San Basso a Termoli e la processione in mare con la statua sul peschereccio 2027
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: nelmolise.it, letta il 20/09/2026.
La festa di San Basso è la festa patronale di Termoli, in provincia di Campobasso, in Molise, e si svolge il 3 e il 4 agosto: è la festività più solenne, mentre il 5 dicembre i termolesi celebrano il «dies natalis» del santo. La mattina del 3 la statua del santo esce dalla Cattedrale di Santa Maria della Purificazione, attraversa il borgo antico fino al porto e viene imbarcata su un peschereccio sorteggiato una quindicina di giorni prima, che per circa due ore guida lungo il litorale la flottiglia dei pescherecci; al largo viene deposta in mare una corona d'alloro in memoria dei pescatori e di tutti i marittimi che hanno perso la vita in mare. L'Istituto Centrale per la DemoEtnoAntropologia ha riconosciuto l'evento come Patrimonio immateriale d'Italia.
Il sorteggio della barca
I marinai termolesi considerano San Basso da secoli il loro particolare protettore, e sono i primi a rendergli onore nei giorni in cui la città lo celebra: il 4 agosto, in ricordo dell'arrivo in città del sacro deposito, e il 5 dicembre, scelto dai termolesi come «dies natalis» perché secondo il «Martirologio romano» in quel giorno sarebbe stato martirizzato il presunto San Basso Vescovo di Nizza.
A Termoli la festa del patrono comincia due settimane prima, con un'estrazione. In una cerimonia solenne, che da circa un ventennio si svolge nella piazza antistante la cattedrale, si sorteggia il peschereccio che avrà l'onore di trasportare in mare la statua di San Basso. I nomi delle imbarcazioni vengono scritti su alcuni biglietti e messi in un'urna, insieme a due biglietti con su scritto «Viva San Basso»; a estrarli sono i bambini termolesi, e a leggerli a turno sono il Vescovo e il Sindaco. La prima barca estratta dopo il biglietto che inneggia al santo è quella prescelta, la seconda porterà in mare le autorità e la terza la banda musicale. Alla cerimonia assistono le massime autorità religiose e civili cittadine, tutti gli armatori e i marinai.
Ospitare la statua del santo sulla propria barca è il vivo desiderio di ogni marinaio termolese, e chi vince lo dice con una frase che spiega tutto: «il Santo sceglie la barca, non siamo noi a sceglierla». Da quel momento le tre imbarcazioni sorteggiate hanno una quindicina di giorni per pulire il peschereccio e addobbarlo con nastri e fiori. Nello stesso periodo prende il via anche la questua, la raccolta domiciliare di offerte da destinare alla festa: gli incaricati del Comitato Festa sono muniti di un documento di autorizzazione firmato e timbrato dal parroco della Cattedrale, che può essere richiesto per identificarli, e rilasciano una ricevuta a stampa tipografica intestata alla Basilica Cattedrale e autenticata col timbro.
Una decina di giorni prima della festa il simulacro processionale, custodito in un luogo segreto per quasi un anno, viene rivestito in cattedrale con i paramenti vescovili, di notte e a porte chiuse, ed esposto alla venerazione dei fedeli al mattino seguente.
La mattina del 3 agosto
Sin dalle prime ore del giorno il porto si riempie di armatori, pescatori, famiglie, fedeli e turisti. Le celebrazioni cominciano nella Cattedrale di Santa Maria della Purificazione con la messa presieduta dal vescovo, poi la statua, vestita con paramenti liturgici rossi, lascia la chiesa: all'uscita un colpo pirotecnico riecheggia sul borgo antico, seguito da un lungo applauso. Il corteo attraversa il borgo medievale e scende fino al porto, dove la statua viene sistemata sulla barca prescelta.
L'imbarco resta uno dei momenti più delicati e solenni della giornata, un gesto compiuto con attenzione e rispetto. Intanto sui pescherecci si accalcano centinaia di persone arrivate con bibite, birra e scatole di pizza: anche questo fa parte del rito, la lunga attesa trascorsa insieme, la colazione a bordo e il cibo condiviso prima che la flotta lasci il porto seguendo la barca del Santo. Le altre imbarcazioni, tutte adornate a festa e cariche di fedeli, si dispongono al seguito, e ad accrescere lo spettacolo c'è la barca con la banda, che intona inni religiosi e canti popolari.
