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San Biagio a Dolianova 2027 - Is pirichitteddus e la benedizione della gola con due candele

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Periodo
3 febbraio e l'ultima domenica di agosto
Dove Corso Repubblica, San Martino in Pensilis

Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.

Fonte: comune.dolianova.su.it, letta il 20/09/2026.

La festa di San Biagio si celebra a Dolianova, in provincia di Cagliari, in Sardegna, due volte l'anno: il 3 febbraio e l'ultima domenica di agosto. Il santo che protegge la gola si festeggia dunque due volte, e in entrambe si torna a casa con un dolcetto in tasca: is pirichitteddus de Santu Brai, piccoli parallelepipedi irregolari, non più lunghi di due centimetri.

Due feste per un compatrono

I festeggiamenti dedicati a San Biagio si svolgono il 3 febbraio e l'ultima domenica di agosto. Quella invernale dura tre giorni ed è una festa più intima e raccolta rispetto a quella solenne di agosto, «Sa festa manna de Santu Brai», che richiama centinaia di fedeli; in paese la ricorrenza di febbraio è chiamata «Sa Festa de Santu Brai de Friaxiu».

Il doppio patronato ha una ragione storica. Dolianova nacque nel 1905 dalla fusione di due antichi villaggi, Sicci San Biagio e San Pantaleo, i suoi due patroni, e come testimonianza dei due precedenti comuni mantiene ancora oggi entrambi, ciascuno con la sua festa. A organizzare la festa di San Biagio sono la parrocchia con la «Societas Sicci Sancti Blasi», associazione di fedeli, insieme alla Pro Loco, all'associazione «Is Axrolas» e a Dolia.com, in collaborazione con il Comune.

La lisca di pesce e le due candele incrociate

San Biagio era vescovo di Sebaste, in Armenia, martirizzato nel 316 d.C.: fu torturato con pettini di ferro e poi decapitato per il suo rifiuto di rinnegare la fede cristiana, e la sua morte è collocata in Anatolia. È considerato il protettore dei malati alla gola, e la ragione sta in un racconto: la leggenda narra che, mentre veniva portato al martirio, salvò un giovane a cui si era conficcata una lisca di pesce nella gola.

Da lì viene il gesto che chiude la celebrazione in suo onore: la «benedizione della gola», attraverso l'avvicinamento al collo dei fedeli di due candele incrociate. Non sono candele qualsiasi: sono quelle consacrate il giorno precedente, in occasione della festa della Candelora del 2 febbraio. Il culto del santo, a Dolianova, è antico: fu introdotto dai Bizantini nel VI secolo.

Is pirichitteddus, due centimetri di pasta

Insieme alla benedizione arriva la distribuzione dei pirichitteddus, tipici dolcetti che si dice proteggano dal mal di gola: una volta benedetti, avrebbero il potere di preservare da ogni male, specialmente dalle affezioni all'apparato respiratorio. Gli intenditori li preparavano con farina azzima e insipida, al fine di una migliore conservazione. Secondo la tradizione i fedeli li ricevono nella chiesa di San Biagio a Dolianova e, a Cagliari, in quella di San Domenico, nel quartiere di Villanova, accompagnati in passato da folle festanti di bimbi e ragazzi.

Prepararli è un rituale a sé. Ogni anno, a pochi giorni dalla Candelora, un gruppo di una ventina di amiche si riunisce in un panificio di Sicci e con mani sapienti lavora la pasta de «is pirichitteddus de Santu Brai». La tradizione ha origine circa cinquant'anni fa e nacque nel panificio di tziu Ambrosinu Loddo, al centro del paese; da oltre trent'anni è continuata nell'attuale panificio per volontà della proprietaria, che l'aveva voluta portare avanti come ex voto al Santo, e oggi, dopo la sua scomparsa, è la figlia a mettere a disposizione macchine e mezzi per impastare, infornare e, dopo due giorni, imbustare le migliaia e migliaia di pirichittus che vengono donati alla popolazione durante la festa.

