che menzionano una "ecclesia sancte Marie" nel territorio di Bugnara, mentre la documentazione archivistica certa inizia solo dal 1590, con l'elenco dei parroci.

Dentro, gli oggetti raccontano il resto. La statua lignea policroma della Madonna delle Concanelle (1262) — una statua di stile bizantino che raffigura la Vergine seduta in trono con il Bambino Gesù sulle ginocchia — e l'antica campana, fusa nel 1351 per volontà del cavaliere Simeone de Sangro. Nel corso del XV e XVI secolo la comunità e le confraternite locali, come quella della Santissima Trinità del 1515, promossero nuove decorazioni, altari e sepolcri monumentali, e la nobile famiglia Villapiana-Alesi vi aveva una cappella privata con cancello e stemma e una tomba di famiglia utilizzata fino al 1931. Ci sono tre lapidi murate all'interno, datate 1569, 1642 e 1878, e sull'altare maggiore, sopra un tabernacolo di marmo, sono custoditi i cuori d'argento, ex voto offerti dai fedeli.

La pioggia del 1933 e i giorni della festa

Il culto recente si fonda sul ricordo di una pioggia miracolosa, avvenuta il 5 agosto 1933, dopo una lunga siccità, attribuita dalla credenza popolare all'invocazione collettiva rivolta alla Madonna.

Lo stesso anno tornò anche la statua. Mutilata in passato per adattarla alle vestizioni, fu completamente restaurata grazie all'intervento del parroco e della Soprintendenza nel 1933, e fece il suo solenne ritorno il 4 agosto 1933, alla vigilia della festa: da allora quella data è legata per sempre alla celebrazione.

I giorni si preparano da lontano: la novena di preparazione si celebra dal 27 luglio al 4 agosto presso la Chiesa della Madonna della Neve. Il 5 agosto si tengono le confessioni al mattino, la Santa Messa con esposizione del Santissimo Sacramento, il Santo Rosario e, in serata, la Messa solenne seguita dalla processione per le vie del paese. Accanto corre la parte civile: il giro musicale della banda per le contrade, la cerimonia commemorativa al Monumento ai Caduti e, in serata, il concerto in Piazza Santissimo Rosario che chiude la festa.

Come arrivare alla festa

Partecipare alla festa della Madonna della Neve a Bugnara è davvero semplice. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Bugnara si trova a 2,5 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Sulmona dista 9,5 chilometri, cioè 10 minuti di strada.

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