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Processione dei Cristi a Savona 2027 - Settecento camalli per quindici casse, da 500 a 1800 chili

8 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
3 aprile 2026
Dove piazza Sisto IV, Savona

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: processionevenerdisantosavona.it, letta il 20/09/2026. L'anno e' dedotto e va confermato.

La Processione dei Cristi si tiene a Savona, in Liguria, il Venerdì Santo, a cadenza biennale negli anni pari. Settecento portatori, chiamati camalli come gli scaricatori del porto, portano a spalla per la città quindici gruppi scultorei che pesano dai cinquecento ai milleottocento chilogrammi. Li accompagnano 56 comandanti e 30 cristanti per la Croce di Passione.

Ogni due anni, un chilometro e mezzo

La processione parte dalla Cattedrale e si conclude, dopo un percorso di circa un chilometro e mezzo, in piazza Sisto IV, dove il vescovo impartisce la benedizione conclusiva dal loggiato del Municipio, con la Santa Croce portata dal priore generale.

Il segnale d'inizio lo dà una campana. Da via Gramsci saluta la Campanassa, la «Vittoria», la campana per eccellenza di Savona: sono i Vigili del Fuoco a suonarla a lutto, e con il suo suono lento e maestoso dà il via al corteo e lo accompagna lungo tutto il tragitto.

Ad aprire la processione è una croce di legno detta in dialetto «croxe do Pascio», croce di Passione, o volgarmente «croxe do Gallo»: porta dipinti e sagomati tutti i simboli della Passione, fra i quali il gallo che cantando annunciò il tradimento di Pietro. A chiuderla è il reliquiario della Santa Croce, che contiene un frammento della Vera Croce.

Chi porta che cosa

Le casse non sono affidate a caso: ognuna ha il suo gruppo, e il gruppo se la tramanda. L'Orazione nell'orto la portano i Vigili del Fuoco, in divisa sotto la cappa. Il Cristo legato al palo è da sempre la cassa dei Lavagnolesi, arricchita da una ventina di portatori della comunità indiana savonese. La Flagellazione tocca ai militi della Croce Bianca — gli stessi che sono in servizio per il soccorso durante la processione. L'Incoronazione di spine spetta al gruppo storico degli Ospedalieri, ai quali si aggiungono gli scout e gli operatori della ditta che cura gratuitamente lo spostamento delle casse in cattedrale.

La Deposizione dalla Croce è la «cassa dei ferrovieri». La Deposizione nel Sepolcro vede insieme i giocatori del CUS Rugby Savona, gli studenti del liceo scientifico e i camalli del porto della pesistica Portuali Savona Lotta. L'Ecce Homo è affidato alla giovanile del rugby, il Cristo che cade sotto la croce a commercianti e professionisti savonesi, il Cristo morto a un gruppo che comprende la Canottieri Sabazia, con molti giovani alla prima esperienza.

E poi c'è la cosa che vale per tutte: si contano molte coppie di papà e figlio. Il numero di portatori cambia con il peso: si va dagli 8 per posa del Cristo legato al palo ai 26 per posa della Deposizione dalla Croce, quasi sempre con altrettanti cambi.

Il colpo di martello

Per l'enorme peso delle casse i portatori fanno spesso delle soste, e i tempi della fermata e dell'avvio non si danno a voce. Si danno con un colpo di martello — la «mazzetta», un martello di legno, solitamente di olivo — che i due capocassa battono sulla stanga, la lunga trave lignea che sostiene la cassa. È così che il comandante impartisce gli ordini ai portatori.

Visti dall'alto, i confratelli, con le loro cappe bianche, blu e rosse, formano un fiume variopinto che si snoda fra le vie della città. Nei giorni che precedono la processione gli oratori sono aperti per ammirare le casse da vicino.

Il cappuccio sulle spalle, e perché

I camalli indossano la cappa in tela con i colori della propria confraternita: bianca con nastri di vari colori, rossa per la Santissima Trinità, turchina per Santa Maria di Castello. Sopra c'è un cappuccio, che un tempo era calato in testa, in segno di umiltà e anonimato, e che oggi si porta ripiegato e appeso al colletto.

Il motivo del cambiamento ha una data. Nel 1830, dopo gravi episodi di contestazione agli occupanti, fu proibito l'uso del cappuccio sul capo; da allora i confratelli continuano a indossarlo, piegato e appoggiato sulle spalle, in segno dell'originario significato di totale anonimato. È un divieto vecchio di quasi due secoli, che è diventato esso stesso tradizione.

I tamburi, le bande, i mottetti

Il passo lo cadenzano i tamburini, con il loro «cupo rullio». Poi c'è una banda davanti alla prima cassa, un'altra a metà corteo, e dietro l'ultima cassa il complesso corale e strumentale, che precede il gruppo che recita la Via Crucis.