La Candelora, Sa Priorissa e il fogadoni

La festa di febbraio comincia il giorno prima. La sera del 2 febbraio si celebra la cerimonia che vede protagoniste «Sa Priorissa» e le due «Priorisseddas», e nel pomeriggio, dalla chiesa di San Biagio, dopo la benedizione dei ceri, parte la processione con il simulacro della Madonna della Candelora lungo le vie Vittorio Veneto e Soleminis. Al ritorno si celebra la messa solenne, e la benedizione del falò — il cosiddetto «fogadoni» — chiude la Candelora, nella piazza della Chiesa, e dà il via ai festeggiamenti per il patrono.

La Candelora, a Dolianova, è anche un momento d'incontro delle prioresse dell'anno in corso e degli anni passati, che arrivano da tutti i paesi del Parteolla. Il giorno dedicato a San Biagio ha come momento principale la celebrazione eucaristica, preceduta da una processione a cui partecipano Sa Priora e Is Priorisseddas di San Biagio, di San Pantaleo — anche quelle dell'anno precedente — di Serdiana e di Soleminis.

Sa Scera, la vestizione e il cocchio nuovo

Il calendario dei riti ha nomi propri: c'è il rito de «Sa Scera», con l'ingresso dei nuovi obrieri e la vestizione del Santo, e il rito della consegna della bandiera, seguito dalla processione con l'accensione del falò presso località Santa Lucia. La processione solenne attraversa poi il paese lungo via Vittorio Veneto, via Soleminis, via Santa Lucia, via Montello, via Sardegna, via Chiesa, via Foscolo, via Gramsci, via Diaz, via Roma e corso Repubblica, prima di rientrare in parrocchia, accompagnata dai gruppi folk di Dolianova, Samassi, Settimo San Pietro e Maracalagonis, dai cavalieri, dalla banda del Circolo Musicale Parteollese, dai suonatori di launeddas e dai goccius, i versi dialettali in lingua sarda che raccontano i momenti topici della vita del santo.

A trasportare il simulacro c'è un cocchio nato da un anno di lavoro e da undici artigiani e volontari del paese, su un'idea venuta dagli anziani. La base è un antico carro a buoi di fine Ottocento, acquistato a Domus de Maria e identico a quello utilizzato per trasportare Sant'Efisio da Cagliari a Nora; a restaurarlo sono stati fabbri e falegnami di Dolianova. I colori richiamano quelli presenti all'interno della chiesa parrocchiale, lo stile è neoclassico con alcuni richiami barocchi, e i fregi realizzati da Daniele Perra raffigurano la mitria, il pastorale e la palma, oltre al pettine, simbolo del martirio di San Biagio.

La chiesa di Sicci e il primo orologio del paese

La chiesa di San Biagio, situata nell'antico borgo di Sicci, oggi parte integrante di Dolianova, vanta una storia secolare. L'antico borgo iniziò a edificarla in onore del santo nel XVI secolo, in stile tardo-gotico, e la fabbrica ebbe presto bisogno di cure: già nel 1597 necessitava di interventi significativi e, tra il XVI e il XVII secolo, fu ricostruita, mantenendo una navata centrale affiancata da cappelle laterali e una copertura lignea. La facciata, riedificata nel 1782, conserva elementi originari come il rosone, la rosetta, i capitelli e la croce, e nel tardo Ottocento fu aggiunto il campanile, dotato del primo orologio pubblico del paese.

Attorno ce ne sono altre, e una serve proprio alla festa: Santa Lucia, una piccola chiesetta in cui i cappellani di San Biagio battezzano le palme, o da cui prendono le candele per le processioni.

Come arrivare alla festa

Farsi avvolgere dalle atmosfere della festa di San Biagio, a Dolianova, è alla portata di tutti. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Dolianova è a 700 metri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Sestu: da lì bastano 13 minuti di guida (14 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.

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