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Madonna Vasa Vasa a Modica 2027 - Un manichino semovente

7 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
28 marzo 2027
Dove Corso Umberto, Modica

Ricorrenza a data mobile, calcolata sulla Pasqua.

A mezzogiorno della domenica di Pasqua, a Modica, in provincia di Ragusa, in Sicilia, fra la folla di corso Umberto, una statua fa una cosa che le statue non fanno: allarga le braccia, si china e bacia. «Il simulacro della Madonna è in realtà un manichino semovente, azionato dall'interno», e quel movimento, dicono gli studiosi che lo hanno cercato altrove, non si trova in nessun'altra festa siciliana.

Dal 1645, e con origini spagnole

Il rito ha origini spagnole e risale al 1645, cioè alla metà del Seicento; il bacio, nel luogo e nel tempo precisi in cui si ripete ancora oggi, è un gesto che si fa dal 1649.

Quello che oggi si vede, comunque, è un residuo. «Storicamente la festa si articolava in ben più complesse manifestazioni di fede e… fino a noi è giunta solo una parte di quella che doveva essere una ben più corposa e sentita Settimana Santa.»

Il perché di questo rito, invece, è una spiegazione di teologia popolare: «la religiosità popolare non ha saputo rassegnarsi alla mancanza di un ultimo abbraccio in terra tra la Madre e il Figlio.» Nei Vangeli quell'incontro non c'è; a Modica si mette in scena.

La mattina, a cercarsi per il corso

La giornata comincia con un'uscita e una ricerca: dalla Chiesa di Santa Maria di Betlem esce la statua della Madonna, vestita a lutto, «che percorre alcune vie del centro storico alla ricerca del Figlio», poi rientra in chiesa per la messa solenne di Pasqua.

Al termine della messa partono due processioni, «che seguono due percorsi diversi»: una con la Madonna ancora in nero, l'altra con Gesù Cristo risorto, «portati a spalla dai fedeli».

I due percorsi non si somigliano, e la differenza è raccontata bene da una cronaca: «mentre il Cristo risorto ha seguito l'itinerario delle strade principali, il corteo con la Madonna bardata a lutto si è mosso, preceduto da un tamburino, lungo le viuzze più ricche di fascino del centro storico di Modica.»

Di come appare la Madonna in quelle ore c'è una descrizione che vale più di una didascalia: «completamente velata di nero, è come se vagasse senza meta per riuscire a sopportare il dolore.» A darle voce, scrive la stessa fonte, «è la preghiera antica delle donne: E tu ronna mi ciamasti, mancu mamma mi ricisti».

Intanto la città si riempie: «sin dal mattino il corso Umberto viene invaso da cittadini e visitatori», e «il corso Umberto riesce a contenere a stento la folla di fedeli che si assiepa dalla parte iniziale del corso fino alla chiesa di S. Maria di Betlem».

Un manichino semovente

Il centro tecnico della festa è dentro la statua. «Caratteristica di questa processione è il movimento fatto compiere alla Statua della Madonna: un manichino processionale che, tramite un meccanismo manovrato da un abile operatore, allarga e alza le braccia ripetutamente.» Il congegno si accosta a un'altra arte dell'isola: il meccanismo «richiama la tradizione dei pupi siciliani».

I gesti non cambiano da un anno all'altro: sono «rituali e sempre eguali, che si ripetono da decenni, molto attesi dalla comunità modicana». E il manichino arriva lontano: «riesce a chinarsi fin quasi a sfiorare la statua del Cristo».

Che sia una cosa rara lo dicono quelli che l'hanno cercata altrove. «La Madonna Vasa Vasa rappresenta un unicum — chiarisce Valerio Petralia — perché come sappiamo ha la sua caratteristica "intrinseca" in questo ampio movimento delle braccia del simulacro, che finora non siamo riusciti a ritrovare in nessun altra festa.» L'associazione a cui appartiene, La Via delle Collegiate, «cerca di ritrovare quelle tracce nella storia di questi riti» senza esito: «pochissime sono in Sicilia i simulacri con un movimento così deciso del corpo e delle braccia».

Non è una curiosità per specialisti: è «una particolarità tutta nostrana… che da sempre ha appassionato ed incuriosito grandi e piccini».

Mezzogiorno: la vasata

Intorno a mezzogiorno i due cortei confluiscono nella stessa piazza — Piazza Monumento, chiamata anche Piazza del Municipio — e lì avviene quello che il dialetto nomina con due parole precise: «l'incontro (in dialetto, ù 'ncontru)» e «il bacio (in dialetto, la vasata)». Da lì viene anche il nome della festa: «dal siciliano vasari, cioè baciare».