In un punto fisso del percorso si posiziona il gruppo che esegue i «Mottetti del Venerdì Santo», tre brani della tradizione locale: «Crucem tuam» di Lorenzo Mariani, «Saevo dolorum turbine» di Antonio Forzano e «Jesus, dulcis amor meus» di Antonio Deoberti. Fra i cantori ci sono anche i bambini di una scuola primaria, guidati dalle maestre.

Quindici casse, dal Seicento al Novecento

L'ordine delle casse segue la storia evangelica: La promessa del Redentore, L'Annunciazione, L'orazione nell'orto, Il bacio di Giuda, Gesù legato alla colonna, La Flagellazione, L'incoronazione di spine, Ecce Homo, Cristo cade sotto la croce, Cristo spirante, Cristo morto in croce, La deposizione dalla croce, La pietà, Deposizione nel sepolcro, L'Addolorata.

Le firme sono quelle della scultura lignea ligure: Anton Maria Maragliano (l'Annunciazione, l'Orazione nell'orto, l'Incoronazione di spine del 1710, il Cristo spirante), Filippo Martinengo detto il «Pastelica» (la Promessa del Redentore, la Deposizione dalla croce, l'Addolorata), Stefano Murialdo per la Pietà del 1833, Antonio Brilla per la Deposizione nel sepolcro.

Le più antiche sono due casse giunte da Napoli nel 1623 — la Flagellazione e il Cristo che cade sotto la croce —, descritte come «molto arcaiche e statiche nella composizione». La più recente è l'Ecce Homo, scolpito nel 1978 dalla savonese Renata Cuneo in sostituzione di una cassa seicentesca dello stesso soggetto, opera del genovese Gio Andrea Torre, andata perduta durante la seconda guerra mondiale. Nel 1926 erano state aggiunte altre due casse: l'Annunciazione del Maragliano e il Bacio di Giuda, commissionato all'altoatesino Giuseppe Runggaldier, che lo scolpì a Ortisei.

Per il resto dell'anno le casse stanno negli oratori e nelle chiese sedi delle confraternite, con una duplice natura: oggetti di devozione e preziose testimonianze della scultura lignea ligure fra il XVII e il XIX secolo.

Dai flagellanti del Duecento

Tutto comincia con i dieci oratori sulla collina del Priamar, accanto all'antica cattedrale di Nostra Signora di Castello, edificati tra il XIII e il XIV secolo: la presenza delle dieci confraternite è documentata già dal 1266. Lì i confratelli si riunivano per pregare e per compiere atti di pubblica assistenza e penitenza, e le pubbliche flagellazioni erano accompagnate da processioni e laude. Fra le loro finalità c'erano la costruzione di ospedali e l'istituzione del Monte di Pietà per soccorrere i poveri.

Nella Settimana santa ogni confraternita organizzava la propria processione, con sacre rappresentazioni che mimavano i momenti salienti della Passione. Furono quelle a finire nel mirino: già nel 1530 il vicario generale esortava a sospenderle perché fonte di disordine, e dopo il concilio di Trento i vescovi cercarono di proibirle del tutto, giudicandole «indecorose e ridicole». Le confraternite trovarono allora una risposta che non rinunciava alla grandiosità: acquisire gruppi lignei che rappresentassero staticamente le stazioni della Via Crucis. Sono le casse.

Intanto il numero delle confraternite era sceso: dal 1528, con la vittoria della Repubblica di Genova su Savona, cominciò la demolizione della cittadella sul Priamar, e le confraternite si ridussero da dieci alle sei attuali, con gli oratori ricostruiti nella piana. Un impulso decisivo arrivò dopo il 1536, con il fervore rinnovato dall'apparizione di Nostra Signora della Misericordia, che nella seconda apparizione disse ai confratelli di «fare la penitenza e la processione del venerdì santo».

Da tre processioni a una sola

Per molto tempo le processioni non furono una. Una cronaca del 1751 ne indicava tre distinte, in cui i confratelli portavano a spalla i pesanti gruppi lignei per i vicoli, cantando litanie e salmi; solo più tardi si aggiunsero i rulli di tamburo e i violini.

A mettere ordine fu l'età napoleonica: le autorità municipali proibirono di tenere più processioni nella stessa sera, e un decreto vescovile del 1810 fissò l'ordine delle casse secondo la storia evangelica, senza alcuna distinzione fra confraternite, stabilendo orari, percorso, soste e accompagnamento musicale. Un secondo decreto, del 13 maggio 1813, stabilì che tutte le confraternite dovessero partecipare a un'unica processione e precisò la sequenza che si vede ancora.

Da allora la responsabilità organizzativa — con le spese — passa da una confraternita all'altra secondo una turnazione: alla confraternita di turno spettano l'onore e l'onere di aprire la processione con la propria croce della Passione e di chiuderla con il proprio reliquiario della Santa Croce.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Savona per la Processione dei Cristi (Venerdì Santo) non è complicato. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Savona a un passo dal centro, 1,9 chilometri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce al casello di Savona, e da lì restano 4,3 chilometri e 4 minuti.

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