C'è anche una regola non scritta che i termolesi rispettano: il 3 agosto nessuno fa il bagno a mare, per rispetto e omaggio o per semplice scaramanzia, perché secondo la storia marinara in quel giorno si rischia di annegare.
Corona d'alloro e sirene al largo
Per circa due ore la barca del santo guida la flottiglia dei pescherecci lungo il litorale termolese. L'itinerario si svolge tra la spiaggia di Rio Vivo e quella di Sant'Antonio, e il corteo raggiunge il tratto di mare antistante il lungomare nord, all'altezza del grattacielo, per poi fare rotta verso Rio Vivo. Sui due litorali della costa i fedeli rimasti a terra aspettano il passaggio del santo.
Una corona d'alloro viene deposta nelle acque dell'Adriatico in memoria dei pescatori e di tutti i marittimi che hanno perso la vita in mare, nel punto preciso in cui si dice sia stato ritrovato il sarcofago di marmo del santo, e alla benedizione segue l'assordante suono delle sirene di tutti i pescherecci contemporaneamente. È un gesto che ricorda i caduti del mare e insieme affida a San Basso il proprio lavoro. Poi la flottiglia rientra in porto.
Notte al mercato ittico
Rientrata in porto, la statua resta a bordo della barca fino a sera. Poi viene prelevata dall'imbarcazione e portata in processione per le strade del borgo medievale, e al termine trova sistemazione al mercato ittico, luogo scelto in onore dei pescatori, su un altare adornato a festa con drappi rossi e fiori. Lì sosta per l'intera notte, alla presenza di non pochi fedeli, e chiunque può andare a fare un saluto o una preghiera.
Poco dopo il sorgere del sole del giorno successivo, al termine di un rito religioso al mercato ittico, il simulacro torna in cattedrale trasportato sempre dai marinai. La sera del 4 agosto si celebra il pontificale, a cui fa seguito la processione più imponente e solenne, per le principali strade cittadine. A questo corteo, ogni cinque anni a partire dal 1929, viene portata a spalla anche l'urna contenente i resti mortali di San Basso. Verso mezzanotte uno spettacolo pirotecnico saluta il patrono, illuminando le spiagge di Rio Vivo e Sant'Antonio.
Un patrono senza biografia
Sulla figura storica di San Basso la documentazione è scarsissima. Gli unici elementi che consentono di sapere qualcosa sono le quattro iscrizioni ritrovate quando i resti mortali tornarono alla luce, e da esse, oltre al nudo nome, emergono con chiarezza solo due dati: che il patrono di Termoli era un Vescovo e un Martire. Sul suo conto nient'altro di certo, o almeno probabile.
Per sistemare il nuovo altare maggiore, il vescovo monsignor Tomaso Giannelli fece abbassare, il 31 dicembre del 1760, il piano del presbiterio, demolendo la volta della cosiddetta «grotticella di San Basso» e di quella adiacente, visibile soltanto attraverso una finestrella, dove furono rinvenute le prime due lapidi di marmo bianco. Il giorno seguente, 1º gennaio 1761, eliminato il piano del camerino in cui erano poste le epigrafi, si notò nell'ambiente sottostante un'urna anch'essa di marmo bianco, con una terza iscrizione incisa sulla parte superiore: dentro c'erano i resti mortali del santo, e con essi un quarto epitaffio, una tavoletta di creta. Le reliquie risultavano disperse da secoli. Erano state occultate nelle profondità dell'abside sinistra della cattedrale, e il perché lo spiegano le cronache: nel XIII secolo, a causa delle continue incursioni saracene, i termolesi vollero impedire che i resti del patrono cadessero in mano agli stranieri, proprio come avvenne, dopo il 1239, per i preziosi avanzi di San Timoteo, nascosti nella parte opposta. Il luogo era comunque noto, perché ne fecero menzione diversi vescovi nelle loro relazioni «ad limina» a partire dalla fine del Cinquecento.