La sequenza è fissa. «La Madonna, alla vista del Cristo, perde il velo nero mostrando la tradizionale veste» e «grazie ad un marchingegno muove e allarga le braccia in segno di gioia» — «per tre volte», precisa una cronaca, «a simulare l'abbraccio». Poi si china: «correndo incontro al Figlio, si china a baciarlo sul costato.»

Il colore che appare sotto il manto cambia col racconto: «celeste», oppure «azzurro e rosso», o ancora «mantello azzurro e la veste rossa». Su che cosa significhi, invece, non c'è dubbio: «la gioia della Resurrezione».

Nello stesso istante partono le colombe e suonano le campane, e la festa si allarga a chi guarda: «suonano le campane e il popolo in festa abbraccia il proprio vicino, a testimonianza della gioia per la resurrezione di Gesù Cristo». E c'è l'«abbraccio fraterno tra i fedeli, che si scambiano auguri di gioia e pace», con i mortaretti e lo «scampanio festoso».

Colombe verso levante

Le colombe che si liberano sono «alcune», e in certi racconti «decine». Ma su che cosa annunciassero c'è una tradizione precisa, e riguarda la campagna più della chiesa.

«Nella cultura contadina, si credeva che il volo delle colombe liberate al momento dell'incontro potesse predire l'andamento dei raccolti. Se queste si dirigevano verso levante, si sperava in un'annata prospera; se volavano verso ponente, si temeva la carestia.»

E poi gli altri baci

Il bacio di mezzogiorno non è l'unico della giornata. Una cronaca ne conta altri tre: «due "baci" davanti alla Chiesa di San Pietro e poi a Santa Maria di Betlem», più «un altro "bacio" davanti al Duomo di San Giorgio». Un'altra descrive la stessa scena che «si ripete una seconda volta in piazza San Pietro, ed una terza in Largo Santa Maria».

Il percorso del pomeriggio sale e scende per la città. Le statue «risaliranno per Corso Umberto per immettersi in Corso Garibaldi»; qui, all'incrocio con Corso San Giorgio, «il corteo troverà l'Associazione Portatori di S. Giorgio che "scorterà" la processione fino alla scalinata di S. Giorgio dove, ad attendere, troveranno il Santo Cavaliere». Anche lì «ci saranno il bacio e lo spettacolo pirotecnico», poi l'entrata in chiesa «per un momento di preghiera»; infine «si ritornerà a Modica Bassa fino a Piazza Matteotti prima del rientro definitivo in Chiesa».

Attorno alla domenica c'è il resto della Settimana Santa: la processione del Venerdì Santo lungo Corso Umberto I «con i simulacri della Madonna Addolorata (da S. Maria di Betlem) e del Cristo morto (dal Duomo di S. Pietro Apostolo)», «animata da musiche ed elegie della Passione suonate dalla banda musicale», e una processione serale fino al Santuario Madonna delle Grazie «con i tradizionali fuochi d'artificio».

Ogni modicano sente propria questa festa

Sul perché la città ci tenga tanto, il parroco don Antonio Forgione dà una risposta che riguarda il metodo prima ancora della devozione: «Ogni modicano sente propria questa festa, che è nata per mettere in evidenza soprattutto l'incontro della Madre col Figlio. Una festa che dai nostri padri è stata appunto realizzata come una processione, affinché desse la possibilità a tutti di comprendere il significato. Queste feste fanno vedere e toccare con mano, in modo esperienza quello che è narrato degli episodi evangelici.»

È anche il motivo per cui, a Modica, si discute di dove e quando il bacio debba avvenire. A proposito di un prolungamento serale della festa, una voce locale ha messo la questione così: «Se il bacio è dal 1649 un gesto che avviene in un luogo e in un tempo preciso ci sarà pure una ragione e se ciò viene cambiato deve essere motivato altrimenti è solo spettacolarizzazione.»

Il richiamo, intanto, cresce: è «una festa unica in Sicilia che attira ogni anno migliaia di persone», «un momento unico in cui fede, folklore e tradizione si incontrano» e che porta «visitatori da tutta l'isola e oltre».

Come arrivare alla festa

Arrivare a Modica per la festa non è complicato. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Modica a un passo dal centro, un chilometro dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Modica, e da lì restano 10 chilometri e 10 minuti.

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