Madonna di Pietraquaria ad Avezzano 2027 - Il calco dello zoccolo lasciato dalla mula sulla via Crucis del Salviano
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: madonnadipietraquaria.org, letta il 20/09/2026.
La festa della Madonna di Pietraquaria si tiene ad Avezzano, in Abruzzo, dal 25 al 27 aprile, per la patrona della città. Il 27 aprile gli avezzanesi salgono a piedi, prima dell'alba, al santuario del monte Salviano, a mille metri sul livello del mare e al centro di una riserva naturale, e da lassù la processione scende in città lungo la via Crucis. La data è fissata dal 1779, l'anno in cui una processione penitenziale fu seguita dalla fine della siccità.
Un paese cancellato nel 1268
Prima del 1268 Pietraquaria era un centro fortificato della contea di Albe. Il nome — Petram Aquarium — viene dalla presenza, attestata nel Medioevo, di una fonte; e la bolla di Papa Clemente III, del XII secolo, ci dice che lassù c'erano tre piccoli edifici religiosi, dedicati a San Giovanni, a San Pietro e a Santa Maria. Nell'ultimo si trovava un quadro della Vergine col Bambinello, venerato dagli abitanti del luogo e dei paesi vicini. Secondo Giovanni Pagani, il feudo era uno dei 68 più importanti della zona nel regno normanno.
Poi arrivò la vendetta. Secondo la tradizione, dopo aver sconfitto Corradino di Svevia nella battaglia dei Piani Palentini, Carlo d'Angiò ordinò la distruzione della cappella e dell'intero feudo, per punire gli abitanti di aver parteggiato per i suoi nemici, il conte Berardo e suo figlio Ruggero. La popolazione abbandonò le case e si trasferì per lo più ad Avezzano, da profughi. L'immagine della Madonna rimase dov'era, fra le mura diroccate.
Il pastorello, la mula e il calco nella roccia
Il quadro restò sotto le macerie per molto tempo, e fu ritrovato intatto grazie a un incontro che la tradizione orale ha portato fino a oggi. Un pastorello sordomuto pascolava il gregge sul Salviano, contemplando dall'alto il lago del Fucino, quando gli apparve la Madonna vestita di bianco, su una mula. Ella si rivolse a lui con dolci parole, che il sordomuto miracolosamente riuscì ad ascoltare: doveva scendere ad Avezzano e chiedere al parroco di restaurare la chiesa di Santa Maria e di riporre degnamente la sacra immagine sull'altare.
Il ragazzo corse giù dal monte e riferì. Quando gli operai cominciarono a scavare fra le macerie, trovarono il dipinto intatto, come predetto. Di quell'apparizione resta un segno materiale: la cappella dell'Apparizione, lungo la via Crucis del Salviano, conserva il calco che la mula incise su una roccia con un colpo di zoccolo, prima di svanire con la Vergine.
Il quadro coi gigli degli Angioini
L'immagine è un dipinto su tavola lignea, di autore ignoto, originariamente in stile bizantino e rimaneggiato nel primo Rinascimento; è datato all'XI secolo e ha subito numerosi rimaneggiamenti. La Madonna è in piedi, con la veste rossa e il manto azzurro trapunto di stelle: col braccio destro sorregge il Bambino, mentre sul palmo della mano sinistra ne tiene i piedini. Il Bambino è nudo, benedice con tre dita della mano destra e con l'altra tiene un lembo del manto materno.
Sul basamento sono raffigurati due gigli d'oro, a simboleggiare gli Angioini — cioè la casata che aveva ordinato la distruzione della cappella. Oggi il quadro sta dietro l'altare maggiore, racchiuso in una nicchia d'onice.
Cinque grazie, e una data che cambia
Il 16 settembre 1838, sotto il pontificato di Gregorio XVI, il Capitolo Vaticano procedette all'incoronazione, ponendo due diademi d'oro sul capo della Madonna e del Bambino. La decisione arrivava dopo cinque grazie riconosciute: la liberazione dalla siccità il 27 aprile 1779, dopo una processione penitenziale; la liberazione dall'invasione francese nel 1799; la liberazione dal sacco di Avezzano nel 1800; la cessazione delle acque alluvionanti nel 1836; la liberazione dal colera nel 1837.
È la prima di queste ad aver cambiato il calendario della città. Nel 1779 non pioveva da tempo, le colture erano compromesse e c'era scarsità di alimenti; l'immagine venne portata per la prima volta in processione, e nel giro di poche ore il cielo si riempì di nuvole. Da allora la festa annuale fu fissata al 27 aprile: prima cadeva nella quarta domenica di maggio, e a settembre si tenevano riti civili e religiosi.
C'è una seconda data che gli avezzanesi legano alla stessa protezione, ed è il 27 aprile 1944: la tradizione orale racconta che le fortezze volanti anglo-americane si levarono in volo per bombardare la città, già devastata dalla guerra, e che una fitta nebbia lo impedì.
La chiesa rifatta tre volte
L'edificio che si vede oggi è il risultato di più cantieri. Nel 1614 il tempio, poco più che una modesta cappella e di nuovo in pessimo stato, fu ricostruito dalle fondamenta e ampliato con le offerte degli avezzanesi: lo documentano l'Historiae Marsorum di Muzio Febonio e l'atto del notaio Pietro Orlandi. Nel 1779 si fecero restauri e abbellimenti, e ai lati della navata il pittore Carnevali di Roma realizzò due altari, dedicati a Sant'Agostino e a San Gaetano. Fu nel 1880 che si decise di ampliare ulteriormente la chiesa e di annettervi il convento francescano, ancora oggi casa spirituale attiva che accoglie visitatori e pellegrini: i lavori furono lunghi, e di tutto il progetto venne compiuta soltanto la chiesa, nel 1881. Tra il 1879 e il 1881, per interessamento del principe Alessandro Torlonia e con la contribuzione dei coloni del Fucino, arrivarono la riedificazione e il campanile, che la confraternita fece restaurare nel 1965. Sul valico del Salviano, su un piedistallo, poggia una piccola statua in bronzo della Madonna, e nel 2013 vi è stata affissa una targa che rievoca l'incoronazione.