Chi fosse davvero Basso, invece, resta discusso. Quasi tutti coloro che se ne sono interessati fino agli anni Settanta del secolo scorso ritengono che il patrono di Termoli sia stato il Vescovo di Nizza martirizzato nel 250 circa, così come voleva la tradizione popolare: una memoria che con ogni probabilità nasce da una notizia riportata al 5 dicembre dal «Martirologio romano», redatto negli anni Ottanta del XVI secolo. Fonti locali, ritenendolo invece fondatore della diocesi lucerina nel I secolo, credono che il presunto Vescovo Basso di Lucera sia stato martirizzato nell'anno 112, sepolto nella città dauna e da lì trafugato dai termolesi per rivalsa contro i lesinesi e i lucerini, che avevano asportato da Larino, subito dopo l'anno 840, i resti dei due martiri larinesi Primiano e Firmiano. Anche Cupra Marittima rivendica l'onore di possedere i resti del santo, come si legge in un documento del dicembre 1799 riportato dal benedettino padre Faustino Mostardi. Quella rivendicazione ha anche una leggenda, raccolta nel 1929 da monsignor D'Agostino dall'arciprete di Cupra don Emidio Lanciotti: una donna di Marano, moglie di un termolese, rivelò che nel sotterraneo della chiesa di un convento vicino a Marano era sepolto il corpo di San Basso, e le ossa furono trovate realmente nel luogo indicato. I termolesi, avvertiti dalla donna, navigarono di notte fino alle coste di Marano per trafugare le reliquie; i maranesi, avvertiti del pericolo, impedirono il furto ma decisero di donare alla donna l'avambraccio destro del santo. La reliquia fu condotta a Venezia, dove venne ricoperta d'oro e racchiusa in un'urna d'argento, ma l'orefice, d'accordo col Doge, sottrasse la vera reliquia e la sostituì con un avambraccio di legno di fico dorato: tornata a Termoli, la donna lo punse con uno spillo per accertarne l'autenticità, e dal pezzo di legno sprizzò sangue vivo. Tali dubbi non hanno mai ostacolato a Termoli la devozione, che risale a tempi immemorabili.
Accanto alla storia corre la leggenda, ed è quella che spiega il rito. Una tradizione vuole che l'imbarcazione con a bordo il corpo del santo sia giunta casualmente al largo di Termoli, e che la cassa contenente le spoglie sia stata recuperata dal mare in tempesta dai pescatori termolesi; un'altra versione racconta che il Vescovo di Nizza, martirizzato, fu gettato in mare dai Normanni e trasportato dalla corrente fino a Termoli, dove i pescatori lo ritrovarono nel mese di dicembre. In una cittadina la cui economia si basava sostanzialmente sulla pesca non stupisce che si sia ricorsi a una leggenda dal valore propiziatorio, per la protezione dai pericoli del mare e per la buona riuscita del pescato.
Del culto restano tracce antiche. La statua in pietra scolpita sul portale della cattedrale, la cui costruzione nella forma presente è da fissare tra il XII e il XIII secolo, e la scultura lignea quattrocentesca, oggi esposta in un apposito contenitore all'interno della cattedrale, raffigurano entrambe San Basso con le insegne episcopali. La testimonianza scritta più antica sul culto è invece del 21 febbraio 1577, narrata dal domenicano Serafino Razzi, chiamato a Termoli per tenervi un ciclo di sermoni quaresimali. Con la somma di 5.000 ducati lasciati dal vescovo monsignor Salvatore de Aloysio, morto nel 1729, venne acquistata anche una statua d'argento di San Basso, scomparsa ormai da lungo tempo, che custodiva all'altezza del petto una reliquia del santo.
Quando si andava a vela
La processione a mare non ha sempre avuto i motopescherecci. Peppino Mammarella, responsabile dell'archivio diocesano Termoli-Larino, nel suo lavoro sul patrono del 2011 indica una traccia che consente di fissarne la probabile origine tra gli anni Settanta e Ottanta dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, quando «alla solita processione che si fa nel giorno del Protettore, se ne volle aggiungere una seconda nella vigilia».
