San Biagio a Cardito e i tortanetti a forma di collare 2027
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: casertanews.it, letta il 20/09/2026.
La festa di San Biagio si celebra il 3 febbraio a Cardito, in provincia di Napoli, in Campania: il santo è il patrono del paese e il protettore della gola. Quel giorno si mangia il pane benedetto e ci si fa benedire la gola con l'olio, in chiesa e nelle vie, mentre per le strade si vendono i tortanetti, torroni bianchi di forma circolare che imitano il collare del Santo. La parrocchia che ospita la festa è santuario dal 2006.
Il bambino e la lisca di pesce
Tutta la devozione carditese poggia su un racconto minuscolo e domestico. La tradizione ricorda il miracolo del bambino salvato dal soffocamento di una lisca di pesce grazie all'intercessione del Santo e alla mollica di pane: da lì viene il patronato di San Biagio sulla gola, e da lì viene tutto il resto.
Il rito che ne discende si ripete ogni 3 febbraio. Quel giorno si usa mangiare del pane benedetto e farsi benedire la gola, e a Cardito la commemorazione avviene con l'olio benedetto — non soltanto in chiesa, ma anche nelle vie.
Il paese, per l'occasione, si apre. Il piccolo comune a nord di Napoli si mobilita nei giorni della festa aprendo strade e piazze ai numerosi fedeli provenienti da tutta la regione per venerare il protettore della gola, con la processione che si snoda lungo le strade della cittadina e il motoraduno che porta l'icona del patrono in pellegrinaggio fra Cardito, Caivano e Frattamaggiore.
Torroni bianchi che imitano un collare
Il dolce della festa non è un dolce qualsiasi: è un oggetto che racconta il santo. Si vendono i tortanetti di San Biagio, veri e propri torroni bianchi di forma circolare, e la forma è proprio per simboleggiare il collare del Santo.
La ricetta è essenziale. Sono fatti solo con ingredienti naturali — un torrone bianco e friabile, di forma circolare, con il ripieno di mandorle e ricoperto di ostia bianca: un dolce semplice fatto di materie prime d'eccezione, gesti antichi e mani sapienti.
E hanno una funzione sociale precisa. Il tipico dolce della festa patronale da anni è sempre presente nelle case carditesi, e tradizionalmente viene regalato ad amici e conoscenti di altre località. Dalla stessa «mollica salvifica» del miracolo, nel 2014, la famiglia Castaldo ha ricavato un prodotto d'alta pasticceria.
Una cappella davanti al castello
La chiesa che ospita tutto questo ha una storia documentata dal 1308. Le prime notizie sulla parrocchia di Sancte Blasii si trovano in un «collettario» risalente al 1308, oggi conservato presso gli Archivi Vaticani, dove è registrato il pagamento che il curato effettuava alla Santa Sede e la localizzazione «In Atellano Diocesis Aversane».
Prima della parrocchia, però, c'era altro. Lo storico Giustiniani, nel suo «Dizionario geografico ragionato» — il cui tomo III esce a Napoli nel 1797 — parlando di Cardito accenna all'esistenza di una «cappella» di fronte al castello, e quindi preesistente alla parrocchia.
Il salto avviene con un feudatario e un imperatore. Nel 1533 Cardito, Mugnano e il castello di Monteforte divengono, per sovrana concessione dell'imperatore Carlo V, feudi di Sigismondo Loffredo, che insediatosi a Cardito fece costruire la parrocchia di San Biagio proprio di fronte al castello — l'edificio oggi detto Palazzo Mastrilli, sede di uffici comunali. La chiesa venne istituita giuridicamente nel 1561 e intitolata al santo perché la devozione era già fiorente fra la popolazione.
Marmi arrivati da Napoli
L'interno è un trasloco d'arte. I marmi utilizzati per gli altari risalgono al Seicento e al Settecento e furono prelevati dalla chiesa di San Luigi dei Francesi a Napoli, anch'essa di proprietà dei Loffredo, e trasportati fino a Cardito insieme alle pile dell'acqua santa in marmi policromi.
Da Napoli arrivarono anche le tele, prevalentemente mariane. C'è la Madonna del Rosario, alla sinistra dell'altare maggiore, attribuita al celebre artista napoletano Luca Giordano, e c'è la tela che rappresenta il mistero di San Biagio, posta sull'altare maggiore: né datata, né firmata.
Fuori, la facciata pone un piccolo enigma. Si ergono quattro statue marmoree di epoca angioina, alte circa tre metri, che rappresentano da sinistra a destra la Fede, la Speranza, la Carità — e nella quarta qualcuno vede le Buone Opere, qualcun altro vede invece la Penitenza. Sulle campane, l'effigie di San Biagio su una e sull'altra la Madonna del Buon Consiglio, che della parrocchia è con-patrona.
Dalla parrocchia al santuario
Il riconoscimento più recente porta la data della festa stessa. La parrocchia è stata eretta a Santuario il 3 febbraio 2006, in occasione della festività di San Biagio, con decreto del vescovo Mario Milano.
La ragione dichiarata non è architettonica ma di popolo: la grande devozione dimostrata nei confronti del santo patrono non solo dai carditesi, ma da molte comunità, spesso anche lontane, e da un numero sempre crescente di fedeli.
Dentro il santuario sono conservate le reliquie del santo vescovo e martire, venerato dalla tradizione cristiana per il coraggio e la fede durante le persecuzioni dell'Impero romano. È il punto in cui la comunità si riunisce per le festività, e dove i fedeli si recano per chiedere intercessione e protezione.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Cardito per la festa chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Frattamaggiore-Grumo, a 3,1 chilometri da Cardito, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Acerra - Afragola ha davanti un percorso di 2,3 chilometri, tre minuti di guida.
Che altro succede in provincia di Napoli
Altre feste di febbraio nella stessa zona.
- San Biagio a Mugnano di Napoli — febbraio
- San Biagio a Palma Campania — febbraio
- San Castrese a Marano di Napoli — febbraio