Dentro, sei affreschi raccontano in fila i miracoli: la Madonna che percorre sulla mula un tratto fiorito del Salviano; l'apparizione al pastorello, cui ridona udito e favella; l'apparizione al popolo salito a chiedere la pioggia; la pioggia abbondante e la gratitudine; il dolore di Maria per il terremoto che distrusse Avezzano; e le Anime Sante dei morti nel terremoto che, insieme ai superstiti, circondano la Vergine implorandone la protezione. Sulla volta, quattro decorazioni: lo Spirito Santo, il nome di Maria, i simboli della Passione, l'Eucarestia. Le finestre della navata hanno vetri istoriati con momenti della vita della Madonna, quelle dell'abside episodi tratti dal Cantico delle creature.
Chi custodisce il santuario, e chi lo accompagna
La casa della Vergine ha avuto tre custodi. Prima era tenuta da eremiti borghesi, poi da due conversi dei Minori Riformati, e dal 1878 la custodia è affidata ai Minori Cappuccini, che attendono anche alla cura pastorale della confraternita e dei fedeli.
La confraternita, invece, è nata dal basso. La prima richiesta formale parte il 2 gennaio 1852: la avanza Giovanni Falcone, a nome di numerosi devoti, al vescovo dei Marsi monsignor Michelangelo Sorrentino, ed è corredata dalle regole che quei fedeli si erano dati. Erano persone che la domenica mattina raggiungevano il santuario a piedi per pregare insieme e cantare le lodi alla Madonna, e che sentirono l'opportunità di costituirsi in associazione. La seconda richiesta arriva il 27 gennaio 1891, portata da Tommaso Del Rosso; il vescovo Enrico De Dominicis chiede e ottiene il 13 marzo la sottoscrizione dei fedeli, e l'8 giugno 1891 erige canonicamente la confraternita «Maria Santissima di Pietraquaria», approvandone le regole. Il 2 luglio dello stesso anno un diploma del Preposito generale della Compagnia di Gesù la aggrega in perpetuo alla Prima Primaria di Roma, madre di tutte le confraternite mariane; l'attività comincia il 27 settembre 1891, con una cerimonia officiata nel santuario da Padre Pietro da Balsorano, guardiano dei Cappuccini d'Avezzano.
Tre giorni, e un corteo che ne incontra un altro
La festa patronale si protrae per tre giorni, dal 25 al 27 aprile. Si apre con la fiera di Pietraquaria, e la sera del 26 nei quartieri si accendono i focaracci: falò fatti con fascine di rami secchi, raccolti secondo il rituale dello «strascìno», attorno ai quali si canta, si suona in piccoli concertini e si distribuiscono bevande e panini con offerte. Nella stessa notte, sul sentiero della via Crucis, sale la fiaccolata, e dal basso si vede una lenta scia luminosa che raggiunge il santuario.
Il rito dei focaracci risale al 1870, e la tradizione orale lo fa nascere da una contesa: gli avezzanesi e gli abitanti di Cese discutevano su chi meritasse la protezione della Vergine, e non trovando accordo si decise di posizionare l'immagine con lo sguardo girato verso sud, perché scegliesse Lei. Gli avezzanesi accesero allora grandi fuochi in tutta la città: la Madonna, incuriosita, si voltò a guardare e ne divenne la protettrice.
Il 27 è il giorno festivo patronale. All'alba si sale a piedi, portando la «mmutìna» — una piccola colazione fatta di panino, frutta e una bottiglia d'acqua, spesso in un sacchetto o in un cestino di vimini: un'usanza che poi si protrae per tutto il mese di maggio. Dal santuario parte la processione guidata dalla Congregazione, i cui confratelli — e la confraternita è aperta anche alle donne — si riconoscono dalla fascia rossa e azzurra avvolta attorno al busto, con fissato un santino dell'immagine venerata.
Il quadro, però, non scende ogni anno: si porta in processione ogni 25 anni, e negli anni intermedi il corteo si apre con lo stendardo seguito dall'ostensorio. La discesa avviene per il sentiero della via Crucis, fra i boschi, e all'altezza di via Napoli il corteo incontra il secondo, partito dalla cattedrale di San Bartolomeo con la statua. Uniti, con tutte le confraternite cittadine, attraversano Avezzano; l'arrivo in piazza Risorgimento è accolto dagli applausi e dall'inno della devozione, e poi si celebra la funzione solenne.
Il solco dritto, e i podisti
Due dettagli dicono quanto questa festa sia cambiata. Il primo appartiene al mondo scomparso col terremoto: prima del 1915, nel giorno dei festeggiamenti, si svolgeva la «gara del solco dritto», in cui i contadini del luogo si sfidavano con l'aratro e i buoi a tracciare un solco da piazza Torlonia fino alle pendici del monte Salviano, lungo una strada allora poco urbanizzata.
Il secondo è recentissimo: dal 2017 Maria Santissima di Pietraquaria — proclamata patrona della città nel 1978, e il cui santuario fu visitato da Papa Giovanni Paolo II nel 1985 — è anche protettrice dei podisti della Marsica.
Come arrivare alla festa
Partecipare alla festa della Madonna di Pietraquaria ad Avezzano è davvero semplice. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Avezzano si trova a 1,3 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, il casello di Avezzano dista 3,6 chilometri, cioè 5 minuti di strada.
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