Il sorteggio, organizzato dal comitato festa e dall'arciprete della Cattedrale, avveniva di solito in un locale pubblico o su un balcone di una via centrale. Designata la barca, che era di solito una paranza, cominciava subito l'allestimento per ricevere a bordo santo, clero, autorità civili e militari e gli stretti famigliari del padrone dell'imbarcazione. Il baldacchino sotto cui si poneva la statua era spesso realizzato poveramente, rivestito di teli e coperte colorate del corredo delle donne di casa; tolta la vela, i pennoni venivano adornati di gran pavese fatto spesso di sole bandierine tricolori. Si svuotava l'interno della barca delle reti e di ogni attrezzo non occorrente alla navigazione, restavano a bordo i remi e le ancore, e si eliminava anche il timone, perché il governo del natante era affidato al traino di una o due altre paranze, una delle quali formava di solito la coppia nel lavoro quotidiano.
Teatro della partenza e dell'arrivo era la Marina di Sant'Antonio, nel tratto tra il Panfilo e il Lido Anna, e lì la mattina del 3 agosto arrivava dal borgo vecchio la piccola processione per imbarcare il simulacro, vestito nei giorni precedenti con piviale, mitra e bastone pastorale. Completato il carico si adoperava la forza umana per il varo e la spinta in acqua, mentre a corona le altre paranze e i battelli, già in acqua e anch'essi adornati di gran pavese, imbarcavano i gitanti e si apprestavano a prendere il largo. Tra gridi di gioia, canti, preghiere, suoni della banda e un assaggio di fuochi artificiali, il variopinto corteo si snodava nel mare di fronte alla città, per una durata inevitabilmente più breve di quella attuale, a causa della più lenta propulsione velica; in caso di bonaccia era inevitabile ricorrere ai remi.
Mentre la barca del santo veniva ancorata al largo, sotto le mura del borgo, le altre imbarcazioni ammainavano le vele, facevano scendere gli ospiti e, a seconda della previsione meteorologica, restavano ormeggiate a riva oppure venivano alate sulla spiaggia. A bordo di non poche di esse, come sulla barca del santo, si allestiva il pranzo della festa, consumato per lo più dai pescatori e dalle loro famiglie con qualche amico invitato: durante la sosta, cui partecipavano anche alcuni sacerdoti, al pranzo si alternavano rosari e preghiere per invocare buona salute per l'equipaggio e per i famigliari, oltre che copiose pescate.
Nel tardo pomeriggio si scioglievano gli ormeggi e ci si avvicinava alla riva. Poco più tardi la statua veniva sollevata e sbarcata dai marinai con le gambe dei pantaloni tirate su fino alle cosce, e consegnata a terra ad altri già vestiti di una tunica bianca con la foto del santo cucita sul petto e una fascia rossa con frangia dorata legata in vita. Partiva così, preceduta da banda e autorità religiose, civili e militari, la prima delle due processioni lungo le vie cittadine. Prima della costruzione della salita del Panfilo il corteo risaliva via Cristoforo Colombo, percorreva un breve tratto di via Roma e arrivava sul piazzale di Sant'Antonio, dove la statua veniva collocata sotto le arcate dell'ex convento per la sosta notturna. Dopo il 1942 l'itinerario partiva dalla spiaggia per la salita e via Mario Milano, piazza Garibaldi, corso Umberto I e corso Nazionale fino a piazza Regina Elena, dove nel 1954 è stata eretta la colonna con la Madonnina: lì un altare addobbato accoglieva il santo, vegliato tutta la notte. L'indomani, al sorgere del sole, messa officiata dal vescovo e rientro in cattedrale, così come oggi avviene al porto.
Come arrivare alla festa
Partecipare alla festa di San Basso a Termoli è davvero semplice. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Termoli si trova a 500 metri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, il casello di Termoli dista 5,1 chilometri, cioè 7 minuti di strada.
Da vedere qui intorno
Nello stesso mese, qui intorno, si tengono anche queste.
- Misteri a Campobasso — giugno
- Sant'Adamo a Guglionesi — giugno
- Sant'Antonio di Padova a Santa Croce di Magliano — giugno